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    Festival jazz di Roccella Jonica – Concorso “Ten Years after”, vince Fabio Orlando

    E’ stato un bellissimo scatto al sassofonista americano Roscoe Mitchell a permettere a Fabio Orlando la vittoria al concorso “Ten Years after”, indetto dal festival jazz di Roccella Jonica, avvalendosi della prestigiosa esperienza in qualità di presidenti di giuria dei fotografi internazionali Roberto Masotti e Silvia Lelli. Orlando, nome ormai affermato nel circuito degli addetti ai lavori, (ottimi piazzamenti in referendum di settore indetti da riviste specializzate), prosegue con questa affermazione nel cammino illuminato dal magnifico piazzamento al prestigioso Jazz World Photo Award, parte integrante del festival jazz di Trutnov, in Cecoslovacchia, dopo una rigida selezione proveniente da tutto il mondo. “Una vittoria che mi inorgoglisce- sottolinea il fotografo melitese- arrivata con uno scatto di questa estate al mitico sassofonista chicagoano. Per me si tratta di un atto d’amore e riconoscenza, nei confronti del festival che per primo mi ha fatto vedere da vicino alcuni dei miei eroi. Il jazz è una musica che unisce e socializza, permettendo di conoscere persone che hanno compiuto il medesimo percorso mentale, in cui passione e professionalità sono equamente rappresentati.

    Cosa rende perfetto uno scatto in jazz?

    Il jazz è secondo me il genere che fornisce i personaggi più particolari per stravaganza ed estro. Poi ci sono i colori che gli vengono naturalmente assegnati come il bianco e il nero, ovvero il formato adottato dai grandi Maestri del passato. Ho notato che i risultati dei miei scatti sono direttamente proporzionali alla musica che viene eseguita. Se è stato un bel concerto, ci saranno quasi certamente delle belle foto e viceversa. Lo scatto vincente restituisce tutta l’umanità d una delle icone del free jazz in una posa del tutto spontanea e naturale.

    Qual è il tuo approccio invece, hai già la fotografia in mente oppure attendi fino a quando non succede qualcosa?

    Durante i concerti osservo chi e cosa succede in scena. Preferisco aspettare e muovermi, trovando un’angolazione con luci laterali o di taglio, qualcosa che renda il tutto più suggestivo. Odio lo scatto banale, quello tipo cartolina. Molti credono che fotografando mi distraggo, ma in realtà non è così. Attraverso la mia Nikon sono molto concentrato e vedo cose probabilmente invise agli spettatori.

    Quali sono stati i tuoi Maestri quante foto avrai scattato in vita tua?

    Ammiro molto Guy Le Querrec, un francese noto per i suoi reportagès, ci ha onorato di una visita in Calabria, proprio qui a Roccella. Venne con il sassofonista Louis Sclavis, per cui ha firmato molte delle copertine dei suoi album copertine, poi c’è il fotografo jazz “cult” per eccellenza, ovvero William Claxton, che amo anche per il debole che nutro per Chet Baker. Nei miei archivi avrò circa 70.000 foto partendo dal primo concerto serio: fui “battezzato” dal mitico Jaco Pastorius a Reggio Calabria. Credo fosse il 1987.

    E fra i contemporanei invece chi ha il tuo gradimento?

    Francesco Truono che io considero un grande fotografo, forse particolare nei modi di fare: anche lui mi ha dato degli ottimi consigli. Quando è venuto a Roccella e per un festival intero ho scattato al suo fianco, guardando cosa faceva lui. Sono stato onoratissimo in questi giorni di aver fatto la conoscenza di Roberto Masotti e Silvia Lelli, di cui conoscevo già il loro incredibile curriculum professionale da Keith Jarrett e L’Ecm a Riccardo Muti e il teatro Alla Scala. Mi hanno colpito anche per la loro umiltà. La virtù di chi grande lo è per davvero.

    Anche tu hai sofferto il passaggio dalla pellicola al digitale?

    Certamente, al punto che per tre anni ho smesso totalmente di fotografare. Poi ho comprato una delle ultime Nikon e ripreso a poco a poco. La qualità era accettabile, ma non all’altezza della pellicola che rappresentava un mondo a parte, affinando la tecnica ho messo da parte l’interesse per l’attrezzatura e, dotato di tutto l’occorrente, ho capito che dovevo concentrarmi solo sulla foto, sul risultato finale, sullo scatto. Neanche tutto sommato quello che conta è il risultato, non la marca o la tecnologia utilizzata. Quella rimane nella borsa e non arriva agli occhi di chi guarda le mie foto.

    Per approfondire i temi www.roccellajazz.net; www.orlandofabio.com

    Vittorio Pio

    Roscoe Mitchell 2015