di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – E lo spettacolo torna in grande spolvero al PalaCalafiore con il Kolossal “I Promessi Sposi”. Il promoter Ruggero Pegna con la Show Net può scrivere sul suo quaderno artistico un altro successo registrato ieri sera (e si replica oggi e domani), con un evento che rivisita una delle opere più belle di Manzoni. I Promessi Sposi è un musical con un profilo tecnico-organizzativo di grandissimo livello, la regia di Michele Guardì, la musica di Pippo Flora, le coreografie di Luciano Cannito, il pianoforte e la consulenza nell’Editing Musicale di Sergio Cammariere e, ad impreziosire la scena, le creazioni dell’orafo calabrese Gerardo Sacco. I numeri di spettatori accorsi al debutto non smentiscono il buon lavoro di un cast in cui brillano specialisti quali lo straordinario Giò di Tonno (Don Rodrigo), Vittorio Matteucci (l’Innominato), Christian Gravina (fra Cristoforo e cardinale Borromeo), Lorenzo Praticò (il Griso), Noemi Smorra (Lucia) e Graziano Galatone (Renzo), che per due ore hanno travolto il pubblico del palasport. Una partitura da opera moderna e una scenografia imponente, monumentale, ancora una volta, sono il contenitore per una storia immortale e tutta nostra, dove i personaggi tratteggiati dal regista Guardì sono certamente iconici, ma anche molto umani. “Comincia qui la storia mia con te”, canta Renzo interpretato dal bravo Graziano Galatone che inizia a “pennellare” un bellissimo quadro vivente. La verosimiglianza dei personaggi, così curati anche nelle controscene, è amplificata dalla professionalità e dal talento del cast che, a fine serata, è acclamato dal pubblico soprattutto dai tanti bambini presenti nel parterre. Sul palco insieme ai protagonisti, uno straordinario corpo di ballo di 20 danzatori che realizzano le coreografie di Luciano Cannito, neoclassiche, pulite, con prese, sollevamenti, voli, nella migliore tradizione musicale italiana. Tutto è curato nei minimi particolari: dalle stoffe dei costumi di Alessandro Lai ai gioielli del maestro orafo Sacco. Ma quello che sorprende sono i celati 8 carri mobili che danno fluidità alle scene che si aprono, si chiudono, avvolgono e separano. Lo spettatore trova sì la modernità dell’opera rivisitata dove primeggia un’accurata tecnologia ma mantiene la fedeltà al testo manzoniano e la ricostruzione storica, dall’assalto ai forni alla tragica calata dei Lanzichenecchi. Ad emergere per 150 minuti circa, non è tanto la storia d’amore di Renzo e Lucia, quanto la fede, l’afflato religioso, l’abbandono totale alla divina provvidenza. I personaggi si incontrano, si allontanano, si intrecciano e comunicano con gli altri artisti coinvolgendo il pubblico e caricando l’apertura artistica di un ritmo già alto. Al palasport si alternano momenti di silenzio religioso a momenti caratterizzati da intensi applausi come quando si celebra la dignità degli affetti umani. Ma è nel finale che il PalaCalfiore diventa da sotto il palco, un parterre di luci: tutti alzano il proprio cellulare, macchine fotografiche, ipad per immortalare una conclusione inaspettata e carica di pathos. Sotto la pioggia salvifica, vera e scrosciante sul palco, tra le note del “Padre Nostro”, cantato da tutti i protagonisti schierati nella preghiera e nella purificazione, si conclude uno dei musical più belli che oltre a divertire, è riuscito a farci sognare.












