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    Regione, Romeo apre la fase due: ”La Calabria ha bisogno di ricostruirsi”

    di Stefano Perri – Con l’insediamento ufficiale della nuova Giunta e l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio, sotto il sole di agosto, la maggioranza targata Oliverio prova a muovere i primi passi di quella che da più parti è stata definita come la ”fase due”. Consiglieri e Assessori hanno attivato un percorso di dialogo che punta a ricostruire il gap di rappresentanza determinato dalla nomina di un esecutivo di soli esterni. Ma la fase appena conclusa potrebbe lasciare qualche strascico per il futuro della maggioranza regionale, soprattutto nel delicato rapporto con gli organismi regionali del Pd. Anello di congiunzione di questa difficile interlocuzione è il capogruppo dei democratici in Consiglio Regionale Sebi Romeo.
    Negli ultimi mesi, ed ancor più nelle ultime settimane, impegnato a fianco al Governatore a serrare le fila in Consiglio e ricostruire la credibilità di una classe politica fortemente minata dal terremoto Rimborsopoli. Con lui abbiamo provato a ricostruire l’attuale fase politica con un occhio puntato verso ciò che avverrà nei prossimi mesi.

    Il ciclone Rimborsopoli si è abbattuto sulla Regione. Al di là delle responsabilità penali dei singoli secondo te è necessario un intervento di natura politica? Le forze politiche possono autoregolamentarsi oppure è necessario che lo faccia la regione lasciando meno discrezionalità ?

    L’inchiesta “Erga Omnes” riguarda la passata legislatura nella quale vigeva, sino al 2013, un altro quadro normativo di riferimento. Gia’ oggi la nuova legge prevede una discrezionalità minima e gli stessi fondi sono stati radicalmente ridotti, tuttavia condivido l’iniziativa di Oliverio che sarà discussa in commissione ed in consiglio e porterà ad una ulteriore riforma che punti a “zero sprechi” e servizi efficienti per il funzionamento dei gruppi consiliari. Quanto alle forze politiche, come Partito Democratico ci siamo dati un regolamento molto rigido e come gruppo, ad inizio legislatura, abbiamo approvato un disciplinare considerato un modello in Italia, tanto da essere diventato patrimonio di altri gruppi consiliari del Paese. Il rigore nell’utilizzo dei fondi pubblici è un metodo imprescindibile. Detto questo, la politica e la democrazia non possono essere considerati solo come un costo, ma una opportunità da esercitare nell’esclusivo interesse del bene comune.

    In molti hanno sostenuto che la nuova Giunta, tutta di esterni, sia una bocciatura della politica. Tu che sei capogruppo del primo partito della regione ti senti bocciato dalle scelte di Oliverio? Secondo te come si recupera l’eventuale gap di rappresentanza che potrebbe insorgere tra il consiglio e degli assessori non eletti dal popolo?

    La fase storico-politica in cui è immersa oggi la Calabria necessita di scelte radicali e di totale rinnovamento. Proprio per questo Oliverio, una volta modificato lo Statuto uniformandolo ai modelli del resto d’Europa, ha costruito una giunta nella quale vi sono competenze specifiche per ogni ambito ed una forte presenza femminile. Si è trattato di scelte che sintetizzano proprio una delle più importanti essenze della politica, altro che mortificazione. Avere deciso di arricchire l’esecutivo, contaminandolo con alcune delle migliori energie della società, non può che rafforzare le istituzioni democratiche. Il consiglio ha il compito di legiferare e controllare, svolgendo un’azione di rappresentanza, ed i consiglieri saranno, appunto, i pontieri tra il territorio e l’esecutivo. Il fatto che la giunta sia presieduta da Oliverio renderà, poi, la politica assoluta protagonista di questa legislatura.

    In questi mesi il dibattito politico si è soffermato soprattuto su questioni di palazzo. Prima la precedente Giunta, poi le modifiche allo statuto, poi Rimborsopoli ed infine la nuova Giunta. Adesso tutte le carte sono in regola per cominciare ad occuparsi della Calabria e dei calabresi. Secondo te qual è l’emergenza primaria? quali devono essere secondo te gli obiettivi per i prossimi mesi ?

    Intanto in questi mesi è stato fatto un lavoro di ricognizione molto complesso e assolutamente necessario, la Regione che abbiamo ereditato aveva una serie di criticità da affrontare in maniera corretta e coerente, soprattuto conoscendone a fondo tutti gli aspetti. Mi permetto di ricordare che abbiamo commissariato alcuni enti strumentali, recuperato ingenti risorse comunitarie, definito il percorso di stabilizzazione dei precari, razionalizzato i dipartimenti, dimezzato gli stipendi dei manager, riformato lo Statuto, per citare solo alcuni provvedimenti.
    Adesso possiamo, grazie alla programmazione già in cantiere, aggredire i temi del lavoro, del reddito, dell’agricoltura, del turismo e della cultura. La Calabria ha bisogno di ricostruirsi passando per quelle che sono le sue vocazioni naturali, i nostri giovani devono diventare sempre più professionisti negli ambiti di sviluppo richiesti dal territorio. Più di ogni altra cosa la nostra regione ha bisogno di conciliare le esigenze del lavoro con le esigenze dello sviluppo territoriale, sincronizzare quelli che oggi sono due punti di debolezza e renderli punti di forza assoluti.

    Un banco di prova interessante è stata la vicenda Lsu – Lpu. Li la politica, i sindacati, i lavoratori, sono riusciti a fare squadra ottenendo il risultato. Ma c’è forse bisogno di chiedere una maggiore attenzione da parte del governo nei confronti della Calabria.

    La triangolazione tra Regione, Partito Democratico e Governo ha funzionato bene grazie al continuo confronto con le forze sociali. Io penso che la nuova classe dirigente debba sfidare il Governo a suon di progetti e idee. Non più, dunque, una Calabria “col cappello in mano”, ma una Regione che abbia le carte in regola per pretendere soluzioni ed impegni da parte dello Stato.

    I dati Svimez dicono che la Calabria continua a retrocedere, ma meno rispetto alle altre regioni del sud. Cosa significa? I dati più preoccupanti rimangono quelli dell’occupazione ed in particolare di quella femminile. Come se ne esce ?

    Assisto in queste ore a manifestazioni di stupore, ma la Svimez fotografa una realtà nota a tutti ed ormai consolidata. Le cause affondano le radici nella storia del nostro Paese e nel modello di sviluppo duale del capitalismo nazionale. Sono convinto che, innanzitutto, il Sud abbia bisogno di due svolte fondamentali: la fine di una certa cultura della recriminazione costante ed un nuovo ciclo di politiche pubbliche.
    L’assistenzialismo ha prodotto profonde lacune culturali e sociali, diventando alibi per governi distratti. Deve essere compito e responsabilità di tutti noi, ognuno per il proprio ruolo, venire fuori da queste sabbie mobili e costruire un sud diverso, fuori dalle logiche dell’individualismo, del clientelismo, del disfattismo e della rassegnazione.
    Le grandi aziende pubbliche (Poste Italiane, Rfi, Trenitalia, Eni, etc.) negli ultimi 10 anni hanno investito il 70% delle risorse nel centro/nord del Paese, uno Stato che vuole fare crescere un territorio come il nostro deve invertire questo impiego strabico delle risorse. Anche le banche ed il sistema creditizio ed assicurativo necessitano di interventi, al sud alcuni prodotti diventano economicamente inaccessibili rispetto al nord, così come spesso i servizi.
    Condivido Roberto Speranza quando in una interpellanza, presentata insieme a Gianni Cuperlo nelle scorse ore, chiede al Presidente del Consiglio una maggiore attenzione complessiva al problema dello sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno come componente centrale della strategia per la ripresa complessiva del Paese e di rivedere la scelta di non avvalersi di un Ministero per la Coesione Territoriale che potrebbe coordinare più efficacemente l’impiego delle risorse europee e nazionali. Una superficialità che non possiamo permetterci, serve una maggiore progettualità da parte del Governo. Diventa necessario inserire le idee e i progetti dentro una strategia nazionale di sviluppo sostenibile, da affiancare ad un nuovo protagonismo intellettuale che riparta da una considerazione: l’Italia non cresce se non cresce il Mezzogiorno. Le aziende pubbliche devono garantire l’efficienza sociale dei servizi e bisogna creare le condizioni per attirare investimenti utili affinché anche le iniziative private possano divenire ulteriore fucina di lavoro, professionalità e stimolo economico.

    Parliamo di politica. Il rinvio dell’assemblea regionale del Pd ha provocato una serie di malumori. C’è un problema di democrazia interna? O siamo di fronte ai mal di pancia di chi chiedeva più considerazione e non è stato accontentato ?

    Il Partito Democratico calabrese ha fatto passare le sue scelte fondamentali attraverso le primarie, strumento di massima espressione democratica. Ricordo che non in tutte le regioni i cittadini hanno avuto l’opportunità di esprimersi in tal senso e che, lo dico senza alcun intento polemico, non tutti in Calabria erano per questo percorso. Ricordi il famoso “Papa Straniero?
    Adesso, superata in maniera brillantela fase elettorale e ridefinito il quadro in Regione, occorre costruire gli organismi regionali attraverso una discussione di merito sulle questioni che i territori vivono, con una impostazione unitaria e grande capacità di sintesi. Vorrei ricordare, inoltre, che abbiamo circoli molto attivi dai quali prendere esempio e che difronte a richieste di spazi democratici, per quanto mi riguarda, bisogna aprirsi ed andare sino in fondo. Ovviamente, se parliamo di esigenze collettive…

    L’elezione del presidente del Consiglio ti ha visto protagonista di un intenso lavoro. Soddisfatto?

    Assolutamente. L’elezione di Nicola Irto completa una svolta fatta di totale rinnovamento. Avere un presidente del Consiglio eletto con 23 voti segna una fase di allargamento della maggioranza consiliare, stabilizza la legislatura ed apre un periodo fecondo. Io ho lavorato, assieme ad Oliverio e Magorno, affinché vi fosse un segnale forte e c’e stato. Poi il fatto che un reggino sia presidente del Consiglio rappresenta per me una grande soddisfazione, un risultato importante per un gruppo dirigente lungimirante e coeso.

    Qualche critica da Catanzaro…
    Tutti i territori saranno rappresentati una volta definite le commissioni mancanti e attribuite le deleghe, tutti i colleghi e tutte le sensibilità saranno coinvolte. Penso ad una sola Calabria, le polemiche campanilistiche hanno fatto già abbastanza danni…