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    Andrea Cuzzocrea

    Reggio, Cuzzocrea (Confindustria): “Dattola ineleggibile alla Camera di Commercio”

    Presidente Cuzzocrea, sulla Camera di commercio c’è chi ostenta sicurezza. Verrà “denunciato” per procurato allarme?

    La sua provocazione è come sempre acuta e la raccolgo con piacere. Nessun procurato allarme, parlano i fatti e le sentenze. La Camera di Commercio aveva un presidente che è stato eletto ma che non poteva candidarsi. La legge parla chiaro, Lucio Dattola non aveva i requisiti di eleggibilità per il quarto mandato. Addirittura il TAR, senza che fosse richiesto, ha messo in discussione il terzo mandato per un meccanismo di successione di leggi nel tempo. Non mi sembra che ci sia molto su cui discutere.

    Una questione di principio?

    Una questione di legalità, innanzitutto. Ma anche una questione di sostanza. Confindustria si era smarcata prima delle elezioni chiedendo in maniera unanime un cambio di passo e di strategia. Nulla di personale contro Dattola, ma crediamo che, dopo vent’anni alla guida dell’ente, Lucio abbia fatto il suo tempo. Oltretutto, lui ha deciso di scendere in politica. A prescindere dal suo risultato elettorale contro il sindaco Falcomatà, motivi di opportunità avrebbero suggerito un suo passo indietro. Ci sono questioni su cui dovrebbero prevalere la sensibilità e il bon ton istituzionale.

    Confindustria ha vinto il ricorso nel merito davanti al Tar e il ricorso cautelare davanti al Consiglio di Stato, ma il vicepresidente Santoro e l’ex presidente Dattola confidano nel giudizio di merito in appello.

    E’ una pietosa bugia a cui si oppone la forza di sentenze e decisioni della magistratura che non si commentano ma si rispettano, a maggior ragione quando si ricoprono incarichi di evidenza pubblica, anche perché parliamo di provvedimenti già esecutivi. Qui ci troviamo di fronte a una sentenza molto pesante del Tar e a un’ordinanza del Consiglio di Stato di rigetto del ricorso cautelare e che entra già pesantemente nel merito, dichiarando chiaramente che non esistono né il fumus né, men che meno, il requisito di eleggibilità per svolgere il quarto mandato. Sul piano delle probabilità, ci sono le stesse chance che Lucio resti presidente della Camera di commercio e che domaninevichi a Reggio. Detto questo adesso vi è un chiarissimo obbligo di legge e statutario a convocare senza indugio il consiglio camerale per eleggere il nuovo Presidente. Non farlo, mettendo in atto immotivate tecniche dilatorie, significa esporsi al rischio di commettere un abuso d’ufficio. Lo Statuto dice chiaramente che il vicepresidente, eletto peraltro dalla Giunta e non dal Consiglio, può coprire la sede vacante per non più di 30 giorni. Ne sono passati già più di 90 dalla esecutività della sentenza del TAR poi confermata dal Consiglio di Stato.

    Voi chiedete che si proceda subito con l’elezione del nuovo presidente. E se però domani a Reggio “nevicasse”, se fosse data ragione a Dattola?

    Il vicepresidente Santoro ha inviato nei giorni scorsi una richiesta di parere al Ministero dello sviluppo economico per capire se bisogna votare subito o meno il nuovo presidente. Per la verità, ancora una volta, ci troviamo di fronte a un comportamento piuttosto irrituale oltre che dilatorio. Il Ministero non ha competenza, a decidere le sorti delle Camere di commercio sono le Regioni. Quindi, poniamo che il ministero “suggerisca” che si deve votare. E se la Regione, a cui è stata anche indirizzata quella richiesta, dicesse di no? Ipotizziamo invece che il ministero proponga di andare avanti con il vicepresidente: se la Regione decidesse di commissariare comunque, come la metteremmo?

    C’è il rischio del commissariamento?

    C’è ed è assolutamente concreto, la mancata convocazione del consiglio per l’elezione del Presidente è una delle fattispecie più chiare per obbligare la Regione, a cui spetta l’ultima parola, per mandare un commissario. Cadremmo nell’assurdo paradosso di avere una Camera commissariata per responsabilità di chi in questi giorni ed in questi mesi ha pubblicamente paventato questo rischio agitando spauracchi con l’unico obiettivo di legittimare e mantenere uno status che i tribunali hanno dichiarato illegittimo.

    Siete già pronti per le eventuali elezioni? Avete un candidato? Lei è interessato?

    Ritengo fondamentale il gioco di squadra, innanzitutto all’interno di Confindustria e poi nel rapporto con gli altri rappresentanti del mondo imprenditoriale, artigianale, dell’agricoltura e di tutte altre sezioni merceologiche rappresentate. Confindustria non ne fa una questione di nomi. Ne fa una questione di progetti. Proprio per questo, ci confronteremo al nostro interno per individuare innanzitutto un programma per il futuro della Cciaa, e solo dopo ragioneremo assieme al Consiglio camerale per trovare tutti assieme un presidente condiviso. A noi interessa una Camera di commercio che funzioni, non una poltrona per qualcuno.

    Però la Camera di commercio ha funzionato bene. Sul piano economico-finanziario è solidissima.

    La Camera di commercio è un ente che deve investire risorse per creare sviluppo. Fino adesso non lo ha fatto come avrebbe potuto. Avere consistenti avanzi di bilancio, fermo restando che le partite economiche del bilancio devono mantenere un equilibrio anche prospetticamente, significa non avere utilizzato i fondi provenienti dalle quote che le imprese pagano obbligatoriamente per investimenti destinati alla crescita del territorio