Due ergastoli e una condanna a 2 anni di carcere. Si è conclusa così ieri la requisitoria del sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo che alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Giuseppe Costa con a latere Silvana Cannizzaro, ha chiesto la conferma del carcere a vita per Sebastiano Nirta mentre ha chiesto sempre l’ergastolo per Giuseppe Nirta, classe 1973, assolto in primo grado dall’accusa di omicidio, ma condannato a 12 anni di carcere. Invocata infine la conferma della condanna per Antonino Flaviano, punito con due anni di carcere, in quanto ritenuto responsabile di favoreggiamento poiché avrebbe consegnato a Giovanni Strangio la propria carta d’identità, permettendogli così di sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria che lo riteneva uno dei mandanti della strage di Duisburg. Nei confronti di Flaviano la Corte d’Assise di Locri escluse l’aggravante relativa all’agevolazione mafiosa, ma ieri il pg Rizzo ha chiesto alla Corte che essa venga inflitta all’imputato. La sentenza di primo grado fu emessa il primo dicembre del 2013 e la Corte, SIcuro presidente Gerace a latere, condannò quindi all’ergastolo Sebastiano Nirta in quanto ritenuto colpevole della Strage di Duisburg nonché di associazione mafiosa e detenzione porto illegale di armi. Giuseppe Nirta invece fu assolto dall’aver preso parte alla strage,ma per lui il pm antimafia Francesco Tedesco,che invocò il carcere a vita, ha appellato l’assoluzione incassata a Locri ed è per questo che la Procura Generale ha chiesto alla Corte di accogliere l’appello della Dda. L’operazione “Fehida 3” fu condotta l’undici febbraio del 2011 dalla Squadra Mobile della Questura reggina coordinata dalla Dda dello Stretto e dagli inquirenti tedeschi che hanno fatto finire dietro le sbarre dieci persone. Tutto prese le mosse dalla mattanza tedesca in cui morirono 6 giovani ossia Tommaso Venturi, Francesco Giorgi, Francesco Pergola, Marco Pergola, Marco Marmo e Sebastiano Strangio; strage che rappresentò il culmine della faida sanluchese tra le cosche di ‘ndrangheta dei Pelle-Vottari da un lato e dei Nirta-Strangio, innescata con l’omicidio di Maria Strangio avvenuto il 25 dicembre del 2006. Per gli inquirenti uno degli ideatori è Giovanni Strangio, per cui lo scorso 26 maggio la Corte d’Assise d’Appello reggina ha confermato l’ergastolo. Carcere a vita in secondo grado anche per Francesco Pelle, alias “Ciccio Pakistan”, ai fratelli Franco e Sebastiano Vottari, accusati a vario titolo dell’omicidio di Maria Strangio; a Giuseppe Nirta, alias “u versu”, e al figlio Francesco Nirta, accusati del delitto di Bruno Pizzata. Adesso la parola passerà ai difensori, Francesco Albanese, Maurizio Punturieri e Antonio Russo, che concluderanno i loro interventi difensivi il prossimo 9 luglio. Successivamente toccherà alla Procura Generale replicare e la sentenza è attesa per il 21 luglio. An.Pa.





