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    Città Metropolitane: Reggio scelta insieme a Torino come esempio di sperimentazione

    di Marina Malara – Reggio Calabria e Torino sono le due prescelte, tra le 10  italiane, dal Tavolo Tecnico sulle Città Metropolitane presso il Ministero delle infrastrutture per avviare una sperimentazione con le amministrazioni locali che possa fare da esempio per tutte le altre. Parola di Mario Abis, sociologo e  presidente di Makno, ma soprattutto coordinatore di questo tavolo che vede, tra gli altri incaricati, anche Renzo Piano, architetto tra i più famosi e stimanti nel mondo intero. Abis lo ha comunicato durante la conferenza finale di Metroitalie , la 2 giorni organizzata dall’Associazione Cult. P4C (Prepare For Change) e da Demetrio Naccari Carlizzi, dedicata ai temi dello sviluppo e della governance territoriale delle Città Metropolitane. Questo importante confronto, svoltosi  a Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria, lascerà anche una fondamentale traccia grazie alla stesura di un documento finale, scritto a più mani da tutti i prestigiosi relatori, che andrà a finire sempre sul tavolo tecnico ministeriale, per essere utilizzato nella progettazione del nuovo format metropolitano. Dunque, per la prima volta, le idee, gli stimoli, le sinergie, partono da Reggio Calabria e ispirano tutto il Paese. Tornando alla seconda giornata di lavori di Metroitalie, nell’occasione si è discusso in particolare  di Sviluppo economico ed economia della conoscenza. Tema per nulla banale, ha specificato Abis nel suo intervento finale, durante il quale ha illustrato come, secondo i suoi ed altri autorevoli studi, le città siano le vere protagoniste dei sistemi competitivi. Il sistema paese viene in seconda battuta. Per entrare nello specifico di Reggio Calabria, Abis reputa necessaria la costruzione di un “brand” identitario competitivo e che crei relazioni con l’esterno. Per questo motivo bisogna elaborare una “visione”della futura città che non sia solo a breve scadenza.Porta l’esempio del Piano Strategico di Londra, pensato e programmato fino a 50 anni dopo la partenza. Il lungo periodo è, dunque, il fattore fondamentale per una progettazione efficiente e soprattutto produttiva. Serve ovviamente, evidenzia Abis, un ascolto sociale cioè una partecipazione dal basso che sia però continuativa e stabile. Mobilità, energia, governance, tempo e qualità della vita sono gli assi fondamentali su cui si basa la progettazione delle Smart City che se non vengono però inseriti in una visione specifica di ogni singola città porteranno ad un risultato poco funzionante. Fondamentale, quindi, riuscire a vedere quel sistema di nodi territoriali e di rete di connessioni che ogni luogo potenzialmente presenta,  ancora non  valorizzato e che porterà quel tanto agognato valore aggiunto. Perché abbiamo scelto Reggio Calabria?-  ha poi spiegato Abis- perché si tratta di un’area evidentemente in ritardo rispetto al sistema paese e quindi può essere  l’esempio perfetto di rinascita; perché è una città del Sud, quindi prototipo per un lavoro che serva all’intero meridione; e infine perché è crocevia dell’area mediterranea, vero scenario, per il momento teorico, di un nuovo grande sviluppo. In tutto questo risalta anche la figura del Sindaco Giuseppe Falcomatà, identificato come uno dei primi cittadini in grado di contribuire alla identificazione di questa fondamentale “visione ” della nuova città metropolitana che può partire solo da un’amministrazione che si confronta e che sa instaurare i giusti rapporti relazionali con il territorio circostante. I relatori della seconda giornata di Metroitalie sono stati tanti e tutti di grande prestigio come Mario Meldolesi, storico del pensiero e docente di politica economica, Presidente dell’Istituto internazionale “Colorni-Hirschman”e autore, tra l´altro, del libro “Creare lavoro come aspetto chiave di un nuovo europeismo”. Meldolesi da man forte al pensiero di Abis quando fa l’esempio dell’esperienza americana dove la crisi economica, che pure è partita proprio da lì, è stata superata molto più velocemente grazie alla presenza di quasi trecento aree metropolitane che, nonostante la loro eterogeneità, hanno reagito con forza con tutte le  loro componenti istituzionali, produttive e sociali. Per questo motivo il noto economista riconosce a Demetrio Naccari Carlizzi il merito di aver avviato un processo di sinergia delle conoscenze che avrà molta influenza su tutte le realtà meridionali e del quale dovrà prendersi la responsabilità affinché non si fermi e si allarghi ad ambiti più ampi. Tutto ciò creerà quel necessario clima di cambiamento che porterà finalmente alla concretizzazione delle aspettative di tutti ma soprattutto dei giovani. Dell’importanza dei  processi partecipativi in questi contesti ha parlato Andrea Pillon, esperto  di Avventura Urbana, azienda torinese leader nel campo della progettazione partecipata che vanta una ormai consolidata esperienza nei programmi innovativi di rigenerazione urbana e costruzione di processi partecipativi e che ha all’attivo più di trecento progetti. Per Pillon cittadini e società civile possono fare cose bellissime e per dimostrarlo porta ad esempio Torino dove la partecipazione è stata ed è fondamentale per la creazione di reti di relazioni e di progetti. In più, ha spiegato, i processi partecipativi non sottraggono potere a nessuno e sono più trasparenti.  Francesca Moraci, Ordinario di Urbanistica presso l’Università Mediterranea,  Membro del Comitato di Esperti preposto all’elaborazione del “Piano strategico nazionale della portualità e della logistica” e di recente membro del cda di Anas spa, ha esternato la sua convinzione che senza una crescita del meridione non vi può essere una crescita dell’Italia. Bisogna dunque puntare sul Sud e questo, a sua volta, deve scegliere adesso e subito se puntare sull’innovazione o fermarsi solo alla spesa, per altro mal programmata, dei fondi strutturali. Il fattore tempo è determinante nella capacità delle scelte e noi siamo già in ritardo. Per Francesca Moraci le condizioni di successo sono la responsabilità e la competenza che possono anche, se è del caso, prevedere un cambio nella dirigenza che fino ad oggi si fosse dimostrata inadeguata. Un’ altra condizione fondamentale è quella di creare un “valore reputazionale” inteso come capacità di competere e di essere credibili. Riguardo alla spiegazione tecnica del concetto di “economia della conoscenza”, tema dell’incontro ci ha pensato  l’economista Mimmo Marino docente in Economia dell’ambiente e del territorio presso l’Università Mediterranea. La nuova ricchezza dell’economia sono l’informazione e la conoscenza che una volta integrate nel sistema portano innovazione ed aumento della produttività. Sono i cosiddetti “strumenti immateriali” dello sviluppo che riescono a prescindere persino dalle infrastrutture materiali, e dunque senza limiti o confini. Prima degli interventi dei relatori si sono susseguiti i   i saluti del Presidente della Provincia Giuseppe Raffa, dell’assessore all’urbanistica del Comune di Reggio, Agata Quattrone,  e del Presidente della Commissione speciale Città Metropolitana, Filippo Bova.