di Domenico Grillone – Venti voti favorevoli, cinque contrari e due astenuti: passa in Consiglio comunale l’istituzione del registro delle unioni civili. E se per qualcuno si tratta di “un voto per i diritti e la dignità”, “un passo in avanti rispetto alla maturità di una città più moderna ed inclusiva”, per altri rappresenta “una pericolosa deriva che contribuisce a spianare la strada ad una legge nazionale che va verso questa direzione”. Inevitabile, alla fine, lo scontro, pacato e semplicemente dialettico, tra i due schieramenti politici che ovviamente si rifanno a particolari visioni e concezioni della vita, della politica e della società. Diciannove, su novantasette, gli emendamenti presentati dalla minoranza e passati con i voti della maggioranza: piccoli dettagli che contribuiranno a rendere più efficiente il registro. Esultante, tra i banchi riservati al pubblico, la nutrita rappresentanza della comunità lgbt che per bocca di Lucio Dattola parla di “un nuovo orizzonte in città, la possibilità di far valere l’amore e l’affettività”. Prima ancora dell’approvazione del registro si è consumato all’interno del raggruppamento di minoranza, tra le fila di Forza Italia, una polemica che solo nei prossimi giorni se ne potrà capire l’entità. Perché per Lucio Dattola alcuni emendamenti erano già stati concordati con la maggioranza. “Sono dirigente regionale di Fi e gli inciuci, gli accordi sottobanco non mi piacciono. Me ne sono accorto quando i colleghi della maggioranza, senza entrare assolutamente nel merito, hanno votato senza batter ciglio i primi due emendamenti presentati da Mary Caracciolo. Se veramente vogliamo dare una impronta diversa, perché questi accordi carbonari?” Alla fine in sette della minoranza, riconoscendo Lucio Dattola come leader, si sono rifiutati di votare gli stessi emendamenti proposti dalla minoranza. Tornando invece agli interventi ed alla dichiarazioni di voto, sono emerse, come si diceva all’inizio, le diverse visioni politiche degli opposti schieramenti. Da Francesco Gangemi, cattolico praticante, per il quale proprio da cattolico sente il dovere di votare in maniera favorevole, a Paola Serranò che, pur dichiarando il proprio assenso, auspica di vigilare sull’istituzione del registro, “affinchè non diventi uno strumento di vantaggi amministrativi”. Per Valerio Misefari, riprendendo le parole di Tucidide, afferma che “il segreto della felicità è la libertà, ed oggi sono felice perché la stiamo esercitando”. Per la minoranza, sitratta invece di un giorno buio. “Oggi si è celebrata una farsa – dice Massimo Ripepi che assieme a Lucio Dattola si è poi astenuto nel votare quasi tutti gli emendamenti – in questo provvedimento non c’è nulla di concreto. Se si fosse votato per il registro degli omosessuali lo avrei fatto subito. Perché è giusto riconoscere i diritti a tutti ma la famiglia è una sola, un solo modello. Tutto il resto è strumentalizzazione”.





