di Domenico Grillone – Stretto di Messina patrimonio immateriale dell’umanità? Se ne parlerà tra qualche decennio, se tutto andrà bene. E’ molto probabile, invece, che Reggio ospiti un Centro Unesco di categoria due per il patrimonio culturale immateriale. “Abbiamo valutato la possibilità che Reggio diventi al centro del Mediterraneo luogo d’incontro tra culture dell’Unesco”, esordisce l’assessore comunale alla Cultura, Patrizia Nardi, affiancata dal professore Francisco Javier López Morales (consigliere Unesco e direttore del Patrimonio Mondiale presso l’Unesco per gli Stati Federali del Messico, uno dei maggiori esperti al mondo di candidature Unesco) e dal sindaco Giuseppe Falcomatà nel corso della conferenza stampa svoltasi nel salone dei Lampadari di palazzo San Giorgio. “Si tratta di un centro di formazione, informazione, lavoro sulle politiche dell’Unesco – spiega l’assessore – è una sfida, non sarà un percorso semplice, ma credo che la città e la Calabria possano avere la possibilità di continuare ad essere modello nel contesto Unesco. Un centro che avrà l’obiettivo di unire i paesi dell’Europa continentale meridionale (Spagna, Francia, Turchia, Grecia, i paesi della macro-regione ionico-adriatica e Cipro) per un percorso che vede come partner, oltre al Comune di Reggio che individuerà e metterà a disposizione l’immobile in cui far sorgere il centro, la Regione Calabria, il Mibact, il ministero degli Affari esteri, il Segretariato generale Unesco a Parigi e gli Stati che saranno coinvolti in questo percorso condiviso”. Proprio ieri, ha sottolineato l’assessore Nardi, sulla questione c’è stato un incontro con il presidente della Regione, Mario Oliverio, mentre i contatti con il Laborest, (alla conferenza stampa era presente il professore Francesco Calabrò in rappresentanza del LaborEst del Dipartimento Pau dell’Università Mediterranea) sono molto frequenti. “Abbiamo ragionato tutti insieme per valutare la possibilità di realizzare il Centro – aggiunge l’assessore – proprio perché sono percorsi che debbono nascere già condivisi”. Pieno l’appoggio all’iniziativa dell’assessore Nardi da parte dell’architetto Alberto Gioffrè, rappresentante dei Club Unesco, ma anche di Rocco Gangemi del Fai, Angela Martino di Italia Nostra e del rettore dell’Università per stranieri “Dante Alighieri” Salvatore Berlingò.
In giro per la Sicilia per verificare il lavoro di alcuni gruppi che operano per la preservazione del patrimonio immateriale, candidature riguardanti alcune rappresentazioni sacre, il professore Francisco Javier López Morales, uno degli artefici del riconoscimento della Varia di Palmi nella rete delle grandi macchine a spalla riconosciute come Patrimonio dell’Unesco, assieme ai Gigli di Nola, ai Candelieri di Sassari e alla Macchina di Santa Rosa di Viterbo, ha poi spiegato nel dettaglio il valore del Centro Unesco di categoria due e del percorso intrapreso, in ossequio alle convenzioni, del 1972 e del 2003, che guardano alla tutela del patrimonio materiale ed alla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. E sulla possibile candidatura dello Stretto di Messina come patrimonio immateriale dell’umanità lo stesso professore dichiara di non avere nessuna informazione. “Non conosco nemmeno la lista indicativa dell’Italia, il primo passo che deve fare ogni Stato parte dalla Convenzione. Preferisco non parlare di questo ed in ogni caso i tempi sono sempre lunghi, almeno dieci, quindici anni”. A parlare in maniera più chiara nel corso della conferenza stampa è stata invece l’assessore Nardi. “Non è stata ancora avviata l’istruttoria, probabilmente lo si farà individuando un percorso chiaro e certo. Al momento c’è solo una dichiarazione d’intenti rispetto ad un percorso che non è semplice ma che, al contrario, è molto lungo e complesso”. Soddisfatto il sindaco Falcomatà per il lavoro intrapreso dall’assessore Nardi, mentre sulla questione del riconoscimento dello Stretto come patrimonio dell’umanità lo stesso dichiara che il tempo che occorre per il riconoscimento non lo spaventa. “Quindici anni sono troppi, magari ci concediamo due legislature cercando di arrivare all’obiettivo prima possibile”
Infine alcune puntualizzazioni da parte del portavoce Franco Arcidiaco: la prima riguarda la giornata dello Stretto, quella svoltasi qualche settimana addietro sulla nave delle ferrovie dello Stato che ha visto l’amministrazione reggina assieme a quella di Messina e Villa San Giovanni per una ‘giunta congiunta’ che “forse per un difetto di comunicazione è passata come una iniziativa riguardante il riconoscimento dello Stretto come patrimonio dell’Unesco. Ed invece era soltanto un intento, un desiderio delle giunte e non certo il momento costitutivo. In realtà l’iniziativa riguardava ben altro: la mobilità e tutte le questioni inerenti all’area integrata dello Stretto”. La seconda riguarda invece il servizio su Villa Zerbi andato in onda nei giorni scorsi su Italia Uno. “Tengo a precisare, e lo dico anche a nome del sindaco e dell’intera giunta, che Villa Zerbi non è di proprietà del Comune ma di una facoltosa famiglia reggina, quindi non è un bene di proprietà pubblica ma privata”.






