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    Rapina ‘Splendidi Splendenti’, sconti di pena in appello per gli imputati

    di Angela Panzera – Sconti di pena in appello nel processo che ha fatto luce sulla rapina perpetrata ai danni dell’esercizio commerciale“Splendidi- Splendenti” avvenuta a Gallico, frazione a Nord di Reggio Calabria il 14 settembre del 2013. Questa mattina la Corte presieduta da Iside Russo, con Cutroneo e Petrone a latere, in riforma della sentenza emessa dal gup reggino il 9 aprile del 2014 ha condannato a 3 anni e 4 mesi, più mille euro di multa ciascuno, Davide Santoro, Francesco Ielo e Alessandro Oberto Mirandoli, difeso dall’avvocato Giuseppe Nardo. L’altro imputato, Marco Sapone Antonino, è stato invece condannato a 3 anni e 10 mesi di carcere. I giudici di Piazza Castello hanno riconosciuto le attenuanti generiche per tutti gli imputati alla sbarra ed inoltre, è stata sostituita la misura cautelare in carcere, con quella degli arresti domiciliari, nei confronti di Ielo e Mirandoli. La Corte infine, ha disposto l’assoluzione dal reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio nei confronti di Davide Santoro. Tutti gli imputati in primo grado erano erano stati condannati tutti a sei anni di reclusione mentre Ielo a 5 anni e dieci mesi di carcere. Tutti i soggetti sono accusati di rapina mentre Marco Antonino Sapone di calunnia. Le indagini in primo grado furono condotte dai Carabinieri reggini coordinati dai pm Mauro Tenaglia e Rosario Ferracane. In particolare, secondo l’Ufficio di Procura, Santoro, Ielo e Mirandoli, avrebbero rapinato il noto esercizio commerciale appropriandosi di un bottino di 2 mila euro e avrebbero agito con il volto travisato, con l’uso di armi ed in presenza di minori. Subito dopo la rapina i tre sarebbero fuggiti a bordo di un’automobile. Ed è proprio questa automobile che ha permesso agli inquirenti di trovare la svolta nelle indagini. Due giorni dopo la rapina infatti, il padre dell’imputato Marco Antonino Sapone, denunciò ai Carabinieri il furto della propria automobile dichiarando che la stessa era in uso però al figlio. Il Sapone venne convocato in Procura per rendere testimonianza e ai magistrati confessò di essere stato rapinato del proprio mezzo e di essere stato anche malmenato; per questi fatti incolpò proprio Santoro, Ielo e Mirandoli. Partite subito le indagini, i pm hanno emesso un fermo nei confronti dei tre soggetti. Le perquisizioni disposte hanno infatti consentito di rinvenire, a casa di Santoro, gli indumenti utilizzati per compiere la rapina e soprattutto le due pistole, risultate essere “giocattolo”, ma modificate per sembrare in tutto e per tutto delle armi vere. Dopo il fermo però cambiano i fatti. Da accusatore, la posizione del Sapone, si è tramutata in complice. Il ragazzo,secondo le carte dell’inchiesta, avrebbe dato in prestito volontariamente l’automobile agli altri tre della banda, ma per sottrarsi alle indagini li avrebbe incolpati ingiustamente della rapina della sua macchina e delle botte subite. La rapina infatti, sarebbe servita anche a lui per poter ricavare illecitamente un po’ di denaro e quest’ultimo gli urgeva per saldare un debito di droga. Lo stesso motivo per cui presenterebbe quei lividi sul corpo, procurati però non dai tre odierni imputati, ma da un altro soggetto estraneo alla vicenda della rapina. Un debito che doveva essere saldato al più presto.