di Domenico Grillone – “Non è certo dignitoso per un paziente stare in barella, in corridoio. Ma se non ci sono posti cosa vuole che facciamo? Li mandiamo indietro? E chi se la sente di far morire una persona?”. E’ la risposta di uno dei tanti medici in trincea, al Pronto soccorso, proprio nel momento in cui, a tarda sera, arriva un paziente inviato dall’ospedale di Polistena perché nel reparto di gastroenterologia della cittadina della Piana mancava il gastroscopio, uno strumento che non è poi così prezioso, per fare degli interventi particolari sul paziente. Polistena, come Locri, ospedali della provincia considerati “Spoke” (ospedali di media intensità) soffrono anch’essi di mille problemi che si riversano inevitabilmente sulla struttura ospedaliera dei Riuniti. “Sono situazioni che possono prevedere dei rischi – commenta un medico riferendosi all’enorme carico di lavoro – perché l’errore clinico è sempre dietro l’angolo in situazioni di sovraffollamento, di grande stress e con pochi medici ed infermieri a disposizione”.
Una pressione enorme, quella a cui stanno andando incontro la maggior parte del personale medico e paramedico dei Riuniti. Ma anche per i pazienti aumentano i rischi: qualcuno situato in barella è già caduto, e per questo motivo, per esempio, i medici del reparto di Medicina hanno autorizzato la presenza di un solo familiare per accudire il proprio parente e nello stesso tempo sollevare da ulteriori responsabilità il personale.
Ne risente anche la situazione igienica con i servizi che adesso servono almeno il triplo del numero di persone persone. Una cosa è certa: barelle non se ne possono più aggiungere in Medicina, non esiste più lo spazio fisico, dal momento che è stato tutto occupato. Barelle anche in Ortopedia, fino all’altro ieri erano sette, con medici ed infermieri che correvano da una parte per cercare di tamponare tutte le necessità, soprattutto quelle più impellenti. Anche la Gastroenterologia reggina, unica struttura di questo tipo che fornisce assistenza h 24, si trova a vivere un periodo di grande stress. Perché gli ospedali di Polistena e Locri, per i quali il piano sanitario regionale prevede per le urgenze gastroenterologiche una assistenza continua di 12 ore, in questo momento non garantiscono l’esecuzione di un’endoscopia d’urgenza nemmeno la mattina. E se a Reggio in Gastroenterologia sono tre i medici che devono garantire le urgenze in tre turni quotidiani, all’ospedale di Polistena, dove praticamente da tempo non si effettuano urgenze gastroenterologiche, i medici in servizio sono “solo” cinque.
Insomma, un paradosso difficile da comprendere. E l’ennesima dimostrazione che alla fine tutto va a finire in una sorta di imbuto chiamato Riuniti. Quello che invece non manca è lo spirito di sacrificio e di abnegazione di tutta la classe medica ed infermieristica. Ma non basta. C’è qualche chirurgo che ai Riuniti effettua alcune volte 10, anche 15 ore di sala operatoria. Ma fino a quando? “Il problema è che in questa provincia esiste, praticamente, solo questo ospedale – dice un altro medico – gli altri, i cosiddetti spoke fanno a gara ad inviarci il maggior numero di pazienti, nonostante abbiano le loro specialità ed i loro medici. E’ arrivato il momento di prendere decisioni serie e la politica non può più esimersi dal farlo”.
Sul fronte infermieristico si registra la solita carenza numerica in ogni singolo reparto e servizio, turni massacranti ed una lenta trasformazione della professione in “tuttofare” perché alle prese contemporaneamente con l’attività domestico-alberghiera, di competenza degli operatori socio-sanitari, praticamente quasi assenti, e l’assistenza tipica degli infermieri come, ad esempio, la somministrazione di importanti terapie. “Di questo passo l’emigrazione sanitaria diventerà una regola – sostiene un primario particolarmente critico per la situazione venutasi a creare – diventeremo colonia di tutti coloro i quali arriveranno qui a prendersi pazienti e portarli fuori, il cittadino calabrese non sarà garantito e noi ritorneremo indietro di 50 anni, proprio nel momento in cui stavamo riducendo il gap esistente”: “E’ importante adesso che i politici si confrontino con chi ha la conoscenza dei problemi – aggiunge il primario – e non soltanto con i sindacati. C’è urgenza di affrontare i problemi.
In sintesi, se l’ospedale è attrezzato per curare 512 pazienti, l’altro, quello in più, sarà curato non in maniera ottimale. E’ inevitabile. E nessuno si può arrogare giuridicamente il diritto di dire che, siccome siamo un ospedale hub, dobbiamo comunque prendere il paziente che arriva al pronto soccorso. Perché tra l’altro un Hub dovrebbe fare esattamente il contrario, e cioè prendere i casi più selezionati e più difficili e non tutto quello che capita. Tutte cose che i politici non conoscono. E bene quindi che avvenga un confronto, e su tre punti fondamentali: sblocco immediato del turnover, finanziamento della tecnologia avanzata ed una nuova governance, reale, all’interno della struttura ospedaliera. Ma a patto che si mettano sul piatto un minimo di risorse”.





