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    Processo Sarlo: Sentiti in qualità di testimoni Gianni Alemanno e Luigi Fedele

    L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato sentito oggi, a Catanzaro, fra i testimoni citati dalla pubblica accusa nel processo a carico di Alessandra Sarlo, ex commissaria dell’Azienda sanitaria di Vibo Valentia, finita sotto inchiesta e poi sul banco degli imputati con l’accusa di corruzione proprio per via della sua nomina all’Asp che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata illecita. Prima di Alemanno ha preso la parola Luigi Fedele, sentito in qualità di ex assessore regionale , che ha confermato di conoscere tanto l’ex consigliere regionale Franco Morelli quanto il giudice Vincenzo Giglio marito dell’imputata e accusato, assieme a Morelli, nel processo principale di Milano denominato “Infinito” sulla cosca Lampada di Reggio Calabria. Dal processo milanese ha preso vita il filone che ha portato in aula Sarlo la cui nomina all’Asp di Vibo noin sarebbe stata regolare. Fedele ha spiegato di aver saputo della volontà della Sarlo di trovare una ricollocazione per poter lasciare l’Amministrazione provinciale di Reggio, dove all’epoca sarebbe stata vittima di mobbing, e che a “caldeggiare” la sua richiesta sarebbero stati Giglio e Morelli.

    E sul legame con quest’ultimo si è soffermato anche Alemanno, il quale ha spiegato di aver avuto con l’ex consigliere regionale solo rapporti politici in quanto appartenenti entrambi allo stesso partito, e di aver saputo che lui aspirava a diventare assessore regionale incontrando, però, l’opposizione dell’ex presidente Scopelliti. Testimonianza quasi nulla, infine, per Salvatore Mazziotta, sentito in qualità di autista di Franco Morelli, le cui risposte sono state costellate da numerosi “non ricordo”, tanto da indurre il pubblico ministero, Gerardo Dominijanni, a parlare senza mezzi termini di “reticenza”.

    Il processo riprenderà il 7 aprile con gli ultimi testi della pubblica accusa. L’imputata risponde di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, accusa formulata nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro, Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio. Il procedimento catanzarese a carico della Sarlo rappresenta lo stralcio di una piu’ vasta inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano denominata “Infinito”, in cui è stato coinvolto anche il marito della donna, il giudice Giglio. E l’ipotesi formulata dagli investigatori è che proprio Giglio avrebbe consentito alla moglie di ottenere la nomina al vertice dell’Asp di Vibo, in virtu’ dei suoi rapporti con l’ex consigliere regionale calabrese del Pdl, Franco Morelli. Il segmento d’indagine relativo alla Sarlo fu poi inviato per competenza territoriale da Milano alla Procura di Reggio Calabria, dove però fu poi nuovamente spostato, stavolta alla Procura di Catanzaro competente per tutti i procedimenti che coinvolgono a qualsiasi titolo i magistrati in servizio nella città dello Stretto, essendo l’imputata la moglie di un giudice del distretto reggino. Nelle more, a Milano, è arrivata la decisione di primo grado per Giglio e Morelli, condannati rispettivamente a 4 anni e 7 mesi di reclusione il primo, ed a 8 anni e 4 mesi il secondo. (AGI)