E’ stato presentato, il 13 gennaio scorso, alla Camera di Commercio di Vibo Valentia il Dossier Statistico Immigrazione 2014 “Dalle discriminazioni ai diritti”, curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS e patrocinato dall’UNAR-Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento delle Pari Opportunità.
Il rapporto, partendo da una panoramica internazionale ed europea, propone diversi spunti di riflessione su migrazioni, sviluppo e società interculturali, con dati aggiornati sui flussi migratori, sulle presenze regolari in Italia, sull’inserimento nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale, sulla convivenza interreligiosa, sulle stato delle pari opportunità, consentendo di poter condurre una corretta analisi sul fenomeno e di poter individuare, così, le migliori modalità per affrontarlo e gestirlo.
“I consistenti flussi migratori che stanno interessando il Mediterraneo ed in particolare l’Italia non sono certo un fenomeno nuovo –ha detto il presidente della Camera di Commercio Michele Lico nell’aprire i lavori-e il nostro Paese, per la sua particolare posizione geografica è diventato territorio di destinazione e di passaggio obbligato per raggiungere altri Stati europei. Non bisogna mai dimenticare che il fenomeno è dato essenzialmente da uomini e donne con le loro storie, le loro speranze, le loro paure e debolezze, i loro diritti e i loro doveri, i loro vincoli familiari. Esiste un dovere morale alla solidarietà umana, all’aiuto e all’accoglienza, ma sempre nel rispetto di dignità, integrazione, reciproca accettazione. Occorre, dunque, anche alla luce dei dati offerti da questo studio, un maggior senso di responsabilità per far sì che si possa effettivamente realizzare il passaggio dalle discriminazioni dalle quali i migranti fuggono, ma che a volte in altra forma ritrovano, ai diritti, che originariamente non hanno, e che spesso, come il lavoro, ritrovano, ma in forme affievolite”. Soffermandosi su alcuni dati economici di carattere generale, il presidente Lico ha evidenziato che “l’Italia, paese delle piccole e medie imprese, è anche lo Stato membro dell’Ue con la maggiore presenza di imprenditori immigrati, un sesto dei 30,5 milioni censiti da un’indagine Eurostat. A fine 2013 nel nostro Paese si contavano 497.080 imprese condotte da cittadini immigrati. L’8,2% del totale, con un fatturato di 85 miliardi. Due milioni sono invece i contribuenti stranieri in Italia. Gli immigrati imprenditori hanno maggiori difficoltà a ottenere un prestito, ma nonostante la crisi aprono più imprese di quante ne chiudano. Offrono servizi, salvano mestieri in via di estinzione, contribuiscono positivamente a mandare avanti l’economia e all’internazionalizzazione. In Italia producono il 6,1% del valore aggiunto e si fanno carico di attività, soprattutto nell’agricoltura e nei servizi che altrimenti non potrebbero essere garantiti direttamente dallo Stato se non con un esorbitante aggravio di costi (ad esempio, si contano 830 mila badanti quasi tutte straniere, che accudiscono quasi un milione di non autosufficienti). Tocca alla politica creare le condizioni legislative per sviluppare appieno queste potenzialità, perché il migrante non sia e non si senta straniero, perché non sia un problema ma una risorsa, perché le differenze possano creare complementarietà e non divisione, e perché questo avvenga tocca alla politica, a quella italiana come alla europea, mettere in atto azioni di equilibrio tra il dovere morale di accoglienza e il dovere di assicurare rispetto dei diritti e della dignità ai migranti.
E allora ecco i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2014, illustrati dalla Ricercatrice UNICAL Roberta Saladino, referente IDOS per la Calabria.
La rilevazione al 31 Dicembre 2013, per quanto riguarda l’Italia, attesta che i cittadini stranieri residenti sono 4.992 milioni con un’incidenza dell’8,1% sulla popolazione totale; prevale la componente femminile con 52,7% su quella maschile pari al 47,3%; i minori residenti raggiungono la quota di 1.087.000; la distribuzione territoriale vede in testa il Nord con 60,1%, seguito dal Centro al 25,4% e, quindi, il Meridione con il 14,6%. Le aree geografiche di provenienza dei migranti sono: Europa 52,8%, Africa 20,9%, Asia: 18,3%, America 7,9%; le cinque comunità prevalenti sono: Romania con oltre 1 milione di presenze, Marocco con 525mila soggiornanti, Albania 503mila, Cina 321mila, Ucraina 234mila.
Lo spaccato sulla Calabria, che risulta al 16° posto tra le regioni italiane per numero di cittadini stranieri residenti con 86mila presenze, presenta nel 2013 un incremento del 16,8% rispetto all’anno precedente; sempre in maggioranza le donne con una percentuale del 54% rispetto agli uomini che si attestano al 46%; i paesi di provenienza sono sempre Europa (63,5%), Africa (20,4%), Asia (13,5%), America (2,1%) e anche Oceania per lo 0,1%. Le cinque comunità prevalenti sono quelle di Romania 25.293 presenze, Marocco 12.046, Ucraina 5.536, Bulgaria 4.853, Polonia 3.255 che, nella distribuzione per province vedono in testa Cosenza seguita nell’ordine da Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia.
Nella provincia vibonese, sempre dati 2013, risultano 6.422 stranieri residenti; il centro capoluogo, ad esempio, ne registra 1.217, Pizzo 471, Ricadi 325; le nazionalità numericamente più consistenti, in ordine decrescente sono Romania, Marocco, Bulgaria.
Dal punto di vista degli aspetti economici del fenomeno, in Calabria si rileva un numero di occupati pari a 57.566 unità così distribuite: Cosenza 22.642, Reggio Calabria 17.224, Catanzaro 8.667, Crotone 4.741, Vibo Valentia 4.292; per quanto riguarda i settori economici l’incidenza è del 49% nei servizi, 29% agricoltura, 8% industria, 25% varie attività.
Per quanto riguarda le “imprese immigrate” ovvero costituite in prevalenza da stranieri e da questi gestite, in Calabria risultano in numero di 12.112 pari al 6,8% del totale e così distribuite: Cosenza 3.936, Reggio Calabria 3.559, Catanzaro 3.178, Crotone 787, Vibo Valentia 652. Sebbene la provincia di Vibo Valentia risulti ultima nella classifica dei vari indicatori economici, primeggia su tutte, invece, per quanto riguarda l’integrazione sociale, la competenza linguistica (intendendo per tale la percentuale dei test di lingua italiana superata sul totale di quelli eseguiti), l’istruzione. Questi ultimi dati sono emersi dall’intervento di Domenico Tebala, referente regionale Istat, che ha inquadrato queste informazioni in un più ampio discordo di analisi sull’integrazione straniera nel nostro Paese che vede, ad esempio, sul piano del benessere soggettivo, misurato attraverso il livello di soddisfazione per la vita in generale e per il lavoro in particolare, più soddisfatte le donne straniere con un tasso pari al 63,4%, e in generale, tra gli stranieri più i Filippini e i Moldavi; risultano poi pochi stranieri discriminati , il 29,7% del totale e solo il 2,5%, per tale motivo, trasferitosi in altro luogo rispetto alla precedente residenza. Il dato di sintesi dà comunque poca integrazione in Calabria e in diminuzione negli ultimi anni con un indice del 36,8% verso il 53,1% in Italia.
E proprio sull’argomento, importante è stato l’intervento di Vito Samà, Responsabile dell’Ufficio Immigrazione e dell’Ufficio Servizio Civile Nazionale della Regione Calabria, che ha illustrato le strategie regionali per superare questo gap a partire dai fondi dedicati e dai percorsi di formazione standardizzati per essere più efficaci ed eliminare speculazioni.
L’incontro si è concluso con l’interessante e toccante testimonianza di Beatrice Lento, Dirigente Scolastico dell’Istituto Superiore di Tropea, che ha raccontato del progetto Prioritimen che ha visto l’accoglienza di 41 “ragazzi venuti da lontano”, come lei stessa li ha definiti, coralmente accolti e integrati con entusiasmo e naturalezza nel percorso formativo dell’Istituto Alberghiero tropeano, per una scuola colorata, viva, solidale. “Di fronte alle immagini degli sbarchi continui e della sofferenza umana dei migranti –ha detto la Lento- i sentimenti che nell’ordine ho sempre provato sono stati pietà, indignazione, impotenza. Di fronte alla possibilità che ci è stata offerta di ospitare ragazzi venuti da lontano non ho esitato, al pensiero che se non gli altri, almeno il senso di impotenza poteva essere mitigato dal tendere una mano a chi chiedeva il nostro aiuto, e devo dire che, nel vedere lo spirito di squadra tra questi e gli altri nostri ragazzi, senza distinzione, posso dire con gioia e soddisfazione che abbiamo ricevuto più di quanto abbiamo dato!”
Tocca alla politica creare le condizioni legislative per sviluppare appieno queste potenzialità, perché il migrante non sia e non si senta straniero, perché non sia un problema ma una risorsa, perché le differenze possano creare complementarietà e non divisione, e perché questo avvenga tocca alla politica, a quella italiana come alla europea, mettere in atto azioni di equilibrio tra il dovere morale di solidarietà e l’accoglienza nel rispetto dei diritti e della dignità di tutti, tanto dei migranti che delle collettività che li ospitano, per un’integrazione pacifica e di crescita.






