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    carmelo iamonte
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    Sentenza Ada, regge accusa nei confronti degli Iamonte di Melito Porto Salvo

    di Angela Panzera – La cosca Iamonte sepolta da decine e decine di anni di carcere. Sono quasi le ore 21 quando il gup Antonino Laganà inizia a leggere il dispositivo del processo abbreviato scaturito dalle inchieste “Ada”, “Replica” e “Sipario”. Il gup ha impiegato quasi quaranta minuti per comunicare le condanne e le assoluzioni. Solo la sua voce si udiva; presso l’aula bunker di Viale Calabria infatti, tutto è andato liscio questo grazie al servizio d’ordine garantito da polizia, carabinieri, Gom della penitenziaria e guardie giurate della Full Service.

    Oscillano da un anno di detenzione ai 12 anni inferti a Giovanni Tripodi classe 1971, le condanne disposte dal gup Laganà. In totale sono 34 le assoluzioni mentre quasi 60 le condanne. Alla luce della decisione del giudice ciò che emerge è che il maxiprocesso messo in piedi dai pm antimafia Antonio De Bernardo e Luca Miceli ha retto in modo solido in questo grado di giudizio. Altro dato da sottolineare è che il gup ha valutato in modo positivo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Ambrogio, condannato a 3 anni e 4 mesi. L’impianto accusatorio è stato infatti implementato dalle dichiarazioni rese da Ambrogio, che dopo essere stato arrestato nell’operazione “Ada”, ha deciso di collaborare con la giustizia e agli inquirenti ha fatto nomi e cognomi dei presunti appratenti alla ‘ndrina, molti di essi condannati.

    Tra questi spicca il presunto boss Carmelo Iamonte condannato a 10 anni, 4 mesi e 20 giorni di carcere. Per lui l’accusa aveva chiesto 20 anni di reclusione. Stando alle risultanze processuali, l’indagato una volta uscito dal carcere, ed una volta che il fratello Remingo è stato arrestato per 416 bis nell’ambito dell’operazione “Crimine”, per cui ha rimediato in Appello una condanna a 9 anni di carcere, ha continuato a delinquere e a dirigere l’omonima cosca.

    E alla luce della dura condanna disposta dal gup, la Dda aveva ragione. Termina oggi quindi dopo oltre un anno di udienze uno dei più importanti processi condotti contro il clan melitese. L’inchiesta “Ada” in particolare porterà infatti, allo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose. Ai domiciliari finirà poi l’ex sindaco Giuseppe Iaria mentre l’altro primo cittadino Gesualdo Costantino, verrà invece tradotto in carcere. Iaria e Costantinò però hanno scelto di essere giudicati con la formula del rito ordinario e le loro posizioni sono al vaglio del Tribunale collegiale reggino impegnato a giudicare gli altri imputati che hanno scelto di affrontare il dibattimento.

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