«Il dado è tratto: la politica rivendica la sua autonomia e decide della propria sorte nell’interesse del “bene comune”. E ciò accade, nello specifico, attraverso la nomina – effettuata dal Governatore Oliviero – di Nino De Gaetano ad Assessore regionale. E ciò accade il giorno in cui il Procuratore Cafiero De Raho ammonisce che la lotta contro la criminalità organizzata non può prescindere da una lettura in profondità ed in trasparenza nelle pieghe più intime dei rapporti tra il mondo politico amministrativo e gli esponenti della criminalità organizzata, nella veste di imprenditoria mafiosa». Così Luigi Tuccio che rammaricato evidenzia «la straordinaria capacità di mutare pelle di esponenti politici locali, sia di destra che di sinistra, di rimodularsi ed adagiarsi alle convenienze contingenti, bruciando il senso ed il significato di valori etici e ragioni di opportunità ad ampio raggio sbandierati nel recente passato, così manifestando il volto autentico di politicanti di bassa cucina». Tuccio ricorda la sua vicenda giudiziaria, risalente a tre anni fa, quando da assessore comunale esterno, «per una vicenda che non mi riguardava affatto né come persona nè come amministratore», fu raggiunto «da strali di moralismo, scagliatimi contro da destra e da manca. Addirittura l’allora portavoce del Pd, Consigliere comunale, aveva anche levato la soglia della convenienza politica che legittimava la richiesta di dimissioni, riconnettendola addirittura alla possibilità che un virus criminogenetico potesse arrivare dentro le scelte della pubblica amministrazione per il fatto che Tuccio potesse in prospettiva incontrarsi – ancorchè in qualche festeggiamento natalizio – con scomodi parenti acquisiti». «Ovviamente non persi tempo ed attraverso una ampia relazione (resa durante una conferenza pubblica) ho dichiarato che “quella politica, tutta intera” non mi apparteneva e mi dimisi facendo il pieno a vita di fierezza e dignità».
Oggi la vicenda De Gaetano «è stata sviscerata in un dibattito sui social network con opinioni contrastanti ma in definitiva non ponendosi il problema di un radicale cambiamento di rotta per una “posizione processuale”, quella di De Gaetano appunto, per la quale ribadisco con estrema sincerità la scelta garantistica ad ampio raggio, con l’augurio che possa dimostrare la propria estraneità a quanto evidenziato dagli investigatori».
Detto ciò, aggiunge ancora Tuccio, rimane «assolutamente indigeribile la evidenziata ondivaganza del pensiero politico emerso nel dibattito cittadino, rammentando, per un verso che fui tenuto sulla graticola mediatica per mesi, anche dopo le dimissioni (ed oltre) e che nessuno da Destra a Sinistra ha ricercato la linea di demarcazione tra l’agire politico amministrativo e la concretezza di un rapporto di “paraaffinità” mai coltivato, né prima né dopo».
A questo punto, per Luigi Tuccio, non resta che denunciare «l’indignazione a convenienza dei moralizzatori – professionisti e non – e con profonda tristezza prendere atto della totale inconsistenza dello spessore umano e politico degli attuali rappresentanti della Destra reggina e calabrese, portatori di messe di voti, che continuano a brillare tra il silenzio delle tenebre, confidando su parte dei media che pare abbia perso – da un paio di mesi – quella florida ed a tratti simpatica ironia che trattò il mio caso».





