di Natia Malaspina – A settant’anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz che spalancarono agli occhi del mondo l’orrore della shoah, numerose iniziative hanno interessato anche Reggio Calabria. Tra queste la consegna delle medaglie d’onore, in Prefettura alla presenza di diverse autorità, ai cittadini che, nell’ultimo conflitto mondiale, sono stati deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.
Le distinzioni onorifiche alla memoria sono state consegnate ai familiari di Giuseppe Furfaro, Michele Ocello e Francesco Vilasi. Le medaglie d’onore, istituite con la Legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono coniate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e recano, al dritto, lo stemma della Repubblica e al rovescio il nome dell’internato in un cerchio di filo spinato che ricorda il lager. Il Prefetto, Claudio Sammartino, nel commemorare le vittime dell’olocausto e la tragedia del popolo ebraico, si è soffermato sul valore della memoria: «Non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo dimenticare. La memoria è il cardine della democrazia. Sulla memoria si costruisce l’oggi e il domani di ciascuno di noi. Oggi – ha aggiunto Sammartino – abbiamo voluto ricordare non solo l’immane tragedia ma il contributo che i nostri concittadini di questa provincia hanno dato con il loro sangue». Nel consegnare le medaglie ai familiari di tre reggini, il Prefetto ha esaltato il senso del dovere e di abnegazione dei militari italiani che in quegli anni, accanto agli ebrei, erano internati in campi di concentramento per motivi politici o perché si erano rifiutati di aderire al regime.«Quello di oggi è un riconoscimento che mi ha commosso se penso a ciò che ha patito mio padre – ha commentato Domenico Furfaro, padre di Giuseppe, deportato dal 1 ottobre 1943 al 1 maggio 1945 nel campo di internamento di Arbeitsant, August –. Quand’è tornato a casa pesava 36 chili, è stato un esempio per noi». Anche Gesuele Vilasi, figlio di Francesco internato dall’8 settembre 1943 all’8 maggio 1945 in Germania, ha ricordato commosso il padre scomparso circa venti giorni fa: «Oggi avrebbe ricevuto lui questa medaglia, sarebbe stato il giusto riconoscimento. Mi raccontava che mangiavano 30 gr di pane al giorno e bucce di patate è tornato a casa pesando 37 chili». Stessi ricordi anche per la sorella di Michele Ocello, deportato in un campo di concentramento della Germania dal 12 settembre 1943 al 5 luglio 1945.
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