di Natia Malaspina –
Nel mirino i luoghi di culto musulmani dopo l’attentato al settimanale satirico francese “Charlie Hebdo”, costato la vita a dodici persone, e il drammatico finale in cui hanno perso la vita i tre terroristi e quattro ostaggi. Un allerta che tocca anche la nostra regione con la moschea di Sellia Marina (CZ).
«Abbiamo fatto tanto per diffondere pace e queste persone non possono rovinare tutto. Non voglio credere che sia possibile che questo virus contamini l’Italia». Così il responsabile dei due Centri islamici di Reggio Calabria, Hassan Elmazi (in foto) alla luce delle notizie odierne: «La moschea di Sellia Marina è molto grande, di proprietà dei fedeli e già in passato ha avuto dei problemi finendo in un’inchiesta giudiziaria (Leggi qui la notizia). A Reggio, così come in provincia, la situazione è diversa, molto tranquilla. I nostri Centri non sono frequentati da persone note alle forze dell’ordine ma da lavoratori regolari e per bene». Tra il Centro di viale Aldo Moro e quello di via Stadio a Monte (aperto da qualche mese), sono circa 300-400 fedeli che il venerdì, giorno di preghiera, si raccolgono in meditazione.
«Perché uccidere un fratello se vuoi rivendicare qualcosa?». Un interrogativo che sta attanagliando la comunità islamica reggina che prende le distanze dagli attentatori di Parigi e sottolinea ancora una volta un concetto fondamentale: «L’islam è pace e convivenza. Collaboriamo con le forze dell’ordine e segnaliamo qualsiasi cosa possa insospettirci. Sparare, ammazzare, perché? Non ha senso. I problemi si risolvono col dialogo e col confronto e proprio di fronte a questo estremismo, a questo terrorismo, bisogna rafforzare le energie». Ma al di là di ogni principio, l’attacco terroristico a “Charlie Hebdo” «è stato un crimine atroce non contro la Francia e la libertà di espressione ma contro l’Islam stesso e ci danneggia tutti quanti». La nuova espressione del terrorismo islamico, la nuova frontiera che mette ulteriormente in allarme tutto il mondo occidentale. Una nuova modalità di attacco che alza l’attenzione e che richiede particolare cautela e lavoro investigativo. «Questi fatti non possono avere a che fare con la religione, l’islam è pace e convivenza. Il nostro sdegno e la condanna per questo vile atto sono totali». Hassan Elmazi, così come l’intera comunità, non sopporta la definizione “terrorista islamico”: «O si è terroristi o islamici, le due cose non sono compatibili, c’è una grande differenza. Non vogliamo avere a che fare con queste persone». E sulle vignette: «La satira è una cosa e può andare bene ma la mancanza di rispetto è un’altra. Quella di “Charlie Hebdo” non è satira. Spero che Maometto venga lasciato in pace». Una preghiera che, almeno al momento, non sarà esaudita. Il settimanale francese non si ferma e già domani sarà in edicola col primo numero del dopo attentato e sulla copertina ci sarà proprio l’immagine del profeta, Maometto, così come annunciato quest’oggi dall’Ansa.





