”Non ricordo”. E’ così che un imprenditore di Vibo Marina, parte lesa nel processo “Libra” contro il clan Tripodi svoltosi questa mattina, ha ritrattato le proprie accuse . Invitato dal presidente del Tribunale collegiale di Vibo Valentia, Lucia Monaco, a dire la verità poiché la legge punisce i testi falsi o reticenti, alla fine della posizione lo stesso Tribunale ha disposto la trasmissione dell’intera deposizione dell’imprenditore P. M., titolare di un chiosco per la vendita di gelati a Vibo Marina, alla Procura per le valutazioni di competenza. A confermare le accuse, invece, il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli, che ha parlato degli accordi di diversi Comuni vibonesi con il boss Francesco Mancuso per l’aggiudicazione degli appalti pubblici, mentre il testimone di giustizia Pietro Di Costa, si è rifiutato di essere prelevato ed accompagnato dai carabinieri per deporre in aula e si è presenta da solo in Tribunale portando con se’ una pistola perchè ”temeva per la sua incolumità” durante il tragitto. Di Costa è stato così accompagnato in Questura per depositare l’arma e solo successivamente è stato riaccompagnato in aula per testimoniare. L’operazione antimafia denominata”Libra”, era scattata nel maggio scorso contro il presunto clan “Tripodi-Mantino” di Porto Salvo e Vibo Marina.





