di Mario Meliadò
Così doveva essere, e così è stato. Il leader nazionale Bruno Tabacci ha appena commissariato il Centro democratico in Calabria.
Dopo il programmato vertice capitolino con Pietro Fuda – coordinatore regionale uscente -, d’intesa con l’ex senatore sidernese Tabacci ha indicato in un uomo politico d’esperienza come il coordinatore nazionale del partito Pino Bicchielli (foto) il nuovo commissario calabrese della “gamba moderata” del centrosinistra. Il commissariamento viene disposto, si legge in una nota diramata dal soggetto politico, «per rilanciare l’attività e l’iniziativa politica di Cd a seguito del brillante risultato elettorale alle Comunali di Reggio Calabria e del positivo contributo dato dal partito all’elezione di Mario Oliverio a Presidente della Regione».
La mission del neocommissario regionale Bicchielli, afferma tra l’altro Tabacci nel comunicato diramato ai media, è di «favorire anche in Calabria l’allargamneto di un’area politica di collaborazione con il Pd», per quanto «nella chiara e autonoma distinzione dei ruoli». La notizia non ha colto per nulla di sorpresa gli ambienti politici calabresi, visti i passaggi precedenti.
Il primo, la sonora bocciatura da parte dell’elettorato il 23 novembre: malgrado nomi come l’ex assessore ai Trasporti Pasquale Tripodi e l’ex “big” forzista Luciano Marranghello, la media calabrese non è andata oltre un modesto 3,4% (anche se nel Reggino, va detto, si è sfiorato il 6% grazie ai voti dello stesso ex sindaco di Bova Marina e di Enzo Amodeo).
A Palazzo Campanella, nei giorni scorsi, s’era poi tenuta una serrata sessione di “analisi del voto” su scala reggina, con una porzione di Cd, Tripodi in testa, pronta a difendere i risultati acquisiti su scala comunale (con la conquista di tre seggi e della stessa vicesindacatura attraverso Saverio Anghelone) e regionale e un agguerritissimo plotone di detrattori, capitanato da Amodeo e con l’intero gruppo consiliare al Comune di Reggio a serrare le fila, pronto a puntare l’indice accusatorio contro il ristretto establishment regionale del partito, già per la stessa carente formazione delle liste. Nella stessa occasione s’era saputo che Pietro Fuda aveva lasciato il timone del partito in Calabria.
Ultimo atto all’hotel “Felipe” di Lamezia Terme: presenti tra gli altri pure Tabacci e Bicchielli, a fronte di vari esponenti del Cosentino e del Catanzarese che avevano in qualche modo sposato la soddisfazione di Bruno Tabacci per un risultato che resta comunque il migliore d’Italia (dopo lo strabiliante 5% in Basilicata), Amodeo&C. avevano reiterato le proprie obiezioni, chiedendo esplicitamente il commissariamento delle cinque federazioni provinciali del Centro democratico.
Ci si era lasciati col leader che aveva annunciato un minivertice capitolino proprio col dimissionario Fuda per indicarne il successore ed eventualmente adottare decisioni ulteriori.
Detto, fatto: è iniziata ieri l’era-Bicchielli.
E sì che per il partito è una stagione di travagli: alle ultime Politiche l’ex commissario dipietrista Enzo Tromba (oggi tra le anime di Cambiare Reggio cambia – Officina Calabria) era stato defenestrato dal leader nazionale, per aver piazzato l’ex segretario cosentino del Pd Franco Bruno (poi eletto) in cima alla lista per uno scranno a Montecitorio. Alle Regionali emiliane – concomitanti con quelle calabresi – era arrivata una pesantissima esclusione dalla competizione elettorale per motivi di forma, poi revocata. E adesso ci sarà, come per le altre forze politiche, un momento di concentrazione come pochi: fra cinque mesi, a maggio 2015, si voterà per le Regionali in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia (!).
«Bene questo primo passaggio. Ma io mi auguro fortemente possa esserci per questo partito una svolta in termini di strategia politica – commenta il capogruppo a Palazzo San Giorgio, Mimmo Martino -. Auspico un’aggregazione delle forze moderate. Che tutto possa concludersi con una formuletta, in sostanza volta all’implicita richiesta di una postazione di sottogoverno, significherebbe semplicemente legarsi mani e piedi al Pd».





