di Domenico Grillone – “Tremila persone salvate nell’arco di sessanta giorni. Missione compiuta”. Ad esprimersi così è Martin Xuereb, 46 anni, direttore della missione Moas, (Migrant Offshore Aid Station), la prima organizzazione privata messa in piedi per soccorrere i barconi dei migranti nel Mediterraneo.
Una missione, si ricorda, ideata e promossa da Regina Egle Liotta (qui l’intervista esclusiva rilasciata a Strill.it) reggina, assieme al marito, americano di New Orleans ma dalle chiare origini calabresi, Christopher Catrambone, ambedue residenti a Malta. Questa volta è il direttore della missione, fino ad alcuni mesi addietro capo di Stato Maggiore delle forze armate di Malta, ad illustrare i risultati dell’operazione attraverso una email indirizzata a Strill.
“Moas ha concluso con successo le sue operazioni per il 2014, salvando circa 3000 persone nell’arco di 60 giorni – si legge nella email – e che viaggio incredibile è stato per tutte le persone coinvolte! Negli ultimi mesi abbiamo vissuto una straordinaria quantità di amore, speranza, determinazione, coraggio ed altruismo, uniti all’energia necessaria per andare avanti. Il vostro supporto è stato indescrivibile – continua il direttore Xuereb riferendosi alle tante persone che hanno dato una mano per la buona riuscita della missione del Moas – e vi saremo eternamente grati per il vostro aiuto nel rafforzare la nostra fede in questo progetto, specialmente quando le cose si sono presentate alquanto difficili”. E tutto questo è stato possibile grazie alla ‘Phoenix 1’, una imbarcazione acquistata negli Stati Uniti dai coniugi Catambrone, dotata di personale altamente specializzato e super attrezzata con veri e propri droni che riescono a localizzare in tempi strettissimi i barconi e mostrare in tempo reale i bisogni dei migranti.
“Quando ci siamo imbarcati il 25 agosto scorso – ricorda il Direttore – eravamo in territori sconosciuti, nonostante fossimo consapevoli in cosa ci stavamo cimentando e, fiduciosi nelle nostre capacità, abbiamo mantenuto una certa apprensione dovuta alla miriade di sfide. Tre mesi dopo l’idea che stava dietro al Moas non è stata tradotta solo nella realtà ma è diventata una storia di successo. Durante i 60 giorni trascorsi in mare abbiamo salvato 3000 vite delle quali 1463 sono state assistite a bordo del Phoenix. Tutti i migranti sono sbarcati salvi in Italia, sotto la direzione del Centro di coordinamento dei soccorsi marittimi di Roma con il quale abbiamo condiviso un magnifico rapporto di lavoro. Abbiamo dimostrato la nostra capacità di condurre salvataggi in mare in modo efficace e non vogliamo fermarci qui”.
Si, perché la missione non è stata un’azione estemporanea, ma nata dalla precisa volontà di non far più morire gente in mare. “Stiamo cercando un modo per rendere il Moas un progetto sostenibile – continua Martin Xuereb – sfruttando il tempo e la dedizione dei volontari come pure finanziamenti adeguati per operare efficacemente. Abbiamo bisogno di almeno 400mila euro al mese e ad oggi abbiamo raccolto 30mila euro grazie alle donazioni ricevute. Nel ringraziarvi per la vostra generosità, vi chiediamo di diffondere le informazioni e di farvi avanti con iniziative che potrebbero aiutare la raccolta fondi per la nostra causa. Considerate che 30 euro per 50mila persone sarebbero sufficienti per sostenere 3 missioni la prossima estate. Tutti noi crediamo che nessuno meriti di morire in mare. Contiamo sul vostro aiuto per permettere al Moas di continuare a lavorare a questo obiettivo nel 2015. Grazie a tutti voi per l’incoraggiamento ed il continuo supporto”.
Due gli episodi che fecero maturare alla coppia l’idea di aiutare i migranti. La prima, secondo quanto dichiaratoci da Egle Liotta nell’intervista esclusiva, fu quando lo scorso anno, durante una crociera nel Mediterraneo, Regina e Christopher notarono un giubbotto in mare, possibile segnale di qualcuno che non ce l’ha fatta. La seconda riguarda la visita di Papa Francesco a Lampedusa. Loro stavano preparandosi ad uscire dal porto con una imbarcazione nel momento in cui il Papa parlava proprio su questo tema. “Tra le altre cose – ricorda Regina – Papa Francesco aveva acquistato delle carte telefoniche per darle in regalo ai migranti per potersi mettere in contatto con le proprie famiglie. E ci colpirono molto le sue parole che spingevano sulla necessità di passare dalla cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro. E si può fare questo, senza far finta che il problema non esiste. In effetti stiamo assistendo ad una carneficina in mare, tra Italia e Malta, il Papa continua a fare appelli ma nessuno si muove”.





