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Reggio: Opera Nomadi e Ancadic rispondono ad amministrazione comunale su situazione Rione Marconi

24 Novembre 2014
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Di seguito la nota diffusa da Opera Nomadi e Ancadic – Apprezziamo lo sforzo dell’amministrazione comunale di agire nell’ambito dei principi di  legalità e trasparenza,  in relazione alle politiche abitative cittadine, in quanto elementi positivi di novità nella storia degli ultimi anni di questa città. Ma auspichiamo anche che le parole legalità e trasparenza non siano usate come armi contro il bisogno primario di famiglie indigenti, prive di un alloggio legalmente assegnato, anche a causa dell’assenza di legalità nella gestione dell’edilizia popolare.
Delle sette famiglie sgomberate lo scorso 21 ottobre dagli alloggi del rione Marconi, una vive da oltre un mese nella propria auto anche se, in verità, non risulta essere abusiva ma assegnataria, anche se in via provvisoria. L’accertamento di tale condizione potrebbe essere facilmente verificato dai documenti in possesso negli archivi dell’amministrazione comunale.
Dietro le altre 6 famiglie, ci sono comunque storie diverse e altrettanto drammatiche che andrebbero affrontate nella loro singolarità.
Ma da tutto ciò,  almeno due interrogativi  sorgono spontanei. La soluzione proposta dall’amministrazione, allora ancora guidata dalla terna commissariale, è stata quella di dividere i nuclei familiari, ospitando in case d’accoglienza fuori città,  i bambini con le sole madri.
Ci chiediamo dunque se sia questa la soluzione ottimale che risponda a legalità e  ad un  senso di giustizia umano,  non soltanto  per i nuclei familiari. Non esisterebbero forse alternative, meno dispendiose e comunque legali, rispetto alla sistemazione in case d’accoglienza i cui costi, che graverebbero sulla collettività, ammonterebbero  a circa 60-80 euro al giorno per persona?
Il secondo interrogativo che sorge spontaneo è, il principio di legalità e trasparenza vale solo per le sette famiglie del rione Marconi o varrà anche per le centinaia di cittadini “abusivi” diffusi in tutto il territorio comunale?  Con quali risorse economiche il comune potrebbe provvedere ad un tale dramma sociale? Risponde al senso di giustizia e di legalità  lasciare alloggi popolari ad assegnatari fantasma che di fatto non occupano gli alloggi, garantendo loro, a distanza di anni, la possibilità dell’acquisto di quegli stessi alloggi che non hanno mai occupato?
Ricordiamoci che sia la Commissione Ministeriale di accesso agli atti sia l’ATERP (proprio su sollecitazione delle Associazioni scriventi) hanno più volte segnalato al Comune che fra  i “legittimi” assegnatari degli alloggi popolari figurano defunti, persone che si sono trasferite, che non pagano il canone ed ancora persone che hanno acquistato o vivono in altre case di loro proprietà. Ecco perché non vi sono  alloggi disponibili per i nuclei familiari che ne hanno davvero bisogno.
Legalità e trasparenza sono parole che vorremmo realmente realizzate in una società più giusta ed equa per tutti. Una società che non condanna famiglie e bambini in tenera età a vivere senza una casa, o in alternativa, alla separazione dal padre con costi onerosi per tutta la collettività. Una società che non lascia provvisoriamente una donna incinta e due figli nell’alloggio che ha occupato per disperazione,  togliendole nello stesso tempo il contatore dell’energia elettrica, e  sradicando con esso, la possibilità di una vita meno misera.
Inoltre, non si comprende perché il Comune, avendo la titolarità dell’alloggio e potendo installare il contatore della luce, debba costringere detta famiglia a rivolgersi all’ENEL ed a addossarsi gli ingenti costi dell’attivazione di un’utenza che tra un mese(scaduto il provvedimento giudiziario) ritornerà nella disponibilità del medesimo ente pubblico.
E’ di tutto ciò che vorremmo si dialogasse, quando si parla di legalità e trasparenza.

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