di Grazia Candido – Ncd fa le sue proposte per la futura gestione dei servizi comunali e dai locali del Coordinamento della Galleria Caminiti oltre a “bacchettare” la Terna e il gruppo dirigenziale del Comune, reo “di non aver adempiuto ai compiti imposti dal Governo centrale”, parla delle Società partecipate con particolare riguardo alla situazione della ex Multiservizi a seguito della elaborazione del relativo piano industriale. Sulla cattedra salgono agguerriti l’avvocato Oreste Romeo e l’ex numero uno della Recasi Franco Germanò che non le mandano a dire e come un fiume in piena si scagliano contro “una burocrazia latente e contro quelli che stanno promettendo posti di lavoro solo per salire sull’ambita poltrona di Palazzo san Giorgio”.
“La Multiservizi è un grande problema della città, ha risentito in grandissima misura delle vicende che hanno coinvolto Reggio ed è stata anche usata come prezzemolino della legalità, un canovaccio tristissimo che conosciamo bene – afferma l’avvocato Romeo – Non possiamo non sottolineare le attuali condizioni della città, soffermarci sui servizi insoddisfacenti, sottolineare le responsabilità e le inefficienze che ha avuto uno Stato poco attento. Per non parlare di una totale paralisi della Commissione straordinaria del Comune che altro non ha fatto che delegare alla pigrizia dei dirigenti comunali problemi mai risolti. Per questo va rivista in maniera seria e profonda la dirigenza amministrativa che ha causato parecchi danni alla città”.
L’esponente di Ncd parte da “una data storica il 28 giugno del 2013 quando ci fu l’impegno diretto in Prefettura da parte del presidente della Regione per salvaguardare i posti di lavoro della società Multiservizi”.
“Purtroppo, però, abbiamo assistito a lunghe attese, rinvii, false promesse e dopo 14 mesi, possiamo riscontrare il fallimento della burocrazia, dei Commissari che si limitano a delegare ad altri dei compiti già pronunciati. Ci hanno commissariato l’intelligenza – tuona Romeo – non dobbiamo rassegnarci a questo atteggiamento cronico e i Commissari prima di andare via devono recuperare un briciolo di dignità e dare una risposta a tante famiglie reggine che hanno subito l’inefficienza della burocrazia statale che si accoppia con un’altra “anatra”, la burocrazia comunale. Per due anni, siamo stati sotto questo cancro che ha devastato la città. Ora servono delle cure che attenuino queste metastasi. Il mio pensiero va all’individuo, alle famiglie che devono essere considerate per quello che sono e, soprattutto, si deve puntare all’interesse della città. Non vorrei – conclude il noto penalista – che i reggini venissero considerati come un esercito di clientes. Basta a selfie, basta pensare al ripopolamento dell’hinterland. Pensiamo a rispettare le persone”.
Sul tavolo non mancano tomi di delibere sapientemente ordinate e pronte per sfatare ogni minimo dubbio qualora ce ne fosse, perché per l’ex presidente della Recasi ed ex assessore comunale Giunta Scopelliti, Franco Germanò la parola d’ordine deve essere “trasparenza”. E proprio da questa parte per denunciare le incongruenze del “Piano industriale” redatto dalla Triade.
“Le vicende legate alle società partecipate del Comune sono vicende molto delicate e complesse che devono costringere la classe politica ad interrogarsi e a capire come comportarsi. È evidente che la gestione che è stata portata avanti in questi mesi dalla Commissione straordinaria coadiuvata da dirigenti interni ed esterni, i famosi “professionisti scienziati” che provengono da altri Enti dello Stato, mette in evidenza un risultato deludente. Ci saremmo aspettati un percorso coerente, omogeneo, razionale per quanto riguarda la gestione dei servizi pubblici e strumentali ma non avendo ancora oggi, un piano industriale definitivo della ex Multiservizi non possiamo che constatare l’incapacità dell’Amministrazione comunale – afferma Germanò – Durante la riunione del 28 giugno del 2013, la Triade si era assunta l’impegno di costituire una società in house e, dopo qualche settimana, crea un gruppo di lavoro con i dirigenti comunali ai quali assegna un termine di 15 giorni per elaborare un piano per verificare la fattibilità tecnica di una società in house. Dalla Regione viene garantita massima disponibilità ma si arriva al 5 di Marzo 2014 senza alcuna soluzione. Dopo un anno, infatti, i dirigenti non si pronunciano o meglio ritengono di non avere le competenze per scrivere un piano industriale e di non aver abbastanza tempo per adempiere ad un piano gravoso per la città”.
L’ex numero uno della Recasi senza peli sulla lingua, pone alla stampa qualche lecito quesito sulla “società di Torino che si è aggiudicata per 20 mila euro la realizzazione del Piano industriale, società che magari avrà avuto qualche contatto con referenti di qui”.
“Le cose scritte da questa società sembra siano state scritte da qualcuno che conosce bene le vicende dei lavori pubblici – postilla Germanò – Mi sa quindi, che si voglia continuare a gestire il settore delle manutenzioni, settore per altro molto delicato e appetibile per qualcuno intorno al quale girano circa 10 milioni di euro all’anno. E poi il piano industriale redatto include l’affidamento non a corpo dei servizi e allora quando la società in house finirà i soldi cosa accadrà in città? La filosofia che sta dietro a questo piano industriale lascia presumere la presenza di forze che possono determinare situazioni gravissime per la città e l’appello che facciamo ai Commissari è di riflettere bene su questo piano che oltre ad avere caratterizzazioni specifiche presuppone il licenziamento di 40 persone. Inoltre, stranamente, non tutte le figure professionali sono previste in questo piano industriale: ci sono figure nuove delle quali non capiamo l’utilità e ci giungono voci di manifestazioni di interesse da parte di candidati che sostengono che bisogna procedere a nuove assunzioni forse nel solco delle migliori e consolidate tradizioni familiari”.
I due esponenti del Nuovo centro destra da amministratori sul campo, tirano fuori la prima soluzione al problema: “creare una Holding per servizi e salvare i posti di lavoro”.
“Dobbiamo pianificare da un lato le attività sul territorio e dall’altro tutto il sistema delle attività strumentali (i servizi svolti ad oggi dalla Sati e dalle società miste Recasi e Reges) costituendo una holding che sia controllata direttamente dal Comune di Reggio Calabria. La comunità si lamenta che la città è sporca – continua Germanò – è verissimo ma ricordo che il Comune spende 9 milioni di euro ogni 6 mesi per il sistema di raccolta di rifiuti e in queste somme sono inclusi tutti i servizi annessi dal diserbamento allo spazzamento delle strade, alla ripulitura di caditoie e altro ancora. Purtroppo, manca la comunicazione tra gli uffici competenti. Invitiamo il centro sinistra e il suo candidato a sindaco Falcomatà a fare delle proposte, a confrontarci altrimenti non sarà credibile e dimostrerà immaturità politica e incapacità gestionale”.
A raccolta viene quindi chiamata tutta la politica, le associazioni, i cittadini, i lavoratori delle società miste per un confronto costruttivo ma soprattutto, “per tirar fuori tutte quelle verità nascoste da un gruppo mandato in città che ha disatteso le aspettative di un’intera comunità”.
“È opportuno affidare anche la manutenzione straordinaria alla società che gestirà i servizi pubblici che, secondo noi, deve diventare una stazione appaltante e attraverso gli appalti faccia lavorare le ditte pulite, senza alcuna macchia, della città – conclude Germanò – Se la Triade ritiene che la responsabilità di questo fallimento sia dei dirigenti li prenda a calci e li mandi a casa. Sempre la Terna commissariale ci deve spiegare perché ancora oggi, lavorano ditte ritenute “contigue” nella relazione della Commissione d’Accesso e poi ci si pone il problema di non poter utilizzare i mezzi della ex Multiservizi quando invece l’Avr usa tranquillamente i cassonetti della Leonia. Dalla prossima settimana partirà una campagna verità e diremo ai cittadini come stanno le cose sulle vicende oscure di questi due anni”.
L’ex assessore ai lavori pubblici ci tiene a precisare che il suo attacco è “rivolto assolutamente a chi sino ad oggi, ha tirato le redini del Comune”.
“Io non sono un alfaniano e non perché milito in un partito devo condividere tutto – precisa Germanò – E’ stato commesso un errore dal minsitro Alfano per quanto riguarda la proroga del commissariamento ma è chiaro che su alcune vicende non c’entra Alfano ma è responsabilità dei dirigenti e dei Commissari. A Reggio Calabria deve chiedere scusa lo Stato non Alfano perché molti si dimenticano ma la nostra città ancora oggi è gestita dalla Triade di prefetti”.





