di Stefano Perri – Era un vero e proprio sistema finanziario e creditizio parallelo quello messo in piedi dalle cosche reggine dei Condello e degli Imerti in sinergia con quelle rosarnesi dei Pesce e dei Bellocco.
Una sorta di holding del credito, con tassi usurai altissimi, accompagnati da intimidazioni e violenze efferate, nella cui rete erano caduti diversi imprenditori del territorio calabrese e lombardo. Un sistema disarticolato grazie alla odierna operazione ”Ndrangheta Banking”, condotta dai Carabinieri del Ros, coadiuvati dal personale della Direzione Investigativa Antimafia. Un giro d’affari che, oltre alle misure di diversi soggetti accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività creditizia e intestazione fittizia di beni, aggravati dalle finalità mafiose, è valso il sequestro preventivo, correlato all’odierna operazione, di beni aziendali e societari per un valore complessivo di circa otto milioni di euro.
GLI ARRESTATI – Complessivamente i destinatari del provvedimento di custodia cautelare sono 17, dieci dei quali in carcere (Francesco Buda classe ’73, Giuseppe Codispoti classe ’65, Domenico Condello classe ’72, Francesco Condello classe ’82, Gianluca Favara classe ’67, Francesco Foti classe ’58, Fortunato Danilo Paonessa classe ’74, Vincenzo Pesce classe ’52, Pasquale Rappoccio classe ’56 e Carmelo Vardè classe ’86) e sette agli arresti domiciliari (Carlo Avallone classe ’55, Antonino Cotroneo classe ’43, Biagio Francesco Maduli classe ’63, Paolo Pizzimenti classe ’88, Maria Grazia Polimeni classe ’77, Giacinto Polimeni classe ’52 e Mario Donato Ria classe ’47).
IL SISTEMA DEI CRAVATTARI – Un sistema realizzato grazie alla collaborazione di alcuni elementi di raccordo tra le varie cosche, figure con una funzione simile a quella dei brokers finanziari, quasi dei procacciatori di affari. Tra di esse spicca il ruolo centrale di Gianluca Favara, soggetto già tratto in arresto a seguito dell’operazione Reggio Nord, che operando per nome e per conto delle cosche aveva il compito specifico, attraverso una rete di fiancheggiatori, di individuare imprenditori in difficoltà e proporre la concessione dei crediti, con tassi usurari pari al 20% mensile, che quasi sempre si tramutavano, nel tempo, in cessione di quote societarie, acquisizione di immobili e di altri beni di lusso.
Nella squadra messa in piedi da Favara con l’obiettivo di allargare il giro d’affari delle cosche, una serie di soggetti con il compito specifico di individuare le possibili prede ed agganciarle con le proposte di prestito. Tra loro anche l’imprenditore reggino Pasquale Rappoccio, anche lui come Favara già tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Reggio Nord, che era ormai divenuto una sorta di mandatario dell’organizzazione, e titolato ad agganciare gli imprenditori vittime dell’usura.
I PATRIMONI LOMBARDI – Assieme a lui nella rete dei Carabinieri del Ros anche alcuni soggetti che già da tempo erano nel mirino della Procura Distrettuale di Milano e che rappresentavano un’articolazione territoriale delle cosche Pesce e Bellocco di Rosarno. Nel tempo erano riusciti a mettere in piedi un lento e graduale processo di aggressione del patrimonio mobiliare e immobiliare di soggetti appartenenti all’imprenditoria milanese, attraverso estorsioni e prestiti usurari, in collegamento con la locale ‘ndranghetista di Lonate-Pozzolo e con gruppi appartenenti alla criminalità comune.
GLI IMPRENDITORI – Nel sistema messo in piedi dalle cosche sono finiti complessivamente quattro imprenditori, tutti operanti nel settore edilizio, due provenienti dal territorio reggino e due del milanese, vittime in alcuni casi di usura per debiti di diverse centinaia di migliaia di euro. La prassi era sempre la stessa: i soggetti venivano avvicinati da personaggi vicini alle cosche di ‘ndrangheta del reggino o alle articolazioni lombarde e veniva proposto loro il prestito di denaro, la cui restituzione poi veniva richiesta in maniera sempre più stringente con tassi di interesse altissimi accompagnati da minacce, intimidazioni e veri e propri pestaggi.
”L’odierna operazione – ha commentato il Procuratore Federico Cafiero De Raho – va a toccare uno degli aspetti più significativi e più inquietanti dell’economica illegale. L’attività finanziaria della ‘ndrangheta, espressa attraverso l’esercizio abusivo del credito, rappresenta uno degli strumenti principali di finanziamento delle cosche. E questo deve rappresentare un monito nei confronti degli imprenditori che ricorrono ai canali illegali, che inizialmente sembrano facilmente accessibili ma poi si rivelano un passaggio superato il quale si diventa vittime di un circuito che massacra e distrugge”.





