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Catanzaro: i giovani della Confacit si interrogano sul tema ''Rivalutare il ruolo dell’Università e della funzione docente''

12 Maggio 2014
in Catanzaro, CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Di seguito la nota diffusa dai giovani della Confacit – L’Università sia un vero luogo di formazione e di unità del sapere. E’ quanto rivendicano i giovani della Con.f.a.c.i.t. , sezione

provinciale di Catanzaro, l’associazione di promozione sociale che ispira il suo operare alla dottrina sociale della Chiesa.
Negli ultimi anni l’università è stata oggetto di riforme e trasformazioni, ponendosi come uno dei punti chiave dei programmi di governo delle legislature più recenti, ma, secondo i giovani Con.f.a.c.i.t.,  ci si è dimenticati dell’obiettivo più rilevante dell’università: formare persone in grado di dare un risvolto pratico alla conoscenza. L’università continua a rimanere un luogo in cui poco o nulla si fa per preparare persone che sappiano svolgere, sin dalla laurea, un mestiere attinente alle materie studiate.
Così ci si trova di fronte a migliaia di neolaureati che, al contrario di molti colleghi europei, hanno bisogno ancora di altri anni per poter dare una “prospettiva lavorativa” ai propri studi.
“Non c’è dubbio, sostiene Donato Bulotta, responsabile provinciale dei giovani della Con.f.a.c.i.t., che l’Università sia nata e sia stata pensata come luogo dell’unità del sapere; questa caratteristica si riflette nel suo stesso nome; si tratta di vedere in che misura essa lo sia ancor oggi. Ma, purtroppo, il sistema universitario italiano presenta oggi tante criticità che noi studenti tocchiamo ogni giorno. Le gravi mancanze di questo sistema, continua Bulotta, fanno si che la preparazione del neolaureato spesso non è sufficiente per superare le prove d’accesso alle professioni, né per operare poi in esse. Occorre rivalutare la funzione docente, cioè sul momento della trasmissione delle conoscenze e sull’importanza di farne cogliere al discente il valore, piuttosto che su quello della loro acquisizione. Caratteristica dell’Università dovrebbe essere che il momento didattico sia una conseguenza ed un’espressione di quello della ricerca scientifica o dell’elaborazione culturale, di cui essa è la “sede primaria. Per questo noi studenti sentiamo l’esigenza di un insegnamento che sappia dare qualcosa di più di una formazione puramente tecnico-disciplinare.”
Per comporre una nuova sintesi, per superare le criticità e lacerazioni che ci affliggono, secondo i giovani della Con.f.a.c.i.t., è indispensabile proprio ricuperare il valore umanistico della ricerca scientifica e del sistema universitario. A questo scopo è, in primo luogo, necessario tornare alle stesse motivazioni originarie della scienza, che sono, come sosteneva Francesco Bacone, motivazioni di tipo conoscitivo prima che applicativo.
“Condividiamo – conclude Donato Bulotta – la posizione espressa nei giorni scorsi da Sebastian Ciancio, presidente della F.U.C.I., di Catanzaro, secondo il quale l’università non può dichiararsi comunità senza rappresentare un luogo di sviluppo intellettuale e morale e che vi deve essere più cultura e meno burocrazia, instaurando un clima di fecondo confronto tra docenti e discenti.
Per realizzare queste nostre aspettative occorre, sicuramente, una presa di coscienza da parte dei responsabili dell’ateneo, ma è altrettanto importante che gli studenti assicurino una collaborazione propositiva. Solo un clima sinergico tra i responsabili dell’Università, i docenti e gli studenti, senza ergere steccati e barriere, potrà  far si che l’università italiana possa svolgere appieno il ruolo che la Costituzione riconosce agli studi superiori, promuovendo lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e rendendo effettivo e concreto il diritto allo studio universitario ed alla formazione qualificata, che possono essere ricondotti nel novero dei diritti fondamentali dell’individuo.”

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