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Morte Bergamini: il titolare del bar smentisce Isabella

22 Agosto 2014
in CITTA, Cosenza
Tempo di lettura: 4 minuti
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bergamini

Che Isabella Internò, l’ex “fidanzata quasi ufficiale” di Denis Bergamini, mentì ai Carabinieri la notte del 18 Novembre 1989, ormai è chiaro a tutti, ma le incongruenze nel suo racconto

sulla morte del calciatore cosentino erano ben chiare fin dall’inizio.

Il suo racconto, compreso il “tuffo” del quale a distanza di anni è stata provata l’incoerenza (LEGGI L’ARTICOLO), sarebbe dovuto apparire immediatamente lacunoso e contraddittorio. Il primo a smentire le parole di Isabella fu il titolare del “Bar Mario”, Mario Infantino, dove Isabella Internò giunse dopo il dramma per telefonare insieme al “passante misterioso” (LEGGI L’ARTICOLO).

Secondo quanto dichiarò Infantino, Isabella giunse nel suo locale quella sera, intorno alle 19.30 “accompagnata da un signore. La giovane – dichiarò Infantino ai carabinieri la sera dell’omicidio – appena entrata ha chiesto di un telefono dicendo che il suo ragazzo si era ammazzato. A quel punto, poiché mi era sembrata strana, sono stato un po’ titubante, senonché è intervenuto il signore che l’accompagnava, il quale dall’accento mi era sembrato settentrionale, che mi ha confermato della morte di un giovane sotto un camion oltre Roseto, verso Montegiordano”.

Da qui, il racconto del ristoratore inizia a contraddire la Internò e anche il rapporto dei Carabinieri relativamente alla Maserati “sdoppiata” (LEGGI L’ARTICOLO). “A quel punto – continua Infantino – ho messo a sua disposizione il mio telefono, e la ragazza ha fatto tre, dico tre, telefonate”. Tre telefonate, non due come dichiarò, invece, Isabella ai carabinieri ed al procuratore Abbate (LEGGI L’ARTICOLO), “la prima, ho sentito che parlava con la mamma, ed è durata circa un dieci minuti. La seconda con il mister (Gigi Simoni, allenatore del Cosenza all’epoca dei fatti, ndr), che è durata pure 10-15 minuti. E la terza con tale Marino […]. Ricordo che la ragazza nel parlare con Marino, gli chiedeva se Bergamini, prima di lasciare Cosenza, gli aveva confidato qualcosa”.

Infantino smentisce Isabella anche su un altro fatto. A telefonare ai carabinieri, infatti, secondo la Internò, fu il “passante sconosciuto”, Infantino, invece sottolinea che a farlo fu proprio lui: “Preciso che quando siete arrivato al mio locale voi brigadiere, il ragazzo già era partito da oltre dieci minuti, e nel mio locale vi era soltanto la ragazza… Voglio ancora precisare che la ragazza dal mio locale non ha telefonato alla vostra caserma ma ho chiamato io”. Mentre Isabella telefonava, Infantino parlava con lo sconosciuto che “gli aveva detto che la sua auto era rimasta sul posto con dentro la moglie incinta (auto mai trovata sul luogo dell’incidente, né vuota, Nè tantomeno con passeggeri o donne incinte, ndr), ed egli con la ragazza aveva fatto uso della Maserati fino al mio locale, per poi tornarsene nuovamente con la Maserati sul posto. Ricordo che nell’abitacolo della Maserati – prosegue Infantino – la ragazza si era fatta prendere la giacca, e ho notato che vi era anche un giaccone”.

Dunque, quando i carabinieri giunsero sul posto non c’era il passante, ma non c’era nemmeno la Maserati, che dal loro rapporto risulta essere dotata del dono dell’ubiquita. Il passante è andato via con la Maserati per raggiungere “la moglie incinta” sul posto dell’incidente. La Maserati del suo “fidanzato quasi ufficiale” data in uso, così ad uno sconosciuto? “Ignoro chi sia il giovane che mi ha accompagnato a telefonare”, dice al magistrato la Internò. Allora perché far guidare ad un estraneo l’auto che dopo qualche tempo la ragazza reclamava prepotentemente quale sua? Per farlo tornare sul luogo dell'”incidente”, dove poi risulta effettivamente la Maserati, anche secondo quanto detto da Simoni? E il passante dopo essere tornato all’altezza dello spiazzo, che fine ha fatto? Con chi si è allontanato? Pisano può chiarire questi fatti visto che da lì non si mosse?

Si potrebbe pensare a questa ricostruzione della linea temporale: Isabella giunge a Roseto con la Maserati accompagnata dallo “sconosciuto” dopo che qualcuno aveva ad arte posizionato il corpo di Denis sull’asfalto. Il titolare del bar, dopo che Isabella fa tre telefonate, chiama i carabinieri, che ancora non sanno nulla e non possono essere sul luogo dell’incidente. Intanto il ragazzo dall’accento “settentrionale” va via con la Maserati, raggiunge il camion di Pisano prima dei carabinieri e di Simoni, scompare. Arrivano i carabinieri che vedono la Maserati e dopo raggiungono Isabella a Roseto. Forse la Maserati ha il dono dell’ubiquità, perché i carabinieri si lasciano influenzare dal racconto di Infantino. Quel che è certo è che non cercano lo sconosciuto, dichiarano che c’è congruenza tra lo stato dei luoghi, il corpo ed il racconto del Pisano e della Internò.

Ma andarono veramente così i fatti? Nulla è certo, tutto è nebuloso. E ancora, perché Isabella nascose la terza telefonata al calciatore Marino? Cosa avrebbe dovuto confidare, secondo la ragazza, Denis al compagno di squadra? La squadra ha un ruolo in tutto questo? (clava)

(5 – continua)

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