
di Emanuela Martino – Si svolgerà il prossimo 13 novembre, l’esame sulle tracce subungueali ritrovate sul corpo
di Madalina Pavlov, la giovane rumena precipitata dallo stabile di Via Bruno Buozzi, la sera del 21 settembre del 2012 e per il quale il pm Teodoro Catananti di recente ha riaperto il fascicolo ipotizzando l’istigazione al suicidio.
Saranno gli esperti del Ris di Messina a eseguire le operazioni di laboratorio, alle quali sono stati invitate le parti interessate, la madre, Agafia Gabriella Cutulencu e il suo legale, Giuseppina Iaria, e i fratelli della giovane Madalina, Elena e Gigi Sabadic, nati da un precedente matrimonio della signora, difesi dall’avvocato Sgarlata.
I risultati si aggiungerebbero a quelli già effettuati dai Ris sugli silp di Madalina, sui quali sarebbe stato identificato il sudore di un profilo maschile, esami che potrebbero aiutare meglio a delineare le dinamiche della morte della ragazza.
La madre, infatti, non ha mai creduto al suicidio della figlia e col sostegno del suo avvocato ha inoltrato alla procura una serie di istanze, ancora inevase, a partire dalla richiesta di riesumazione del cadavere, sino alla verifica di una possibile gravidanza della giovane.
Il dubbio atroce che tormenta la signora Cutulencu è che la figlia, all’epoca impiegata in una pizzeria del lungomare, le abbia tenuto nascosto qualcosa, un particolare in più rispetto alla vita che normalmente conduceva e tale da non averla fatta recare per caso nell’edificio in centro città.
Una sorta di “doppia vita” della ragazza di cui nulla saprebbe la sorella Elena Sabadic, come lei stessa ha dichiarato alla telecamere della trasmissione Rai Storie Vere, e con la quale Madalina viveva all’epoca della disgrazia.
Da queste supposizioni maturano anche le perplessità rispetto al punto di caduta della giovane, indentificata nella terrazza secondo i primi accertamenti, ma senza una prospettiva chiara su come Madalina ci fosse arrivata, non possedendo la chiave di accesso.
Elementi che hanno indotto i fratelli Sabadic a nominare il criminologo Ezio Denti per l’approfondimento di alcuni aspetti del caso, mentre la signora Cutulencu e l’avvocato Iaria si sono rivolte al medico legale Mario Privitera per il quale Madalina presentava escoriazioni sul corpo non «compatibili con una caduta sulla schiena».
Per questo si attende anche la prova decisiva con un automobile uguale a quella su cui è precipitata la ragazza (l’originale è stata rottamata dopo pochi mesi dall’evento) per verificare il punto esatto della caduta.
A margine delle indagini della procura di Reggio Calabria, inoltre, si aggiungono quelle a cui ha dato corso l’avvocato Iaria, rivolgendosi ai carabinieri della capitale.
Da tempo il legale riceve minacce inquietanti, alcune a Roma (da qui la competenza territoriale capitolina), nei giorni della partecipazione alla trasmissione “Chi l’ha visto”.
A queste si aggiunge l’attacco hacker sul computer dell’avvocato Iaria, una intromissione regolarmente denunciata e probabilmente proveniente dall’estero, secondo le prime indagini. Un particolare sul quale la Iaria intende andare a fondo, chiedendo alle autorità competenti la rogatoria internazionale.




