
Questa la domanda semplice e chiara che il “Comitato contro il trasferimento e la clonazione dei Bronzi di Riace” propose di rivolgere allora ai cittadini per contrastare il disegno del governatore Chiaravalloti che voleva far clonare le due opere d’arte per poter inviare le copie gemelle in giro per il mondo.
L’idea di base era che chiunque avesse visto le copie identiche si sarebbe poi precipitato a Reggio per ammirare gli originali custoditi al Museo Nazionale della Magna Grecia.
Ritenemmo allora che fosse opportuno chiedere ai cittadini cosa ne pensassero, proponendo il complicato iter che portò il Comune guidato da Giuseppe Scopelliti a raccogliere la nostra pressante richiesta di indire la consultazione.
Chiaravalloti sottovalutò il fatto che i Bronzi sono “i beni identitari” del Museo di Reggio Calabria, proprio come la Gioconda per il Museo del Louvre.
Dieci anni fa, era un afoso lunedì, il 30 giugno 2003, quando si diede avvio al voto per il referendum contro la clonazione dei Bronzi. Si votò per tutta la settimana, fino al 6 luglio. Ogni giorno i reggini si sottoposero volontariamente e civilmente alla calura e a lunghe ore di fila. Venne apprezzata la novità e l’originalità dell’idea e l’estensione del voto anche ai quindicenni.
Quel referendum fu un laboratorio di democrazia partecipata che precorse i tempi. Su 30.612 votanti, 30.564 (99.40%) reggini dissero di no alla clonazione. Solo 186, ovvero lo 0.6%, furono i sì.
Forse troppo poco abbiamo valorizzato quella straordinaria battaglia e quel referendum, un laboratorio di democrazia partito dalla nostra città. In tempi di primarie aperte, chiuse, finte, inquinate, annunciate o mai realizzate, forse quello spirito andrebbe recuperato e diffuso.
Noi continueremo su quella strada incalzando Regione, Soprintendenza e Ministero perché il Museo riapra i battenti e i Bronzi rialzino la testa al più presto.
Francesco Alì e Pasquale Amato
COMITATO PER LA VALORIZZAZIONE E LA TUTELA
DEI BRONZI DI RIACE
E DEL MUSEO NAZIONALE DELLA MAGNA GRECIA




