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Versace: "Non immaginavo ci fossero tutti questi ladri in Parlamento!"

30 Settembre 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 4 minuti
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versacesanto
“Io non devo dar conto a Berlusconi né a nessun altro uomo politico, ma solo al popolo italiano. Se si tratta di creare un direttorio ristretto per riscrivere le regole,

salvare il Paese io ci sto” – dice Santo Versace a strill.it poche ore dopo la sua clamorosa rottura con Berlusconi e la fuoriuscita dal gruppo parlamentare del pdl per approdare al misto della Camera dei deputati –  “ma a condizione che si ponga come primo requisito il contrasto, fermo ed efficace, alla spaventosa corruzione che attraversa il Paese. Solo in questo caso sono disposto a metterci la faccia e il cognome che porto agli occhi del mondo. Operazioni di piccolo cabotaggio, di bassa lega, finalizzate a rinsaldare poltrone o a puntellare il partito non mi interessano.  Lo ripeto” – chiosa Versace – “non ho bisogno né di visibilità né di alcun tipo di ritorno, avverto esclusivamente la necessità di offrire il mio contributo al Paese; se accetteranno bene, altrimenti vado per la mia strada”

Un minimo di apertura, dopo le telefonate ricevute da Alfano e Verdini, ancora da parte di Santo Versace c’è, ma le condizioni sono pesantissime: ”L’Italia e’ un grande Paese, secondo al mondo per produzione manifatturiera, dopo la Germania, ma c’e’ un grande debito pubblico figlio della corruzione che costa 60 miliardi di euro l’anno e che comporta un’imposizione fiscale pesantissima” – aveva detto ieri Versace  a ”Piazza Pulita” di La Sette. Il deputato dimissionario dal Pdl ha pero’ sottolineato che di questa situazione ”sono responsabili tutti i partiti dell’arco costituzionale”. ”Il caso Penati e’ solo – ha aggiunto Versace – la punta dell’icesberg. La politica non puo’ aspettare la magistratura, ma su certe cose deve precederla”.
Le parole di Santo Versace sono solo la parte conclusiva di una sorta di tracimazione di un fiume che si è ingrossato strada facendo. Più volte, in occasioni dapprima private e poi pubbliche il deputato reggino aveva avuto modo di sottolineare il suo disagio rispetto alla piega presa da azioni ed atteggiamenti della compagine di governo.
Il suo contributo alla causa, alla luce di quanto accaduto in poco più di tre anni, è stato pressocchè impalpabile, come accade praticamente a tutti gli yes-man, figli di un sistema che ha portato in Parlamento uomini nominati e, spesso, senza né arte e né parte; uomini chiamati solo ad alzare la mano o a premere il bottone.
Lui, però, era convinto di riuscire a dare una mano importante, di poter spendere la credibilità del cognome in giro per il mondo. Avrebbe voluto, da Berlusconi, fin dalla prima ora, un incarico adeguato a ciò che il nome Versace rappresenta per il pianeta ed anche a ciò che lui stesso poteva dare.
La carica praticamente cucita (…) addosso a lui sarebbe stata quella relativa al dicastero dello sviluppo economico e del commercio internazionale, come avvenne nel 1995 con Susanna Agnelli (che, forte del suo cognome, riuscì ad evitare la pressocchè decisa esclusione dell’Italia dal Consiglio di sicurezza dell’Onu), ma, nonostante promesse e rassicurazioni non se ne fece nulla, e Versace, fin qui, è rimasto in attesa che giungesse il suo momento.
E però, ad un certo punto si è accorto, ad esempio, che il suo modo di concepire la politica era diverso da quello del Principe (più vicino, in vero, a quello di Scilipoti) e non ne ha potuto più sbottando: ” I miei amici dall’estero – ha detto Versace a Radio 24 – “mi tempestano di telefonate e mi chiedono come facciamo a sopportare queste cose: in tutto il resto del mondo sarebbe chiusa e superata politicamente. L’immagine dell’Italia vista dall’estero e’ imbarazzante e ridicola. Anche il caso Romano, un Ministro che viene inquisito e non sente il dovere di fare un passo in dietro, e’ finita. Berlusconi e’ un imprenditore illuminato, un uomo straordinario e una grande persona ma oggi lui stesso dovrebbe capire che e’ il momento di agevolare il centrodestra a rigenerarsi. Caro Presidente ha delle bellissime ville ai Caraibi: si goda la vita!”
Verrebbe da chiedersi e da chiedergli se non ha atteso un po’ troppo per comprendere quello che gli accadeva intorno: “Francamente non immaginavo” – risponde Versace ad un telefono rovente – “che i ladri in Parlamento fossero così tanti, lo schifo che è venuto fuori negli ultimi mesi non lo pensavo nemmeno lontanamente quando, nello scorso dicembre, per un atto di responsabilità e di lealtà nei confronti del premier, votai la fiducia portando con me altri tre deputati. Ora basta” – continua Santo Versace – “però, le cose sono degenerate troppo e non si tratta solo della pur fondamentale questione etica e morale. Anche sul piano tecnico gestionale si sono assommati errori ad errori, basti pensare solo alle due, tre manovre finanziarie in pochissimi mesi. No, non si poteva andare avanti”
“Apprezzo il gesto compiuto da Versace perche’ lo considero un atto di onesta’ politica ma non lo condivido” ha chiosato il Presidente della Commissione Antimafia e anima storica del Pdl, Beppe Pisanu, mentre Isabella Bertolini, vicepresidente del gruppo a Montecitorio, sottolinea che ”Siamo dispiaciuti per il nostro amico Santo e preoccupati, perche’ c’e’ uno stato di malessere che andrebbe affrontato e non ignorato”.
Ecco, il gesto di Santo Versace potrebbe aver fatto saltare il tappo del malessere interno al Pdl nei confronti di re Silvio, ma lo stesso Versace è troppo esperto delle cose del mondo per non comprendere che un conto è il grande gesto fatto da uno che si chiama Versace, ben altra cosa è chiedere la stessa cosa a chi, ad esempio, si chiama Scilipoti e tornerebbe in un attimo da dove è venuto, il nulla.
Intanto Alfano e Verdini in persona hanno provato a ricucire la situazione telefonando a Versace, in vista anche di un prossimo rimpasto di Governo che, tra l’altro, dovrebbe portare a ricoprire un ruolo di sottosegretario Pino Galati, già indicato pubblicamente da Berlusconi in persona quale prossimo a ricoprire quel ruolo.

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