Soriero, Consigliere d’amministrazione della Svimez, ha partecipato ieri alla conferenza stampa che siè tenuta a Roma nella sede di Porta Pinciana.
Il Rapporto SVIMEZ 2011 che sarà presentato il prossimo27 settembre, dice chiaramente che:
stagnano i consumi e sono molto deboli gli investimenti. Si configura ormai una vera e propria ““Emergenza giovani “ giacchè 2 di essi su 3 sono a spasso.
Oltre il 30% dei laureati meridionali ,sotto i 34anni, non lavora e non studia.
Un Sud che arranca, pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra,
con Abruzzo, Sardegna e Calabria che segnalano qualche dato positivo.
Un Sud dove le famiglie hanno difficoltà a spendere, e il tasso di disoccupazione effettivo volerebbe al 25%, considerando chi il lavoro lo vuole ma non sa dove cercarlo.
Chiediamoci allora subito: perchè l’Italia cresce meno della media Ue e il Sud arranca tanto ?
La crisi ha picchiato forte in tutto il Paese, ma in termini di Pil pro capite il Mezzogiorno è sceso addirittura dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010.
A livello regionale, la forbice oscilla tra il boom del Veneto (+2,8%) e la flessione della
Basilicata (-1,3%).
All’interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all’Abruzzo (+2,3%), che recupera
in parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell’industria e alla buona performance
dei servizi. Grazie alla crescita del terziario registrano segni positivi anche Sardegna
(+1,3%) e la Calabria (+1%).
In valori assoluti, nel 2010 la regione più ricca è stata la Lombardia, con 32.222 euro annui per abitante mentre la Calabria è ancora ferma a 16.657 euro procapite, con un livello molto basso di occupazione ferma al 42,2% .
Da segnalare che dal 2000 al 2010 la spesa delle famiglie al Nord è cresciuta dello 0,5%,
al Sud è scesa dello 0,1%. Più elevata nel periodo la spesa della PA: +1,4% al Sud, +1,6%
nel Centro-Nord.
In ripresa nel 2010 gli investimenti (+2,5% a livello nazionale), ma al Centro-Nord tre volte
più del Sud (+3,1% contro +0,9%).
A far rallentare il Mezzogiorno sono stati in particolare gli investimenti nelle costruzioni, -4,8%, che dal 2008 al 2010 hanno segnato un calo addirittura del 16%, principalmente per effetto della crisi che ha colpito le aziende da un lato e per la contrazione degli investimenti pubblici dovuti ai tagli del FAS e alle manovre correttive di bilancio.
Son questi i dati che plasticamente segnalano l’urgenza di un salto di qualità nella capacità di analisi e di proposta, da far maturare in Calabria a tutti i livelli politici, istituzionali, sociali e culturali per poter pesare credibilmente sia a livello nazionale che a livello europeo.
LA CALABRIA HA ANCORA VINCOLI PESANTI, MA POSSIEDE ANCHE RISORSE PREZIOSE ,A PARTIRE DA QUELLE GIOVANILI, CHE VANNO SUBITO IMPEGNATE PER CONTRIBUIRE AL SUPERAMENTO DELLA CRISI CALABRESE E ITALIANA.




