
In un momento assai critico per la giustizia, al collasso a causa dell’ingente mole di procedimenti giudiziari, difficili da gestire e da smaltire, è curioso il destino cui vanno incontro i sessanta lavoratori calabresi in somministrazione a tempo indeterminato
che svolgono mansioni di operatori giudiziari.
Si tratta di sessanta persone, uomini e donne, assegnate ad alcune sedi giudiziarie del territorio calabrese: gli uffici giudiziari di Palmi (per quanto concerne l’area della Piana di Gioia Tauro), di Locri (per quanto concerne la Locride), di Lamezia Terme e le Procure Distrettuali Antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria.
Per loro l’esperienza lavorativa inizia l’1 ottobre 2010: mesi di lavoro, al servizio della macchina della giustizia perennemente in panne. Un apporto, quello dei sessanta lavoratori interinali, che ha contribuito a mandare avanti le procedure amministrative degli uffici giudiziari, con particolare riferimento al settore penale, presso il quale sono stati assegnati fin dall’inizio. Il contratto dei sessanta, però, scadrà tra pochi giorni, il 30 aprile, essendo già stato prorogato di un mese rispetto al contratto originario, in scadenza il 30 marzo scorso.
Gli uffici giudiziari calabresi, dunque, verranno privati di sessanta figure professionali che, negli ultimi mesi, avevano eliminato un po’ del peso lavorativo che grava, quotidianamente, sul personale giudiziario. A perdere alcune risorse, peraltro, saranno anche le due Dda di Reggio Calabria e Catanzaro, quotidianamente in lotta contro il crimine organizzato. L’assenza di fondi è la causa che viene addotta al mancato rinnovo del contratto, con il risultato che uno dei settori più importanti della vita di uno Stato, quello giudiziario, continuerà a essere trascurato e privato delle necessarie risorse per garantire ai cittadini il sacrosanto diritto di una giustizia veloce ed efficiente. Pochi giorni e per i lavoratori sarà dichiarato il “rompete le righe”: assai strano in periodo storico in cui si lamenta, costantemente, l’assenza di personale. Il personale, adesso, sarebbe a disposizione e, inoltre, già rodato da alcuni mesi di lavoro: gli eventuali nuovi bandi comprenderebbero nuove risorse umane che, però, avrebbero bisogno di tempo per entrare a pieno regime nei meccanismi, assai complessi, del settore giustizia. Niente risorse (né nuovi fondi) e così il 30 aprile scadrà l’accordo per i sessanta lavoratori. Tutto nell’indifferenza generale della politica locale e nazionale, nonché dei ministeri competenti e da parte di chi nel settore giustizia lavora quotidianamente e ha avuto modo di apprezzare l’opera dei lavoratori interinali.




