• Reggio: crivellato di colpi Domenico Chirico, il cognato di Paolo Iannò

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    di Claudio Cordova – In città si torna a sparare. E la vittima non è di certo uno qualunque, anzi. E le dinamiche con cui Domenico Chirico, 59 anni, è stato “posato” sono quelle di un classico agguato mafioso, come quelli che si riservano

    ai boss. Lo hanno freddato con una decina di colpi sparsi in tutto il corpo, anche in volto. Chirico è morto quasi subito, intorno alle dieci del mattino, investito dalla raffica di piombo all’interno di un cortile in via Umberto, stradina posta nel rione Gallico, periferia nord di Reggio Calabria.

     

    La vittima è ritenuta una personalità molto in vista all’interno della cosca Condello di Reggio Calabria, il cui boss, Pasquale Condello, il supremo, venne arrestato, il 18 febbraio 2008, dopo una lunga latitanza, dal Ros dei Carabinieri nel rione Pellaro che, invece, si trova nella zona sud della città.

     

    Chirico era tornato in libertà da circa un anno dopo aver scontato una condanna per associazione mafiosa inflittagli nel processo “Olimpia”. L’uomo è peraltro cognato del pentito Paolo Iannò e genero del boss Paolo Suraci, ucciso in un agguato nel 1987: secondo gli investigatori, tuttavia, l’eliminazione di Chirico non sarebbe una vendetta contro Iannò il cui “pentimento”, peraltro, non è affatto recente.

     

    Vi sarebbe dell’altro, vista la caratura criminale della vittima. Secondo molti, infatti, Chirico era davvero un boss di primissimo livello nella zona nord di Reggio Calabria, con riferimento al rione Gallico. Come detto, la vittima è stata centrata da diversi colpi d’arma da fuoco di diverso calibro, una pistola calibro 9 e una calibro 7,65: circostanza che porterebbe gli investigatori a credere che la spedizione omicida fosse composta da almeno due individui.

     

    A indagare sul caso, che presenta tutte le caratteristiche dell’agguato mafioso, è la Squadra Mobile di Reggio Calabria: la polizia scientifica ha infatti effettuato i rilievi di rito sul luogo del delitto, all’interno del cortile di un palazzo in costruzione, dove la vittima era impegnata per lavori di ristrutturazione. Il coordinamento delle indagini è affidato alla dirigente della Sezione Omicidi, Angela Rogges, e al magistrato di turno della Procura di Reggio Calabria, Carmela Squicciarini. Anche l’intervento del medico legale, dottor Mario Matarazzo, potrà fornire qualche particolare in più sulle dinamiche dell’agguato.

     

    La tensione, sul luogo del delitto, nei pressi del rinomato Hotel President, è salita allorquando il corpo dell’uomo stava per essere deposto nella bara sotto gli occhi di una ventina di persone: alcuni parenti e amici della vittima si sono infatti scagliati contro giornalisti e operatori, intimando loro di spegnere le apparecchiature e minacciando di passare alle vie di fatto. Circostanza poi effettivamente avvenuta con il lancio di un telefono cellulare che ha sfiorato di poco alcune teste.

     

    In città si torna a sparare e la vittima “eccellente” non lascia presagire niente di buono: il fermento di alcune consorterie mafiose (da inquadrarsi anche nelle numerose intimidazioni ai magistrati) è un pessimo segnale e, a ogni tragico evento, la mente ritorna a una ventina d’anni fa.

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