
E’ dura e vibrata la protesta dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori relativamente alla sentenza della Corte Costituzionale che sancisce, nei casi di pedofilia e prostituzione minorile, la non obbligatorietà del giudice a disporre o mantenere la custodia in carcere dell’indagato
a favore di misure cautelari alternative.
L’avvocato Antonino Napoli, responsabile dell’Ufficio Legale dell’Osservatorio, critica la sentenza della Corte Costituzionale: “Che – afferma – non considera i pedofili malati a rischio di elevata reiterazione del reato”.
Napoli ricorda che: “Fino ad oggi, l’unico strumento per evitare la reiterazione dei reati della stessa specie è il carcere, pertanto erra la Corte Costituzionale nel ritenere che i fatti integranti i delitti in questione possono essere meramente individuali e tali da non postulare esigenze cautelari affrontabili solo e rigidamente con la massima misura. Tale impostazione – continua l’esponente dell’Osservatorio – potrebbe essere condivisibile solo se vi fossero in Italia normative volte ad imporre ai pedofili ed ai fruitori di materiale pedopornografico cure in strutture idonee al relativo trattamento, coniuganti anche le esigenze di cautela sociale”.
“La Corte Costituzionale – conclude Napoli – che dovrebbe essere la sentinella del diritto vivente, non ha considerato gli effetti devastanti di questa pronuncia, che consentirà agli accusati di pedofilia, nonostante la gravità indiziaria a loro carico, di rimanere liberi e commettere indisturbati reati della stessa specie”.
Al giudizio tecnico dell’avvocato Napoli si aggiunge quello del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio e consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia, a parere del quale: “Ancora una volta la legge contempla donne e bambini quali cittadini di serie B e tutto ciò è inaccettabile. Lo Stato dovrebbe garantire giustizia alle vittime, non agevolazioni ai delinquenti”.




