Ha avuto luogo giovedì 27 maggio l’Annuale del Corpo della Polizia Penitenziaria per la Provincia di Reggio Calabria, che si è svolta presso la Casa Circondariale di Locri.
Al cospetto di un autorevole e nutrito parterre di autorità e di poliziotti penitenziari e pensionati del Corpo di Polizia Penitenziaria, si sono avvicendati sul palco della Sala Teatro del carcere diverse figure del corpo della Polizia Penitenziaria che hanno dato lettura dei messaggi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Capo del Dipartimento Franco Ionta, pronunciati in occasione della Festa Nazionale del Corpo di Polizia Penitenziaria del 18 maggio scorso presso i Fori Imperiali a Roma. A seguire sono intervenuti il Comandante di Reparto Domenico Paino per rappresentare l’attività operativa del Reparto di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Locri e il Direttore Patrizia Delfino per i saluti alle autorità presenti. I messaggi del Comandante di Reparto e del Direttore hanno puntualmente posto in evidenza gli immani sacrifici a cui sono sottoposti gli operatori dell’Amministrazione penitenziaria che svolgono i propri compiti con abnegazione e spiccato senso di umanità, ricordando inoltre i colleghi prematuramente scomparsi. Presenti, tra le autorità venute alla Casa Circondariale di Locri, il sindaco di Locri Francesco Macrì, l’omologo di Reggio Calabria Giuseppe Raffa e il Vice Sindaco del Comune di Laureana di Borrello, il Vice Prefetto Francesco Campolo, il Vicario Generale della Diocesi di Locri – Gerace Mons. Cornelio Femia, il Segretario Questore dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, on. Giovanni Nucera, i Consiglieri Regionali Demetrio Battaglia, Antonio Rappoccio e Candeloro Imbalzano, il Presidente del Tribunale di Locri Giovanni Filocamo, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria Ferdinando Licata, i Procuratori della Repubblica di Locri e Palmi Giuseppe Carbone e Giuseppe Creazzo, il GIP di Locri Giuseppe Sarandrea, il Direttore dell’Azienda Sanitaria Locale di Locri Giustino Ranieri, il Comandante Provinciale del Corpo Forestale Giuseppe Gullì, il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco Claudio Manzella, il Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile di Locri Luigi Pacifico, il Comandante della Capitaneria di Porto di Roccella Jonica Aldo Ioppolo, il Comandante della Polizia Municipale di Locri Agostino Monoriti, le rappresentanti dell’associazione Libera contro la Mafia Debora Cartisano e Stefania Grasso, il Direttore della Casa Circondariale di Palmi Romolo Pani e il Comandante della Polizia Penitenziaria di Palmi Francesco Minniti, il Direttore della Casa di Reclusione di Laureana di Borrello Angela Marcello e il Comandante della Polizia Penitenziaria di Laureana di Borrello Giuseppe Cusato, il Consigliere Giuridico dell’Ufficio del Garante per i diritti dei detenuti Agostino Siviglia, vari rappresentanti della Polizia Provinciale, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, rappresentanti dei sindacati della Polizia Penitenziaria, una vasta delegazione dell’Associazione Nazionale della Polizia Penitenziaria e altri operatori e volontari dell’Amministrazione Penitenziaria.
Durante la solenne cerimonia è stata altresì conferita la Lode del Capo del Dipartimento all’Assistente di Polizia Penitenziaria Giacomo Vitagliano ed al termine della cerimonia è stata data lettura della preghiera del poliziotto penitenziario da parte di una giovane agente del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Di seguito i messaggi del Direttore della Casa Circondariale di Locri Patrizia Delfino e del Comandante del Reparto della Polizia Penitenziaria di Locri Domenico Paino, come spunto ulteriore per i contenuti dell’articolo:
SALUTO DEL DIRETTORE
E’ con grande onore che prendo la parola per salutare e ringraziare,anche a nome dei colleghi degli Istituti di Reggio, Palmi e Laureana di Borrello, del Direttore (UEPE) ,del Direttore del C.P.A. di Reggio Calabria ,tutte le autorità civili, militari e religiose che con la loro gradita presenza hanno,ancora una volta, dimostrato attenzione e vicinanza nei confronti dell’Amministrazione Penitenziaria e di quanti per essa operano nelle strutture di questa provincia.
Saluto i rappresentanti delle organizzazioni sindacali,i familiari di coloro che ci hanno prematuramente lasciati,il personale a riposo, il personale tutto della Polizia Penitenziaria, e quello dei ruoli amministrativi ed il personale sanitario.
Un particolare pensiero va, con la gratitudine dell’Amministrazione,al personale di Polizia Penitenziaria caduto nell’adempimento del proprio dovere.
Il sistema penitenziario , come è ben noto, sta vivendo una condizione di grande difficoltà dovuta al sovraffollamento,ma anche alla gravissima carenza di risorse umane ed economiche.I dati appena forniti dal Comandante del Reparto fotografano pienamente la situazione di questo Istituto, ma anche quella degli istituti della Provincia.
Ed è proprio in queste difficili condizioni che gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria svolgono con grandi sacrifici i loro delicati compiti assicurando all’interno degli istituti penitenziari l’ordine, la sicurezza e la disciplina e nel contempo garantendo il trattamento rieducativo ed il reinserimento sociale delle persone detenute. E’ un compito arduo quello del recupero sociale dei reclusi che il poliziotto penitenziario riesce a svolgere , senza confusione dei ruoli, salvaguardando la serietà e la certezza della sentenza di condanna .Nella consapevolezza che si può combattere la criminalità, garantire la giustizia e l’affermazione delle leggi dello Stato, ,non solo punendo coloro che hanno commesso un crimine ma anche convincendoli,dove è possibile, attraverso il processo rieducativo ad abbandonare le scelte e gli atteggiamenti anti-istituzionali ed adottare una scelta di legalità e di valori civili.
Il poliziotto penitenziario dunque ,in questa ottica, partecipa con un intervento che è anche in qualche modo di prevenzione , alla difesa della società e nel contempo alla difesa di coloro che potrebbero nel futuro divenire vittime di ulteriori delitti.
Ed è questo il messaggio che in occasione di questo Annuale 2010 intendo lanciare ai cittadini onesti a quanti lottano per l’affermazione della giustizia , dei i valori civili e morali :la polizia penitenziaria attraverso un lavoro difficile,silenzioso, intenso contribuisce a pieno titolo a garantire la legalità, la giustizia ma anche la sicurezza sociale.
Grazie , uomini e donne della Polizia Penitenziaria . Auguri a voi ed ai vostri familiari che giornalmente condividono con voi le difficoltà del delicato lavoro.
Grazie per l’attenzione
DISCORSO DEL COMANDANTE DEL REPARTO DI POLIZIA PENITENZIARIA DI LOCRI
Vice Commissario Dr. Domenico Paino
Autorità,
Signore e Signori,
colgo l’occasione per porgere i miei saluti a tutti Voi, in particolare a tutte le autorità venute presso questo istituto penitenziario, autorità che hanno dimostrato grande sensibilità in questa ricorrenza che cade in un momento storico molto difficile per tutto il personale che opera nell’Amministrazione Penitenziaria. Ma permettetemi di salutare con caloroso affetto e fare una speciale menzione per tutto il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria presente, sia quello attualmente in servizio, sia quello congedato, e un affettuoso saluto va ai familiari del collega Claudio Bolognino che, così come il collega Domenico Camarda, troppo presto hanno lasciato questa terra, lasciando un vuoto incolmabile nelle proprie famiglie e nella grande famiglia penitenziaria. Era da tanto tempo che attendevo un’occasione come questa, per ritrovarci, condividere e ricevere da Voi colleghi l’enorme bagaglio di esperienza e di vita che per me e per i più giovani colleghi costituiscono linfa vitale per poter ben operare nel contesto penitenziario. Un pensiero va anche a don Tancredi Laino, cappellano per quarant’anni di questo istituto, che fino all’ultimo non ha fatto mancare il suo sostegno da vero uomo di chiesa a poliziotti e detenuti.
Non vi nascondo che quando sono venuto a sapere che Locri era la sede prescelta nella provincia di Reggio Calabria per l’Annuale del Corpo della Polizia Penitenziaria per il 2010, ho pensato a cosa ci fosse da festeggiare in un periodo in cui tutto il personale, in grande affanno per la sempre più insostenibile carenza organica, si trova letteralmente spremuto da turni di servizio massacranti, gravati anche dalle condizioni disumane di vita dei detenuti, allocati talvolta in sette o otto in celle create per contenerne due o tre. Non c’è voglia di festeggiare perché ormai da qualche anno il lavoro straordinario è diventato ordinario; perché il carico di sacrificio, richiestoci eccezionalmente prima del periodo estivo dai vari capi del dipartimento succedutisi in questi anni, è diventato ormai una consuetudine; perché le aggressioni subite dal personale di Polizia Penitenziaria e i suicidi dei nostri operatori sono in drammatico aumento e a volte scaturiscono in scene di violenza gravissime, come i casi di omicidio – suicidio narrati recentemente dalle cronache giornalistiche nazionali.
Nonostante queste problematiche, ho cercato di evidenziare gli aspetti positivi dell’organizzazione di questa festa e ne ho trovati almeno due: il primo è ritrovare per un giorno compagni di strada che hanno condiviso e che oggi continuano a condividere con noi l’obiettivo di garantire ordine e sicurezza all’interno degli istituti penitenziari per il bene della collettività. Penso a tutto il personale dell’Amministrazione Penitenziaria, alla Magistratura e a tutte le Forze dell’Ordine con cui collaboriamo quotidianamente nell’attività di prevenzione e repressione dei reati, ai rappresentanti della diocesi di Locri – Gerace ed a tutti i cappellani che hanno una particolare attenzione per le dinamiche penitenziarie, ai responsabili dell’Azienda Sanitaria Locale, ai rappresentanti della politica con cui è necessario fare rete per combattere la battaglia quotidiana per il rispetto della legalità, mettendo al centro l’uomo, da cui partire e a cui arrivare in un progetto complessivo di bene per la collettività. Penso poi alla grande occasione per far conoscere all’opinione pubblica la gravissima situazione penitenziaria, che non determina solo la sofferenza dei detenuti (come oggi evidenziato dai media nazionali), ma anche il sacrificio quotidiano di servitori dello Stato, come i poliziotti penitenziari, che lavorano in condizioni di grandissimo stress psicofisico e troppo spesso si sentono trascurati quando nel carcere è tutto sotto controllo e vengono subito accusati quando per qualche evento funesto, a volte gonfiato dalla carta stampata, si passa immediatamente sul banco degli imputati.
Va chiaramente detto che per il bene della collettività e le superiori esigenze di ordine e sicurezza, il personale lavora in assenza di quelle tutele sindacali minime che dovrebbero spettare a tutti i lavoratori, quali l’orario settimanale di 36 ore (che di regola diventano 48, a volte sfondano il tetto delle 60 ore), la mancata fruizione dei riposi settimanali e del congedo accumulato negli anni, il mancato pagamento del lavoro straordinario che il personale è obbligato a prestare, il rischio costante per la propria incolumità che si corre per un ambiente di lavoro sempre più surriscaldato, per il fatto di lavorare su automezzi fatiscenti e senza benzina, a cui a volte si aggiungono strutture penitenziarie fatiscenti o ristrutturazioni incomplete che determinano ulteriori problematiche in termini di sicurezza.
Per tutti questi motivi, assume un particolare rilievo la presentazione dell’attività operativa del Reparto della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Locri, istituto sottoposto a lavori di ristrutturazione e inaugurato nel dicembre 2008. Il personale di Polizia Penitenziaria, durante i quattro anni di chiusura dell’istituto, ha collaborato e supportato con grande spirito di sacrificio gli istituti vicini, accollandosi quotidianamente non solo il lavoro presso altri istituti ma anche gli spostamenti giornalieri da Locri verso Reggio Calabria, Palmi e altri istituti anche fuori provincia.
Dall’inaugurazione dell’istituto, ristrutturato anche grazie alla manodopera di circa 40 detenuti giunti a Locri nel gennaio 2008, l’istituto è immediatamente divenuto pienamente operativo, raggiungendo e superando abbondantemente i limiti di capienza previsti dalla normativa vigente.
Allo scopo di dare l’idea della mole di lavoro sostenuta dal personale di Polizia Penitenziaria, va evidenziato che dal primo gennaio 2009 fino ad oggi l’attività operativa ha raggiunto i seguenti risultati:
– n. 532 ingressi;
– n. 494 dimissioni, di cui n. 2 per affidamento a servizio sociale, n. 69 per arresti domiciliari e n. 5 per detenzione domiciliare.
A questo si aggiungono:
– 778 traduzioni effettuate, di cui 405 locali, 291 regionali, 82 nazionali, di cui 12 effettuate con mezzo aereo
– 1.188 detenuti tradotti, di cui 1109 di Media Sicurezza e 79 di Alta Sicurezza
– 41 atti di Polizia Giudiziaria stilati dal Nucleo Investigativo Locale e inviati alle Procure della Repubblica presso i tribunali di tutta Italia;
– 18 indagini delegate dalla Magistratura
– diverse attività svolte in collaborazione con le Forze dell’Ordine.
Quella appena enucleata è l’attività operativa sostenuta dal personale di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Locri. Si tratta di numeri che potrebbero non rendere appieno l’idea del sacrificio quotidiano sostenuto dagli operatori penitenziari per chi non è addetto ai lavori. A tale scopo aggiungerò dei dati significativi sulle condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria che purtroppo oggi non si vede riconosciuto nemmeno il sacrosanto diritto di retribuzione del lavoro straordinario svolto.
A Locri il personale previsto è di 94 unità, il personale effettivo è di circa 70 unità, di cui 34 unità con più di 25 anni di servizio. Da un calcolo realistico emerge come ci sia il concreto rischio che da qui ad un anno il numero degli operatori risulti dimezzato a causa dei tanti prossimi pensionamenti. In questa situazione di carenza di organico, va evidenziato che il numero dei detenuti ha raggiunto le 190 unità a fronte di una capienza regolamentare di 83 detenuti. Al 30 aprile 2010 il personale avanzava circa 2000 giorni fra riposi settimanali congedi non fruiti relativi agli anni 2008 e 2009. Lo straordinario svolto e non pagato, relativamente agli anni 2009 e 2010, ammonta ad oggi a quasi 6.000 ore.
Questa è la situazione di Locri ma posso dire con certezza che tale situazione è vissuta anche dal personale di Polizia Penitenziaria che opera negli altri istituti della provincia di Reggio Calabria, dove, conti alla mano, la popolazione detenuta è il doppio di quella regolamentare e il personale di Polizia Penitenziaria effettivo è di circa il 20% inferiore a quello amministrato e va evidenziato che il personale della Casa di Reclusione di Laureana di Borrello è costituito esclusivamente da personale distaccato da altri istituti, in particolare istituti della provincia di Reggio Calabria.
I dati appena menzionati non sono dati freddi ma trasudano spesso sofferenza, stress psicofisico, difficoltà familiari nei rapporti con mogli e figli a causa di un genitore poliziotto troppo assente, nervosismo nelle relazioni sociali, sindrome di burn out. E non è un caso che fra il personale di Locri oggi ci siano 10 operatori di Polizia Penitenziaria in stato ansioso depressivo che spesso prima di mandare questo certificato di malattia che li porterà all’inidoneità dal servizio mi dicono “Comandante, non ce la faccio più, non mi sento più sereno nel lavoro”. È difficile sostenere turni di 8-10 ore giornaliere, una media di 9-10 turni pomeridiani e 6-7 turni notturni in un mese, quando nel tardo pomeriggio e di notte il detenuto lamenta continuamente il disagio della detenzione e l’operatore si trova a gestire da solo circa 100 detenuti presenti per sezione detentiva. Il ruolo del Comandante del Reparto in questo particolare momento storico è quello di essere guida, dare sostegno, forza, trasmettere fiducia nel personale, dare testimonianza di condivisione del sacrificio degli altri operatori, ma ciò diventa veramente difficile quando le circolari degli uffici superiori richiedono contemporaneamente un aumento dell’attività trattamentale per i detenuti, la necessità di garantire l’ordine e la sicurezza dell’istituto e allo stesso tempo raccomandano il contenimento delle ore dedicate al lavoro straordinario ribadendo la carenza di fondi, mentre il numero degli operatori di polizia penitenziaria diminuisce costantemente senza alcun incremento degli organici da parecchi anni. È evidente che le 2000 nuove assunzioni ad oggi solo annunciate non basterebbero nemmeno a compensare parte del personale che nei prossimi due o tre anni andrà in pensione, né si possono attendere progetti di medio – lungo periodo quando l’emergenza è terribilmente attuale. Per dare un’idea che riflette la situazione provinciale, regionale e nazionale, si pensi che a Locri solo un anno fa il personale amministrato era di 10 unità in più rispetto ad oggi e si prevedono da qui ad un anno almeno altre dieci defezioni. Tale discorso può essere esteso alle tante criticità degli istituti della provincia di Reggio Calabria, che riguardano le difficoltà quotidiane dei Nuclei traduzioni e piantonamenti nell’approntare le ordinarie traduzioni di detenuti, nelle difficoltà di smaltire congedi risalenti anche al 2006, nella gestione di centinaia di detenuti classificati Alta Sicurezza affidati il più delle volte ad un solo agente di servizio nella sezione detentiva.
Ecco perché è difficile pensare di festeggiare qualcosa in queste condizioni. Solo attraverso la compattezza e l’unione di intenti noi poliziotti penitenziari potremo, in tutti i modi legalmente riconosciuti, far valere i nostri diritti, oggi quantomeno affievoliti per non dire negati.
In conclusione, vorrei che oggi partisse da Locri un messaggio chiaro che cerca fra i responsabili politici degli uditori attenti ma anche un messaggio di speranza, la speranza e la certezza che noi, uomini e donne della Polizia Penitenziaria, sempre più fortificati e uniti nella difficoltà, possiamo continuare a realizzare concretamente il nostro motto “Despondere spem munus nostrum”, mai come oggi attuale nel sostegno ai detenuti, nel sostegno a tutti quei colleghi che vivono situazioni di grande disagio, nel sostegno a tutta la collettività che oggi inizia a riconoscerci come eroici testimoni di legalità.




