
seduta di restauro, ma questo avvenne a Reggio e fu anche per la città un’esperienza culturale esaltante. D’altro canto, di solito non è la montagna che va da Maometto, è il contrario! Perché questa volta non si può fare? E poi, perché nelle more dello svolgimento dei lavori di ristrutturazione del Museo archeologico nazionale reggino non è possibile trovare una collocazione alternativa adeguata a Reggio? Il Presidente del Consiglio regionale Peppe Bova ha proposto per questo Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, dichiarandosi disponibile ad accollarsi tutte le spese necessarie per eseguire l’operazione in sicurezza e per ospitare i Bronzi in un luogo che ne preservi appieno l’integrità. Perché tutto questo non può avvenire? A questi interrogativi tuttora insoluti si intrecciano altri dubbi inquietanti. Sarà poi vero che, come alcuni sostengono oramai apertamente, i due famigerati “cloni” dei Bronzi, indistinguibili dagli originali, sono stati da tempo realizzati e sarebbero custoditi da qualche parte proprio a Roma? Sarà vero che, nella malaugurata ipotesi che i Bronzi partano, corriamo seriamente il rischio che non tornino più indietro o, peggio, che a tornare siano le copie e non gli originali? Come si dice, a pensar male si fa peccato, però….. Ed allora fermiamo tutto questo. Troviamo a Reggio un luogo sicuro per ospitare i Bronzi e restauriamo i guerrieri di Riace in loco. Sarebbe una grande occasione “a costo zero” per accendere nuovamente su Reggio e sui Bronzi i riflettori dei media nazionali ed internazionali. E sarebbe un’opportunità per esaltare in questo grande impegno culturale e artistico le capacità e le competenze maturate dall’Università Mediterranea di Reggio, nella quale non a caso trova sede persino un corso di laurea in “Storia e conservazione dei beni architettonici e ambientali”.
* Segretario provinciale Pd




