
Alcune strade all’interno del Parco Nazionale rischiano di essere asfaltate, ed in merito alla questione interviene Alfonso Picone Chiodo del Club Alpino Italiano Sezione Aspromonte.
“Giorni addietro – dice Picone – alcuni nostri soci impegnati in normali attività di ricognizione e sopralluogo a fini escursionistici, nei pressi della pineta di Monte Perre verso Puntone Galera, nel comune di Samo, hanno rilevato che la pista in terra battuta è oggetto di sbancamenti per allargarne la sezione e per la realizzazione di una cunetta lato monte per la lunghezza di varie centinaia di metri. I lavori, che interessano una tra le zone più belle e incontaminate dell’Aspromonte – prosegue Picone – farebbero pensare all’intenzione di prolungare il tratto di strada asfaltata che sale dal paese. Non è certo nostro compito esprimere valutazioni amministrative sulle autorizzazioni ne tanto meno valutazioni inerenti la fattibilità tecnica di qualunque intervento. Ci sembra tuttavia doveroso sensibilizzare gli organismi decisionali sulle azioni che coinvolgono la salvaguardia degli ambienti montani, suggerendo cautela nell’intraprendere modifiche all’assetto del territorio che alla lunga potrebbero comprometterne l’equilibrio paesaggistico e ambientale. Il Club Alpino Italiano – continua Picone – fin dalla sua fondazione, si è proposto il compito statutario di diffondere l’interesse per i territori montani, riconoscendo anche la validità della presenza umana, purché si riesca a trovare un giusto equilibrio. Per conseguire i suddetti obiettivi tratti dal “Documento programmatico per la protezione della natura alpina” approvato dall’assemblea straordinaria di Brescia il 4.10.1981 (integrato dall’assemblea di Roma del 27.04.1986) sono stati individuati i seguenti principi che rispecchiano la posizione del CAI in materia: Evitare la proliferazione indiscriminata di strade, piste carrozzabili, camionabili, trafori e simili. Nel caso di costruzione di nuove opere, vanno valutate attentamente le conseguenze economiche, viarie, paesaggistiche e sull’assetto idrologico. Distinguere poi tra la viabilità esistente, una rete di riconosciuta necessità territoriale, economica e sociale da conservare e mantenere in buono stato, individuando, tuttavia, accanto a strade accessibili liberamente a tutti, anche strade di servizio ad accesso vietato o altamente selezionato (ad esempio solo per attività silvopastorali). Riconvertire in piste o tratturi, anche con interventi di restauro ecologico, buona parte della viabilità inutile e dannosa, impossibile da curare e pericolosa per l’integrità dell’ambiente. Ci auguriamo – conclude Picone – che questi stessi criteri possano essere adottati da chiunque operi sul territorio ed abbia a cuore l’integrità e il futuro della nostra montagna.
Gianfranco Marino




