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Uccide due cugini e ferisce autista scuola bus

16 Dicembre 2008
in CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Ha ucciso due cugini, per banali questioni di interesse legate alla divisione della proprieta’ di alcuni terreni, ed ha sparato senza alcun motivo contro uno scuola bus, sul quale viaggiavano sette bambini, rimasti tutti illesi, solo per ferire l’autista. Sono queste le conseguenze della follia omicida, a Mandaradoni di Briatico, un pugno di case alle porte di Vibo, di un contadino di 69 anni, Francesco Grasso, che adesso e’ nascosto chissa’ dove. Il dato piu’ drammatico e’ che Grasso ha con se’ il fucile con cui ha sparato ai cugini ed all’autista. Elemento che induce gli investigatori a non escludere che il contadino possa essersi suicidato. La sequenza omicida ha avuto inizio nella tarda mattinata, poco dopo la chiusura delle scuole. Francesco Grasso, imbracciando un fucile a pallettoni, decide di mettere in atto quella vendetta che covava da tempo. Aspetta il cugino, Vincenzo Rizzo, di 69 anni, sotto la sua abitazione e quando lo vede arrivare gli spara a sangue freddo due fucilate alla testa, uccidendolo all’istante. Quando Rizzo cade a terra, infierisce sul cadavere sparando altri colpi. Passano pochi secondi e sul posto arriva lo scuola bus condotto da Giuseppe Mazzitelli, di 60 anni, che vede Francesco Grasso chino sul cadavere del cugino ed istintivamente si ferma. Grasso vede lo scuola bus e senza un minimo di esitazione spara piu’ colpi, che mandano in frantumi il parabrezza del mezzo. Mazzitelli resta ferito, ma per un caso fortuito i colpi non raggiungono nessuno dei sette bambini che si trovano sul mezzo. Francesco Grasso, a quel punto, resta impassibile, tra il fuggi fuggi generale, e riflette solo pochi secondi. Imbracciando ancora il fucile scappa a piedi e si dirige verso il podere, distante circa mezzo chilometro, di un altro cugino, Vincenzo Grasso, di 67 anni. Con lui Grasso ha un conto da regolare. Un conto che risale al 1996, quando Francesco Grasso, nel corso di una lite, lo aveva ferito a coltellate. Ed in quell’occasione aveva fatto da paciere, evitando il peggio, proprio Vincenzo Rizzo. Pochi minuti dopo Francesco Grasso raggiunge il cugino e, senza dargli il tempo della minima reazione, gli spara alcuni colpi di fucile da distanza ravvicinata alla testa. Anche la morte di Grasso, come quella di Rizzo, e’ istantanea. Dopo avere compiuto il secondo omicidio Francesco Grasso non pensa nemmeno per un attimo di aspettare l’arrivo dei carabinieri e costituirsi. Fugge, portando con se’ il suo carico di disperazione e di rabbia. Insieme a quell’odio covato e finalmente sfogato nel modo piu’ feroce contro i cugini. ”Non puo’ sfuggirci”, dicono adesso i carabinieri. ”L’unico dubbio – aggiungono – e’ se lo troveremo vivo o morto”. Un dubbio che e’ motivato anche dalle condizioni psichiche di Grasso, tutt’altro che stabili. L’uomo, che viveva da solo in campagna dedicandosi alla sua attivita’ di contadino, aveva manifestato piu’ volte, infatti, segni di squilibrio, tanto che era conosciuto col soprannome di ”Ciccio il pazzo”. Una follia alimentata dall’odio verso i due cugini. ”Mi hanno rubato la terra – aveva confidato l’uomo ad alcuni conoscenti – e per questo, prima o poi, la dovranno pagare”. Una banale questione d’interesse si e’ trasformata cosi’ in una tragedia sulla quale, nell’attesa che il duplice omicida venga trovato, non e’ stata ancora posta la parola fine. (ANSA).

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