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    La bancarotta della giustizia calabrese: indagati 7 magistrati di Catanzaro, perquisizioni e sequestri in Procura

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    di Giusva Branca –
    In Calabria, e precisamente presso gli Uffici Giudiziari di Catanzaro, sono giunti diversi magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo di Salerno Luigi Apicella

     ed i due sostituti procuratori della Repubblica Dionigio Verasani e  Gabriella Nuzzi.
    Questo inusuale spiegamento di forze sancisce, da un lato, le clamorose perquisizioni – con contestuali avvisi di garanzia – nei confronti di ben sette magistrati di Catanzaro, molti dei quali ricoprenti – pro tempore – ruoli altamente direttivi, e, dall’altro, la bancarotta totale della magistratura calabrese.
    Lo scenario – manco a dirlo – è quello che porta dritti a Luigi De Magistris contro il quale, secondo le ipotesi accusatorie, numerosi colleghi di Catanzaro (prima che lo stesso fosse trasferito dal Csm) avrebbero “remato contro”, per usare un eufemismo che, tuttavia nulla toglie, nell’ipotesi della Procura di Salerno, alla valenza reatuale dei fatti, ove venissero riscontrate le ipotesi.
    La perquisizione degli Uffici di una Procura è l’atto più infamante, sul piano della credibilità, che quella Procura possa subire, al pari del sequestro di materiale che assume – si – valenza probatoria, ma che fino ad un minuto prima era pur sempre carteggio riservatissimo i cui custodi erano proprio coloro ai quali il sequestro è stato oggi notificato.
    Nello specifico sono stati sequestrati tutti i documenti relativi all’avocazione delle indagini “Why not” e “Poseidone” il cui titolare originario era proprio Luigi De Magistris.
    Il Csm, certamente primo responsabile col suo immobilismo assoluto di una situazione che si è incancrenita negli anni, non sa, adesso, che pesci prendere, mentre ci si chiede con quale credibilità gli Uffici giudiziari di Catanzaro potranno, da domani, continuare ad amministrare giustizia in nome di un popolo, quello italiano, che sta imparando in fretta, come in una rappresentazione kafkiana, a dividere sul piano etico-morale i “buoni” dai “cattivi”, ma in maniera surreale all’interno di quella categoria, la magistratura, che dovrebbe esser lì, tutta dalla stessa parte, a tracciare lei il solco tra lecito ed illecito, tra Stato ed antiStato.
    Ancora riecheggiano sinistre le gravissime parole – rimaste naturalmente senza una qualsivoglia risposta da parte di chicchessia – di De Magistris che, ai microfoni di Sky indicava “una parte della magistratura calabrese come non estranea al sistema criminale”, ma l’errore più grande che si possa commettere oggi, come ieri, è schierarsi per una parte della magistratura contro l’altra, contribuire a questa squallida e pericolosa lotta tra orazi e curiazi che ancora bisogna comprendere chi e cosa rappresentino.
    Il popolo italiano no di certo.