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    De Magistris: Apicella, la mia coscienza è a posto

    ”Sono sereno, ho la serenita’ di chi ha rispettato la legge e ho la coscienza a posto, dopo innumerevoli tentativi di ottenere quei faldoni da Catanzaro, siamo stati costretti a prendere quella iniziativa”. Luigi Apicella per la prima volta dalla cosiddetta guerra delle procure, e prima di affrontare l’audizione davanti alla prima Commissione del Csm, che aperto nei suoi la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilita’ ambientale, ha spiegato il perche’ della clamorosa iniziativa. Nelle parole del capo dell’ufficio giudiziario su cui si e’ abbattuta una vera e propria bufera, che andra’ in pensione nella prossima primavera, si leggono determinazione e consapevolezza. Gli stessi sentimenti con cui ha spiegato a Palazzo dei Marescialli, le sue ragioni fondante su un ragionamento: a violare le procedure, e’ stata la procura di Catanzaro con il controsequestro, un esito che Apicella giudica sbagliato: ”Non abbiamo violato alcuna norma – dice l’ormai ex procuratore capo di Salerno – ne’ aperto alcun conflitto con la procura generale di Catanzaro, non contestando la competenza di quell’ufficio a trattare il procedimento ‘Why Not”’. ”Questa procura della Repubblica – ha spiegato Apicella – ha disposto il sequestro penale del procedimento Why Not al solo fine di acquisire copia di atti in esso contenuti che, secondo elementi gia’ in nostro possesso potevano essere rilevanti in ordine a reati contestati ai magistrati che gestivano quel fascicolo processuale”. ”Se la procura generale di Catanzaro riteneva che la nostra richiesta di acquisizione di documenti dell’inchiesta Why Not era illegittima avrebbe dovuto fare ricorso al Tribunale del Riesame – spiega il magistrato replicando alle accuse di ‘eversione’ piovutegli addosso dai magistrati calabresi – Appare opportuno ricordare che il nostro sistema processuale penale in conformita’ dell’articolo 111 della Costituzione, nel caso di provvedimenti ritenuti illegittimi, garantisce i diritti dei cittadini indagati anche se magistrati con l’impugnazione nelle sedi giudiziarie competenti”. Sedi giudiziarie che il procuratore poi precisa essere appunto ”il tribunale del riesame”. A fare quadrato attorno al capo sono stati gli altri sei sostituti indagati per abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Tra le polemiche piu’ accese quella relativa al plotone di carabinieri che i magistrati salernitani si sono portati al seguito durante la perquisizione fatta a Catanzaro: 90 militari che secondo la ‘vulgata’ avrebbero circondato il palazzo di giustizia calabrese. ”Ma quale assedio – sbotta un pm davanti al palazzo di giustizia di Salerno. Era solo il numero strettamente necessario. Le perquisizioni sono state tante e non solo al palazzo di giustizia”.(ANSA).