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    Caso De Magistris: sono sette i magistrati coinvolti

    Sette magistrati indagati, tra i quali il procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli, e una nuova perquisizione negli uffici del vertice della Compagnia delle Opere, Antonio Saladino. È a un punto di svolta l’inchiesta della procura di Salerno sul “caso De Magistris”, l’ex pm della procura di Catanzaro ora in servizio a Napoli, e sulle presunte pressioni che il magistrato avrebbe ricevuto in relazione alle inchieste “Why not” e “Poseidone”. Gli inquirenti salernitani hanno consegnato oggi, ai colleghi di Catanzaro, avvisi di garanzia e hanno coordinato le perquisizioni nei loro uffici giudiziari e nelle abitazioni, sequestrando “documenti a materiale informatico”. Le perquisizioni hanno riguardato la casa e l’ufficio del procuratore aggiunto di Catanzaro (ed ex procuratore facente funzioni) Salvatore Murone, gli uffici del pm Salvatore Curcio, l’abitazione dell’ex procuratore capo Marino Lombardi (che tolse a De Magistris l’indagine Poseidone che passo’ a Curcio), gli uffici dell’avvocato generale della Corte d’appello Dolcino Favi (ex procuratore generale facente funzioni prima che la carica venisse ricoperta dal’attuale Pg Enzo Jannelli), e dei sostituti procuratori generali della Corte d’appello titolari dell’inchiesta Why not, Alfredo Garbati, Domenico Di Lorenzo. Infine, un avviso di garanzia e’ stato notificato anche allo steso procuratore generale Jannelli. Inoltre sono state eseguite diverse perquisizioni in tutti gli uffici di Antonio Saladino, presidente della Compagnia delle opere e uno dei principali indagati nell’inchiesta Why not. Negli atti dell’inchiesta salernitana, il magistrato Luigi De Magistris risulta “parte offesa”. Gli inquirenti ipotizzano reati che vanno dalla corruzione in atti giudiziari, all’abuso d’ufficio, favoreggiamento, falso ideologico, e infine a diversi casi di calunnia e diffamazione, sempre a danno del pm napoletano. Il procuratore di Salerno Luigi Apicella e i pm Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, insieme con i carabinieri del comando provinciale salernitano, si sono recati di persona negli uffici della procura di Catanzaro, anche in segno di “cortesia istituzionale” nei confronti dei colleghi. L’indagine che coinvolge i magistrati di Catanzaro riguarderebbe anche le circostanze che hanno portato, l’anno scorso, all’avocazione da parte dell’allora pg Dolcino Favi dell’inchiesta Why Not in precedenza condotta dall’ex pm Luigi De Magistris. A questo proposito i pm di Salerno gia’ a giugno scorso avevano presentato alla procura generale di Catanzaro un “ordine di esibizione” dei documenti relativi all’indagine Why not. Alla richiesta si oppose pero’, come era suo diritto, il procuratore generale Enzo Jannelli in qualita’ di responsabile dell’ufficio. Non e’ escluso che le perquisizioni eseguite oggi nei confronti di Favi abbiano avuto lo stesso “obiettivo” del precedente ordine di esibizione. Una conferma dell’attivita’ investigativa svolta nei confronti degli inquirenti di Catanzaro e’ venuta anche dal procuratore capo, Antonio Vincenzo Lombardo: “Confermo un’attivita’ dei procuratori di Salerno negli uffici della Procura – ha detto – ma riferisco solo il dato oggettivo, non parlo delle persone”. Oggetto delle indagini della procura di Salerno sono i presunti illeciti commessi per ostacolare le inchieste avviate da Luigi De Magistris, oggi in servizio a Napoli, a seguito del trasferimento disciplinare disposto dal Csm ed avviato per iniziativa dell’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che fu indagato dallo stesso De Magistris nell’inchiesta “Why not”. La posizione dell’allora Guardasigilli venne in seguito archiviata, su richiesta del pool di magistrati cui fu affidato il caso dopo l’avocazione. In precedenza anche l’inchiesta “Poseidone” era stata tolta al sostituto procuratore De Magistris, ed ora gli inquirenti di Salerno ritengono che quelle avocazioni siano state messe in atto da magistrati in sevizio a Catanzaro per frenare l’attivita’ investigativa del pm. (Il Velino)