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    Sovrintendenza beni archeologici: nota di Pasquale Tripodi

    Di seguito la nota diffusa dall’onorevole Pasquale Tripodi sulla Soprintendenza ai beni archeologici

                  Da alcuni giorni la Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria è balzata agli onori della cronaca attirando su di sé l’attenzione di numerosi esponenti politici e istituzionali.

                  Lo spunto per tanta effervescenza l’ha fornito il nuovo assetto organizzativo regionale, con il quale sono stati razionalizzati gli uffici e i servizi.

                  Non ci interessa entrare nel merito del provvedimento, ritenendo che lo stesso debba essere posto in via esclusiva in capo alla responsabilità del Dirigente, che personalmente nemmeno conosciamo se non per aver appreso dagli organi di stampa notizia della sua nomina e della sua intensa attività scientifica.

                  L’incongruità è tale da lasciarci sospettosi.

                  Può una semplice quanto doverosa riorganizzazione del lavoro suscitare reazioni così virulente?

                 Può tale atto spingere ben 52 sindaci della provincia di Cosenza ad assumere una posizione così “imperiosa” da scatenare interrogazioni parlamentari, regionali e quant’altro?

                 La storia della nostra città è costellata di campagne politiche che dietro obiettivi apparenti puntavano dritto alla sua spoliazione.

                 La Soprintendenza per i Beni Archeologici è ormai una delle poche Istituzioni ad aver sede nella nostra città. Dagli inizi del secolo scorso, con Paolo Orsi, palazzo Piacentini ha rappresentato un centro di irraggiamento culturale  di livello internazionale, quasi a voler rimarcare il ruolo egemone e centrale di Rhegion nella Magna Grecia.

               Alcuni, inopinatamente, abbandonandosi alle melliflue correnti del revisionismo modaiolo, pretendono di erigere Sibari a centro della cultura magno greca in Calabria, con il rischio di emarginare o di oscurare le altre città di fondazione greca.

               Il riferimento va a Locri, Kaulon, Oppido Mamertina, Roccelletta di Borgia, Crotone ed altre ancora.

              Vorremmo che i nostri sospetti siano infondati, che dietro queste prese di posizione non si celi una volontà strisciante di ridimensionare la nostra Soprintendenza.

             Vigileremo al riguardo, e se tale ipotesi dovesse prender corpo saremo irriducibilmente accanto alla città a tutela della sua storia e delle sue istituzioni.

             D’altra parte non riusciamo a comprendere l’anacronismo di una cultura politica che ancora oggi tenta di ingerirsi in vicende gestionali che la legge conferisce ad alta Dirigenza.

            Conosciamo quanti guasti hanno prodotto tali atteggiamenti e quante ferite ancora aperte hanno causato ai territori e alla nostra Regione.

           Ognuno deve svolgere il suo ruolo nel rispetto delle proprie prerogative.

           Non alimentiamo conflitti all’interno delle pubbliche amministrazioni, mettendo a rischio l’efficienza. Restituiamo piuttosto un clima di serenità.

           La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria merita fiducia, lasciamola lavorare e giudichiamola dai fatti.

     

                                                                                           On. Pasquale Tripodi