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    Federalismo: Loiero promette lotta dura e ritiene a rischio l'unità nazionale

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    di Antonino Monteleone –
    Metti un pomeriggio alla Facoltà di Giurisprudenza. Uno storico, un costituzionalista, il Rettore della Mediterranea ed il Governatore di quella Calabria sprecona

     che inietta di sangue gli occhi dei leghisti che vorrebbero spazzarla via al grido “Federalismo”.

     
    Un incontro sull’attualissimo tema della riforma dell’assetto istituzionale della Repubblica – “Il Sud verso il Federalismo” – che ha offerto agli intervenuti, in larga parte giovani universitari, un quadro completo dal punto di vista storico e tecnico – moderato dal Rettore Massimo Giovanninii – con l’apporto di uno dei principali protagonisti del dibattito politico in corso da mesi: Agazio Loiero.

    Apertura dedicata all’analisi del fenomeno giuridico federalista affidata ad Antonino Spadaro, ordinario di Diritto Costituzionale della “Mediterranea”, che partendo dalla più generica teoria del federalismo come “ogni forma di decentramento territoriale” del potere statuale restringe il campo sulle due tipologie di federalismo, dissociativo ed associativo e gli esempi più rappresentativi. Rispettivamente l’ex Jugoslavia e gli Stati Uniti d’America.

    L’analisi si sposta infine sul modello italiano espresso dalla Costituzione del 1948 che introduce un regionalismo che diventa tale con notevole ritardo e che – con la riforma del titolo V del 2001 – assume “di fatto” i connotati di federalismo strictu sensu.

    Fino a giungere all’amara conclusione che i mali delle regioni meridionali “che si devono confrontare con un cancro che si chiama mafia in Sicilia, camorra in Campania, sacra corona unita in Puglia e ‘ndrangheta in Calabria” derivano da un unico paradosso: “negli abbiamo avuto troppo Stato e troppo poco Stato nello stesso momento – ha spiegato Spadaro. Troppo Stato nella marea di finanziamenti a pioggia, nell’assistenzialismo; troppo poco Stato nel controllo del territorio”.

    Al reggino Lucio Villari, saggista e docente di Storia Contemporanea all’università “Roma Tre”, l’analisi storica del processo unitario italiano. Dai moti insurrezionali del ’48 allo sbarco dei “mille” per comprendere l’alto valore “del patrimonio di valori morali contenuti nell’unità nazionale che non abbiamo il diritto di dissipare”.

    “Cambiare è giusto – ha spiegato Villari – ma se le tradizioni vanno cambiate è necessaria la consapevolezza che ciò venga fatto per raggiungere traguardi più alti dei valori ai quali si rinuncia”.

    Tocca al Governatore Agazio Loiero concludere e rispondere ad alcune domande del pubblico presente.

    Che vuole mettere l’uditorio in guardia da una riforma che “mina l’unità nazionale” e fatta “senza un minimo di analisi economica”.

    Secondo Loiero, a ben vedere, la riforma Calderoli è “una forma neanche tanto raffinata di secessione” a causa delle forti discrepanze economiche che verrebbero a crearsi – senza un’adeguato regime perequativo – tra nord e sud del Paese.

    Ricorda il caso dell’ex Sottosegretario Vito Tanzi e la sua uscita di scena dal Governo Berlusconi II proprio sull’argomento “devolution”.

    Nell’estate del 2003 Tanzi – che Loiero ha ricordato essere docente universitario a Washington e consulente economico del Senato americano e della Casa Bianca – si dimette subito dopo il licenziamento da parte del Consiglio dei Ministri della riforma costituzionale, e in una intervista rilasciata il 3 agosto 2003 a L’Espresso (che “conservo come un reperto storico” – dice Loiero) disse «Sono preoccupato per la devolution, perche´ vedo il pericolo che ci si lavi le mani delle regioni piu` povere. Come si fa a dare autonomia fiscale alla Calabria e, poi, aspettarsi che ci sia una spesa per alunno pari a quella della Lombardia? Non accadrà mai, se non pensiamo a come livellare la capacità di spesa su tutto il territorio nazionale. Ma non sembra che questo sia l’obiettivo della Lega e del Governo».

    “E’ vero che c’è un Sud che non è difendibile, ma è questo un motivo sufficiente per disfarsi di tutto il sud? Si  domanda Loiero.

    “Calderoli è venuto in Calabria – ha detto Loiero – non perché abbia simpatia nei miei confronti ma perché, quelle poche volte che ho avuto voce sulla stampa nazione  ho detto chiaramente che se la riforma non ci convince siamo pronti ad una grande battaglia che ci porterà davanti alla Corte Costituzionale con la stessa mobilitazione che si è registrata in occasione del referendum (confermativo ndr) per la riforma del 2006”.

    Deluso dal “mutismo degli intellettuali” che a suo dire rappresenterebbe una “colpa gravissima” in capo agli ambienti culturali della regione, Loiero auspica quel “fiotto d’orgoglio” svincolato da condizionamenti ideologici ma fatto solo di “istinto” a difesa del territorio”.

    Le tesi di Loiero non fanno una piega ma rischia di accartocciarsi quando contesta l’introduzione dei “costi standard” delle prestazioni che rappresenta uno dei pilastri della riforma attorno al quale si è creato un ampio consenso. Si tratta di stabilire – a livello centrale – che il costo di una prestazione ad esempio sanitaria abbia lo stesso prezzo in tutto il Paese. Da Chiasso a Trapani.

    “Non si può credere che il benchmark della Lombardia sia lo stesso della Calabria perché qui insistono molteplici fattori” è l’affermazione che genera la perplessità di parte dell’uditorio e fa arricciare il sopracciglio di qualche relatore.

    Che il nuovo modello improntato al motto “ognuno sulle proprie gambe” sia un futuro ineludibile sembra non metterlo più in discussione nessuno.

    Il compito della politica – non di una forza di governo o dell’opposizione – ma di tutta la politica è quello di spiegare, bene ed in fretta, che si è chiusa un’epoca.

    E’ il momento delle domande dal pubblico. Alcune “non domande”. Altre semplici e dirette.

    Al giovane ingegnere – emigrato! –  che ha chiesto a Loiero di spiegare perché una TAC a Milano non può costare quanto una TAC a Catanzaro, il Governatore risponde buttandola in filosofìa.

    A proposito di “sud indifendibile”…