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    Beni confiscati, Inea: "Tempi troppo lunghi"

    Mancanza di dialogo tra i soggetti coinvolti e carenza di strumenti operativi della Legge 109/96. Sono queste le difficolta’ registrate nelle tre fasi del processo di confisca dei beni ai mafiosi, al punto che tra il sequestro e l’utilizzo da parte di una cooperativa possono passare perfino 20 anni. Il tema e’ stato affrontato oggi in un seminario promosso dall’Inea nell’ambito degli incontri ‘Dall’aratro alla zucca’, a cui hanno preso parte il Commissario straordinario del governo per la gestione e destinazione dei beni, Antonio Maruccia, Giuseppe Pisciotta dell’Agenzia del Demanio, Davide Patti dell’associazione Libera terra e Antonio Napoli della Cooperativa Valle del Marro in Calabria. Ad oggi, secondo i dati dell’Agenzia del Demanio, i beni confiscati alla mafia sono 8.631 (650 nel solo 2008), pari a 2.231 terreni, di cui il 35% agricoli per l’80% gia’ destinati ad associazioni o cooperative. Sul 20% di terreni ancora da assegnare, il 47% presenta criticita’ come errori di catasto, ipoteche o anche confische pro quota, che impediscono una rapida assegnazione a discapito della produttivita’ e della legalita’ della zona. Secondo Giuseppe Gaudio della sede regionale della Calabria dell’Inea, e’ l’applicazione della legge che regolamenta le confische ad essere inadeguata, perche’ manca di una visione di insieme e ognuno lavora a compartimento stagno. ”Occorre superare la straordinarieta’ di questi interventi e garantirne la continuita”’, afferma Piotti che propone una cabina di regia di un’Agenzia nazionale che prenda in gestione il bene dalla fase del sequestro fino alla confisca e all’utilizzo effettivo, garantendo professionalita’, programmazione e risorse economiche necessarie. Il Commissario straordinario ha ricordato infine che sono a disposizione 91 milioni di euro nell’ambito del ‘Programma operativo nazionale Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo Convergenza’ 2007-2013 approvato dall’Ue – invitando associazioni, cooperative e comuni a presentare progetti di riconversione per l’utilizzo dei beni confiscati. ”La struttura delle prefetture nelle regioni meridionali – ha detto – si mette a completa disposizioine per indirizzare progetti finalizzati a riprendere nei terreni un’attivita’ economica ed etico-sociale, di legalita”’. (ANSA).