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    Sempre più stretto il legame tra la Sicilia e il centrodestra di Berlusconi

                     di Peppe Caridi
     

    Otto su otto. En plein del centrodestra targato Pdl – Mpa – Udc in Sicilia che conquista le due storiche “Province rosse” di Enna e Caltanissetta e conferma Palermo, Catania, Trapani, Siracusa, Agrigento e Messina dopo che nello scorso aprile s’era affermato anche a Ragusa.

    Adesso il centrodestra, titolare del governo nazionale, in Sicilia amministra tutto: la Regione e le nove Province Regionali. 

    La sconfitta era “attesa”, “annunciata” come dicono gli stessi esponenti del Partito Democratico e della sinistra tutta, ma sono proprio loro ad aggiungere che non ci si aspettava "una batosta di questa portata, è un disastro”.

    I dati, effettivamente, sono netti e marcati, anche se ancora non completamente definitivi.

    Impetuosi per il centrosinistra, più che soddisfacenti per il centrodestra.

    Nella provincia di Palermo il centrodestra si conferma con Giovanni Avanti che sarà Presidente, lanciato da un 74% di consensi ( 31% Pdl, 20% Udc, 14% Mpa).

    A Catania Giuseppe Castiglione sarà il nuovo Presidente della Provincia, con un risultato plebiscitario che supera il 78% ( 30% la somma delle liste legate all’Mpa, 22% Pdl, 10% Udc).

    Raggiunge addirittura l’80% tondo tondo Nanni Ricevuto a Messina (18% Pdl, 18% la somma delle varie liste legate all’Mpa, 7% Udc ecc. ecc.)!

    A Siracusa trionfa Nicola Bono con il 70% (26% Pdl, 22% Udc, 15% Mpa).

    A Trapani vince Mimmo Turano con il 65% dei consensi (30% Pdl, 20% Udc, 16% Mpa).

    Ad Agrigento Eugenio Benedetto D'Orsi con il 68% (23% liste Mpa, 22% Pdl, 14% Udc).

    A Enna è Giuseppe Monaco a vincere con il 55% dei consensi (20% Pdl, 13% Mpa, 9% Udc) e infine a Caltanissetta Giuseppe Federico ottiene un sorprendente 64% (21% liste Mpa, 20% Pdl, 7% Udc).

     E’ ancora incerto l’esito nei tre comuni capoluogo in cui si è votato (Catania, Messina e Siracusa), ma così come a Siracusa sembra lanciato verso la vittoria il candidato Sindaco del centrodestra Roberto Visentin anche a Catania Raffaele Stancanelli (Pdl) dovrebbe farcela al primo turno, e comunque dietro di lui c’è Nello Musumeci di “La Destra”, saldamente avanti rispetto al candidato del Partito democratico, Giovanni Burtone che ha parlato nelle ultime ore di una “città che è ammalata, ma non ha intenzione di farsi curare. E’ come se i cittadini fossero in luna di miele con il centrodestra”.

    Un po’ più incerta la situazione a Messina dove l’outsider Fabio D’Amore (ex Udc, ex Presidente del Consiglio Comunale, candidato con l’appoggio di tre liste civiche) è dato intorno al 10% e potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia decisivo nella sfida tra Giuseppe Buzzanca (Pdl), in vantaggio per ora appena sopra il 50%, e Francantonio Genovese (Pd), dato sotto il 40%: se Buzzanca non ce la facesse al primo turno, si dovrebbe tornare a votare tra due settimane per un altro ballottaggio, dopo quello che lo stesso Genovese vinse nel 2005 nel corso di quelle elezioni che poi furono annullate e che hanno causato il secondo commissariamento del comune di Messina nel giro di 3 anni, nello scorso autunno.

    A prescindere da come finirà a Messina e dai dati definitivi dei tre comuni principali, i numeri sono molto chiari.

    80% in Provincia di Messina, 78% in Provincia di Catania, 74% in Provincia di Palermo, 70% in Provincia di Siracusa, 68% in Provincia di Agrigento, 65% in Provincia di Trapani, 64% in Provincia di Caltanissetta e 55% in Provincia di Enna: un brivido di passione per il centrodestra; di … freddo  per il centrosinistra che dovrà senza dubbio sedersi intorno ad un tavolo e ragionare sui motivi della batosta.

    All’interno del Pd c’è grande fermento: i dalemiani sono già scesi in campo per dare battaglia alla leadership di Walter Veltroni, additandolo come responsabile di quest’ennesima batosta del centrosinistra.

    Arturo Parisi, ad esempio, ex ministro del governo Prodi, s'è espresso in modo abbastanza duro, chiedendosi come si fa di fronte ai risultati siciliani “a non riconoscere che il partito rischia di essere travolto da una dinamica dissolutiva”.

    Ma anche all’interno del centrodestra non sono tutte rose e fiori.

     Il Presidente della Regione Lombardo, terminata la campagna elettorale, euforico per il grandioso successo dell’Mpa che gli dà una forza complessiva nell’isola che sfiora il 20%, s’è potuto liberare da un peso e ha immediatamente cambiato toni nei confronti del governo e di Berlusconi: “mi aspetto che nella copertura finanziaria per l'abolizione dell'Ici da parte del governo nazionale ci sia un mutamento profondo” ha dichiarato, “dato che i siciliani continuano a investire prospettive e speranze nel governo Berlusconi. Non si puo' pagare l'Ici degli italiani – ha tuonato Lombardo – con i soldi che servivano per le strade o per altre infrastrutture importanti per l'isola e mi auguro che l'emendamento del Mpa induca il governo, prima della prova d'aula, a modificare questa impostazione e che si trovino altrove le risorse”: in altre parole ha voluto minacciare di votare contro il governo in parlamento se non viene accettato l’emendamento, proposto dall’Mpa, di modifica dell’impostazione di recupero di fondi finanziari per l’abolizione dell’Ici.

    Non dovevano essere elezioni dal significato “politico”: e infatti non lo sono state. Anzi, molto probabilmente, come avevamo già anticipato su Strill, in Sicilia c’è stato il classico effetto d’onda lunga del Governo Berlusconi, insediato da poco a Palazzo Chigi.

    In realtà però lo scenario politico che si apre a seguito di quest’ennesima tornata elettorale si dimostra alquanto infuocato, non tanto per lo scontro politico tra i due schieramenti quanto per le incomprensioni interne (in alcuni casi possiamo parlare di veri e propri contrasti) all’interno delle coalizioni o degli stessi partiti: da un lato per questioni territoriali, localistiche e geografiche (è il caso del centrodestra), dall’altro per un intreccio tra ambizioni personali e ricerca di un’identità ancora poco definita.

    L’unica certezza è che il centrodestra di Silvio Berlusconi è una grande realtà in Sicilia, Regione che si conferma sempre di più la roccaforte principale della coalizione guidata dall’attuale premier: “la Regione più azzurra d’Italia” come recitavano dei manifesti che proprio Berlusconi fece attaccare in tutte le città siciliane dopo le politiche del 2006, ringraziando comunque nonostante la sconfitta quella popolazione siciliana che gli aveva dato grande fiducia.

    Ne avrà lasciati un po’ per quest’altro giro ?