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    Messina, vicinissime le amministrative. Quanto serve alla città un voto in funzione del Ponte ?

                         di Peppe Caridi  

    Mancano ormai pochissimi giorni alle elezioni amministrative: a Messina si voterà per il rinnovo della Provincia, del Comune e dei sei quartieri urbani.

    E’ particolarmente accesa la sfida per il Comune, dove Francantonio Genovese, candidato PD per la coalizione di centro/sinistra, e Giuseppe Buzzanca, ex AN oggi candidato PDL per la coalizione di centro/destra, si sfideranno per lo scranno più alto di Palazzo Zanca: sono entrambi appoggiati da ben 11 liste elettorali. Un outsider da non sottovalutare è Fabio D’Amore, ex presidente del Consiglio Comunale, Udc, adesso candidato con l’appoggio di tre liste civiche; sarebbe determinante nel caso in cui né Buzzanca né Genovese riuscissero a raggiungere il 50% delle preferenze e la città dovesse poi tornare alle urne per il ballottaggio.

     Sono dati molto più indietro dai sondaggi invece gli altri tre candidati: Rosario Visicario, Rosario Ansaldo Patti (Rifondazione Comunista) e Filippo Clementi (Forza Nuova).

    La campagna elettorale, come ormai è routine negli ultimi anni, ha visto le discussioni e i dibattiti sul Ponte al centro nevralgico dell’attenzione mediatica e popolare.

    Dopo l’insediamento del Governo Berlusconi e i progetti dichiarati dal Ministro Matteoli, era anche scontato che il Ponte, con i suoi fronti del sì e del no, potesse essere uno degli elementi fondamentali della campagna elettorale comunale a Messina.

       Ma, a prescindere da proclami, idee sulla grande opera, dichiarazioni dure e decise, chi davvero può pensare che il futuro Sindaco di Messina possa essere decisivo per la realizzazione, o meno, del Ponte ? A livello economico, finanziario, strutturale, di controllo e amministrazione, se il Ponte sarà fatto o invece se non si realizzerà lo decideranno il Governo e l’Unione Europea: quegli enti democraticamente legittimati a decidere sulle grandi opere dal così forte impatto ambientale e dal così drastico rinnovamento infrastrutturale.

    E’ impensabile che un Sindaco, da solo, possa realizzare il Ponte o che, viceversa, possa evitarne la realizzazione.

    A parte le opinioni personali, in modo pratico e concreto non avrà alcun modo per essere decisivo sulla realizzazione o meno del Ponte: se il governo confermerà la propria scelta di realizzarlo aprendo i cantieri nel 2010, come ha recentemente dichiarato Matteoli, un Sindaco contrario potrà, al massimo, scendere in piazza, fare le barricate, aizzare la folla ma non potrà mai impedire la costruzione del Ponte.

    Così come, al contrario, se (come tutti ci attendiamo, vista l’esperienza dei proclami mai realizzati dei Governi che negli ultimi decenni in campagna elettorale si dicevano favorevoli al Ponte ma poi negli anni di Governo non ne avviavano i lavori) i cantieri del Ponte non partiranno nemmeno nel 2010, e probabilmente nemmeno nel 2015 è inimmaginabile che un sindaco favorevole possa da solo armarsi di casco, martello, travi e acciaio per andare a costruire la mega-opera dello Stretto.

    Le discussioni sul Ponte ci entusiasmano sempre, è affascinante discuterne e confrontare i differenti pareri.

     Ma è fuori di ogni dubbio che se una comunità (in questo caso la città di Messina) vuole esprimere in modo netto e marcato un determinato parere (SI o NO che sia) sul Ponte, deve farlo alle elezioni politiche del governo centrale nazionale, o alle elezioni europee parlamentari, perché se il Ponte si farà o no nei prossimi anni (nei prossimi decenni…) lo deciderà il parlamento europeo e il parlamento Italiano, con l’importante istituto del ministero delle infrastrutture.

    Non certo un Sindaco di una delle Città interessate da vicino dalla grande opera.

    A questo punto viene da chiedersi se davvero, pur capendo l’entusiasmo e il fascino delle discussioni sul Ponte, il fatto che in campagna elettorale si parli quasi solamente di questo sia un bene o un male.

    Sorge quasi il sospetto che davvero la gente si illuda di avere un Sindaco che possa decidere se fare o no il Ponte.

    Forse chi è contrario alla grande opera, se avesse un Sindaco contrario avrebbe anche la certezza che l’opera stessa non si realizzerebbe mai ?
    Oppure chi è favorevole, è convinto che con un Sindaco favorevole il Ponte comunque si farebbe ?

    Beh, sono ingenue illusioni.

     Messina ha tanti problemi e tantissimi margini di crescita e miglioramento. E’ una città dalle sterminate risorse da valorizzare.

    A prescindere dal Ponte può, anzi deve, crescere tantissimo e ha potenzialità e caratteristiche per farlo. Le risorse della città sono, potenzialmente, il principale volano dello sviluppo e della crescita economica, sociale, igienica, culturale e civile di Messina: devono però essere valorizzate come meritano.

    Un Sindaco può essere in grado, se capace e intraprendente, di valorizzare al meglio questo tipo di risorse e potenzialità. E di risolvere i problemi della gente.

    Non ha assolutamente, invece, voce in capitolo sul Ponte nello Stretto.

    Allora che il voto di Messina sia un voto per la città, per i suoi problemi concreti, per la sua crescita da tutti auspicata.

    Altrimenti votando solo in base alle idee dei candidati sul fantomatico Ponte, si rischia (oltre che fare una cosa inutile) di dimenticarsi e di far dimenticare ai futuri amministratori quelle che sono le vere priorità che la prossima amministrazione comunale, di qualsiasi colore politico sia, dovrà affrontare con deciso coraggio.