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    La barbarie di Melito

    Riceviamo e pubblichiamo

    Quello che è successo a Melito Porto Salvo è la conseguenza di una barbarie inaudita. E’ un fatto abietto, ignobile, spregevole, che desta dolore, sgomento, sdegno. Non è più soltanto violenza, che sarebbe già grave, è addirittura violenza contro i bambini, che è inaudito ! Una volta, dalle carneficine venivano risparmiati almeno loro, i bambini. Oggi, nemmeno questo accade! Per consumare la propria vendetta non si esita a distruggere vite innocenti, non si esita a gettare nella tragedia intere famiglie. Questo atto bestiale ha sconvolto la vita della comunità melitese : per il fatto umano, innanzitutto, per il bambino, vittima inerme della follia criminale, e per i suoi genitori, per i suoi nonni, dilaniati da un dolore inenarrabile. Ma non solo. Il paese è attonito : quale è la prospettiva ?  il buio dell’orrore ? come si dovrà vivere ? rintanati nelle proprie case?  in chi ed in che cosa bisognerà avere fiducia?  oggi è successo questo, che è già terribile, e domani ? si può vivere con la prospettiva di una barbarie che ormai non risparmia più niente e nessuno ? si può accettare il “sotto a chi tocca” ?Non basta la denuncia, non basta la repressione. Serve il dialogo, seppur nella condanna ferma, netta, dura, di gesti aberranti come questo.Noi donne siamo per una cultura di pace, di dialogo, siamo per la tutela della vita, siamo per il rispetto della sacralità della persona. E facciamo una considerazione :  accanto a questi uomini, che seminano morte, ci sono le loro donne, donne che, in quanto tali, non possono che essere portatrici di vita, e dunque portatrici dei valori della vita. Noi ci rivolgiamo a loro, a queste donne, vogliamo parlare al loro cuore, alla loro anima, affinché cessi questa barbarie. Vogliamo poter rivedere barlumi di umanità, luci di umanità. Vogliamo che ci sia consapevolezza della gravità di certe azioni. Vogliamo, e dobbiamo, operare, tutti insieme, per ri-dare alla vita umana il valore che le spetta : quello della sacralità.  E poi, per quanto riguarda la tutela del territorio, bisogna stare attenti a non associare ad uno stato d’assedio, quello che viene dalla violenza, un altro stato d’assedio, quello di chi vuole criminalizzare questo territorio. Il basso Jonio, se per un verso. è dilaniato da fatti esecrabili come quello accaduto a Melito, per altri versi è pieno di energie sane, che sono tante, e che vogliono essere garantite, in termini di vivere civile. Il rischio del degrado progressivo c’è ed è grande. Ma bisogna cercare arginarlo, ognuno per la propria parte di responsabilità. Per fare questo, bisogna combattere la cultura della prevaricazione, dell’arroganza, dell’antidemocrazia, del non-rispetto per le regole. E’ necessario praticare e trasmettere la cultura del dialogo, dell’integrazione, del riconoscimento dell’”altro”. E’ questa la cultura che deve passare : quella della responsabilità, della pratica del vivere civile, e non soltanto quella delle fiaccolate, dei proclami, della ricerca dei sensazionalismi mediatici.  Soprattutto, bisogna avere rispetto per il dolore dei genitori. C’è un bambino che sta lottando per la vita. In questo momento, la tragedia di questa famiglia merita sussurri, non grida : merita un’ attesa umanamente sensibile, nella speranza del meglio.  Ignazia Crocè

    Commissaria regionale per le Pari Opportunità, melitese.