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    Crocè sui fatti di Melito

    Riceviamo e pubblichiamo:

     

    Sulla angosciante vicenda di Melito Porto Salvo, che vede combattere per la vita un tenero essere colpito dalla bestialità assassina, chi scrive ha già esposto sui quotidiani calabresi di oggi il proprio punto di vista. Dai fatti, risulta ben evidente che tutta la comunità melitese si è stretta attorno alla famiglia del bimbo, non solo manifestando solidarietà, ma attivandosi concretamente con ogni tipo di rapporto, e di tutela, a garanzia della vita del piccolo. Sembra utile ribadire che la comunità melitese è composta anche, e soprattutto, da donne e uomini che, senza ricercare facili clamori mediatici, operano quotidianamente in direzione della correttezza, umana e giuridica : dunque non sono dormienti, ma sono vivi, nel senso più alto del termine. E non abbisognano di principi azzurri o di principesse rosa, ed “estere”, per svegliarsi alla vita. Le melitesi ed  i melitesi perbene, che sono tanti, alla vita si rapportano giorno per giorno, nelle sue espressioni più difficili, più dure. E lo fanno con compostezza e con coerenza di valori : cose che possono anche costare caro, come ben sa chi le pratica e non le declama soltanto. Stamattina, in un titolo di un quotidiano regionale, si legge che a Melito, per giovedì prossimo, è stata “promossa dalla Commissione di parità del Consiglio regionale una assemblea contro la ‘ndrangheta per dare un segnale alla famiglia ferita”. Come Componente della Commissione pari opportunità del Consiglio regionale, e come melitese, mi preme precisare alcune cose, anche perché quanto riportato nel suddetto titolo non corrisponde alla realtà dei fatti. Innanzitutto, va detto che a Melito, e in tutto il territorio del Basso Jonio i “segnali” alla “famiglia ferita” sono stati tantissimi, e, ancor più, tali segnali sono continui, nella speranza forte, trepida,commossa, arrabbiata, sdegnata, visceralmente coinvolta, che il piccolo si salvi e possa vivere una vita serena, senza tristi conseguenze per lui e per la sua famiglia. E non ultimo, che il responsabile dell’infimo crimine sia preso dalla Giustizia e a Melito possa tornare la tranquillità  sociale. Ma, in merito a quanto riportato nel titolo suddetto, c’è un equivoco di fondo, che è il caso di chiarire : l’”assemblea” suddetta, non è stata promossa dalla “Commissione di parità del Consiglio regionale” (che peraltro è una “Commissione di pari opportunità”, con precise finalità istituzionali, dettagliatamente definite dalla legge 4/87), ma è stata promossa da Antonia Lanucara, nella sua qualità di “ prima firmataria del documento delle donne contro le ‘ndrine che si stanno incontrando nei 409 Comuni della Calabria” (testuale, dalla comunicazione della stessa Lanucara, peraltro riportata nel corpo dell’articolo sull’organo di stampa de quo). Lanucara è anche presidente della suddetta Commissione, ma la suddetta Commissione non ha mai deliberato, e nemmeno ha avuto l’opportunità di discutere, quanto riportato nel titolo suddetto. La Commissione si era auto-convocata proprio per giovedì, ma tale convocazione è stata annullata dalla stessa Presidente, con una lettera da lei formalmente inviata alle Componenti. Tanto si deve, per limpidezza di comunicazione.  Ignazia CrocèCommissaria regionale per le Pari Opportunità