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    Alì (Cgil): "Ancora a rischio il futuro delle O.me.ca."

    Riceviamo e pubblichiamo 

    Finmeccanica sta pensando di mettere sul mercato l’Ansaldo – Breda. Potrebbero, quindi crollare i sostegni e le sicurezze che in questi ultimi anni hanno garantito le Omeca.Aldilà delle dichiarazioni roboanti e tranquillizzanti  che i vertici di Ansaldo – Breda  hanno rilasciato a Reggio Calabria, forti del fatto che Finmeccanica, a parer loro, avrebbe coperto il deficit, da Roma emergono, invece, scenari più completi ed inquietanti. Infatti, parlando nei giorni scorsi a Roma all’assemblea degli azionisti Finmeccanica, convocata a Roma per approvare il bilancio 2007, l’amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini ha detto in riferimento ad AnsaldoBreda che «una volta raggiunto il bilancio positivo, dovremo pensare a come valorizzarla, o metterla sul mercato o cercare altri partner».
    Sono dichiarazioni molto preoccupanti, anche se a dire il vero non rappresentano una sorpresa: sulla stampa specializzata si era parlato più volte della necessità di risorse per Finmeccanica (la holding finanziaria controllata dal Tesoro) che ha acquistato importanti società negli Stati Uniti. Resta il fatto che si tratta di affermazioni gravi. In questi termini è la prima volta che si parla così chiaramente di “mettere sul mercato” l’Ansaldo – Breda. Una ipotesi che apre scenari imprevedibili, con possibili ricadute enormi sulla città. Per questo ci rivolgiamo alle Istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione) e alla delegazione parlamentare reggina perché si intervenga subito per bloccare questo proposito visto che si tratta di una holding controllata dallo Stato. Sarebbe davvero una sgradevole conferma se dopo il taglio dei fondi ex Fintecna dovessimo assistere alla svendita delle Omeca. Sarebbe la conferma di un orientamento politico che, sin dai suoi primi provvedimenti, tende a tagliare ai poveri per dare ai ricchi.

    Rileggendo con attenzione le dichiarazioni di Guarguaglini si può facilmente capire che il deficit non è ancora coperto visto che si parla di ipotesi future da realizzare “una volta raggiunto il bilancio positivo”. Poi si capisce che la valorizzazione è chiaramente una scommessa considerato che per una verifica attendibile bisognerebbe attendere almeno un anno. E’ chiaro, inoltre, che quando si parla di partner non si sta parlando dell’accordo con il canadese Bombardier visto che quest’accordo non prevede scambi azionari, ma solo scambi tecnologici. Dunque, o Finmeccanica tiene nascosto un nuovo partner azionario o siamo al buio completo e quindi l’ipotesi più plausibile è quella che vogliono mettere sul mercato l’Ansaldo – Breda.
    Certo, il fatto che Finmeccanica abbia deciso di investire nel settore militare con l’acquisto di una importante fetta di mercato negli USA potrebbe lasciare presagire che la holding finanziaria abbia intenzione di sacrificare il settore civile. E questo potrebbe essere il momento giusto per liberarsi di un’azienda come l’Ansaldo – Breda che stenta ad uscire dalla crisi industriale in cui è impantanata da ormai tre anni.

    Un ritorno brusco ai tempi grami del 2001, a quel febbraio in cui l’allora amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Bono ventilò l’ipotesi di  una vendita per Breda e Ansaldo all’epoca non ancora fuse. Dopo tante proteste il Governo disse subito di no, l’ipotesi della vendita rientrò e un anno dopo Finmeccanica iniziò a parlare di “valorizzazione” di Ansaldo – Breda. Intendiamoci, i vertici della holding pubblica non hanno mai mostrato di considerare Ansaldo – Breda parte integrante del suo “core business” (al pari di aeronautica, elettronica, difesa), ma almeno in questi ultimi anni non si era mai espressamente parlato di vendita. Ecco perché le parole di Guarguaglini hanno suscitato profonda preoccupazione.Qualche segnale preoccupante nelle scorse settimane lo avevamo già colto. La stessa sostituzione dei vertici aziendali con manager di provata capacità, ma a fine carriera o esterni con contratti con scadenza a un anno lasciava pensare ad una soluzione temporanea, ad un orizzonte strategico assai ridotto: il timore è che dietro ci sia l’idea di vendere.Essendo assolutamente contrari ad una ipotesi di vendita chiediamo al Governo di avere lo stesso coraggio che il Governo ebbe nel 2001 dicendo subito di no alla vendita. Su questo punto ci aspettiamo che le Istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione e la delegazione parlamentare reggina facciano adeguate pressioni perché questa malaugurata proposta di Guarguaglini non venga accolta.  Il Segretario GeneraleFrancesco Alì