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    Reggio: Procura blindata, caccia alla talpa. Ma il re è nudo!

    pignatonegiuseppe

                           di Giusva Branca 

    All'improvviso il re si sente nudo.

    Diciamo meglio, la microspia ritrovata in Procura a Reggio ha avuto l'effetto di urlare, appunto, che il re è nudo.

    Il re è l'intera struttura investigativa reggina, quella che ogni giorno lavora per frenare il crimine, il malaffare dell'intera provincia di Reggio.

     

    E' nudo perchè da decenni lotta con strumenti ridicoli, con veleni dilaganti e, non da ultimo, anche conl rischio concreto di infiltrazioni al proprio interno.

    Era l'estate scorsa e, durante un'importante conferenza stampa relativa ad arresti di criminalità organizzata a Reggio venne dichiarato apertis verbis dai magistrati che l'esito delle indagini era stato in parte compromesso dalla presenza di una "talpa" all'interno del palazzo.

    Denuncia grave, gravissima. Rimasta lettera morta, come spesso accade in Calabria, a Reggio.

    Stavolta la faccenda è ancora più grossa e stavolta c'è di mezzo Pignatone (nelle foto), il nuovo capo della Procura reggina. Il quale, evidentemente, sa bene dove è capitato ed ha disposto una bonifica degli uffici. Bonifica che i Ros, a questo punto, stanno riproponendo a tappeto ed in maniera più approfondita in queste ore.

    Intanto le indagini, da oggi a Catanzaro, si concentrano sulla microspia. Si va a caccia del venditore per provare a risalire all'acquirente. Ma, soprattutto, è caccia alla talpa.

    Pignatone si affanna a sottolineare che i magistrati sono parti offese e può essere vero, visto che nel raggio di azione della microspia di quel colabrodo indecente chiamato Cedir rientrano anche zone non di pertinenza della Procura.

    Ma di questi tempi nessuno può dire, a priori, "di quest'acqua non ne bevo"