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    ‘Ndrangheta: l’ultimo libro di Enzo Ciconte

    Oggi la 'ndrangheta e' la mafia piu' forte, piu' flessibile, piu' dinamica e piu' affidabile nel traffico internazionale della droga, la piu' radicata in Italia, nelle regioni del centro e del nord, e all'estero: Germania, Australia, Spagna, Colombia, Francia, Canada. Ma e' anche la mafia meno studiata e piu' misteriosa, che ha cercato di muoversi al riparo dei riflettori, anche se negli ultimi anni ha richiamato l'attenzione di tutti con l'omicidio Fortugno e con la strage di Duisburg. Alla storia di questa organizzazione criminale, che tanto sta anche facendo parlare in questi giorni con la guerra mafiosa a Crotone, dedica il suo ultimo libro Enzo Ciconte. L'autore racconta la storia degli uomini d'onore calabresi dall'Ottocento ai giorni nostri. Descrive la struttura familiare dell'organizzazione, la cultura, l'importanza dei battesimi, il protagonismo nella stagione dei sequestri di persona, le relazioni con il mondo dell'economia, i rapporti con la politica, la partecipazione alle logge deviate della massoneria e le relazioni molto fitte con cosa nostra, con la camorra, con la sacra corona unita. ''Dopo la stagione stragista della mafia siciliana, con la repressione e l'attenzione investigativa concentrata su Cosa nostra, la 'ndrangheta ha avuto la capacita' – scrive Ciconte – di assumere un ruolo centrale nelle dinamiche criminali nazionali e internazionali, favorita da una struttura organizzativa a base famigliare che gli ha consentito di essere sostanzialmente impermeabile al fenomeno dei 'pentiti' e di presentarsi come la mafia piu' affidabile sia agli occhi delle altre organizzazioni criminali che dei grandi cartelli internazionali della droga. Ma la sua forza e' dovuta anche alla sua capacita', sperimentata negli ultimi decenni, di costruire una rete di relazioni sociali, un livello diffuso di penetrazione nella politica e nelle istituzioni, un controllo pressoche' totale del sistema degli appalti e della gestione dei finanziamenti pubblici nazionali ed europei''. ''Ci troviamo cosi' di fronte – aggiunge Ciconte – una mafia insieme arcaica e moderna, capace di un forte controllo sociale e violento del proprio territorio e, insieme, pronta a cogliere tutte le nuove opportunita' offerte dalla globalizzazione. La forza e l'utilita' di questo libro sta proprio nel descrivere con rigore questa evoluzione da mafia arcaica a soggetto dinamico dei processi di trasformazione economica e sociale e di modernizzazione capitalistica che hanno trasformato il paesaggio calabrese senza innescare processi di sviluppo e di qualita' del vivere sociale. Dall'industrializzazione mancata degli anni settanta fino al degrado politico e morale che investe la politica e le istituzioni calabresi, la 'ndrangheta ha sempre rappresentato il convitato di pietra di tutte le stagioni politiche e condizionato il rapporto tra le classi dirigenti calabresi con quelle nazionali, per contrattare la gestione delle risorse pubbliche e il consenso politico ed elettorale''. Ciconte indica dove dobbiamo colpirle per combatterla e sconfiggerla: le sue ricchezze, i suoi patrimoni, i suoi flussi finanziari. Lo deve fare lo Stato e la magistratura. Ma la parte piu' grande tocca alla politica e alla societa', ''per rompere convivenze e convenienze, acquiescenze culturali e silenzi sociali e per sconfiggere – scrive nella prefazione Francesco Forgione, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia – quel familismo amorale da sempre collante e forza della struttura mafiosa calabrese. Non e' scritto su nessuna tavola che il destino della Calabria sia ineluttabile. Conoscere la 'ndrangheta e prendere coscienza della violenza quotidiana che la sua presenza esercita sulla nostra vita e sul nostro futuro e' la condizione per poterla sconfiggere''. Enzo Ciconte, storico, e' Presidente dell'Osservatorio tecnico-scientifico sulla sicurezza e la legalita' della Regione Lazio. E' stato docente di ''Storia della criminalita' organizzata'' presso la facolta' di Giurisprudenza di Roma Tre e la facolta' di economia dell'Universita' di Bologna, polo di Rimini. (ANSA).