• Home / CITTA / Il sacrosanto diritto di voto

    Il sacrosanto diritto di voto

    Riceviamo e pubblichiamo:  

    Capita di leggere in questi ultimi giorni di campagna elettorale i resoconti dei comizi dei candidati al Senato ed alla Camera, comizi volti a trovare negli indecisi e nei delusi, ancora tantissimi, i numeri giusti per fare il grande salto al Parlamento.

    C’è chi improvvisamente si autoproclama paladino dell’Antimafia, chi dei valori cattolici, chi delle pensioni e dei salari, chi si “limita” ad autoproclamarsi salvatore della patria (e meno male che c’è lui…).

    Proprio questo atteggiamento autoreferenziale, che emerge sempre nelle campagne elettorali, sta determinando nell’elettore la forte indecisione che per alcuni rischia di tramutarsi nella scelta di scappare nel posto più lontano rispetto al seggio elettorale.

    Sento quotidianamente amici di area cattolica (niente a che vedere con i candidati che si definiscono “cattolici” in occasione delle elezioni) che non vogliono votare Berlusconi, in quanto hanno già visto i risultati di cinque anni di governo e certe uscite pubbliche fanno venire i brividi (da ultimo quella nei confronti del Presidente della Repubblica), che non vogliono votare Casini per il timore che l’equilibrismo dei centristi si possa rivelare autodistruttivo come quello di Mastella, che sono rimasti delusi dall’accordo fatto dal Partito Democratico con quella decina di Radicali inseriti nelle liste del PD.

    Non nascondo che avrei preferito che il Partito Democratico si limitasse all’accordo con l’Italia dei Valori, che ha dimostrato sempre coerenza nelle proprie scelte, ma va sottolineato che non si può valutare negativamente un’operazione epocale come quella di Veltroni, che si è svincolato da un’estrema sinistra non in grado di governare e da un Boselli sempre più anticlericale, solo per aver consentito l’accesso nelle liste a qualche componente radicale che peraltro ha dimostrato da ministro (vedi Bonino per le politiche comunitarie) di saper svolgere bene il suo lavoro.

    In questi ultimi giorni, si iniziano a raccogliere i frutti del governo Prodi, troppo presto bistrattato dal facile populismo: i conti pubblici in ordine, il grande successo di legalità nella lotta all’evasione fiscale, le nuove procedure per una maggiora trasparenza nelle operazioni economiche, l’Expo a Milano che porterà in Italia venti miliardi di investimenti, la norma sul divieto dei cellulari con fotocamera nei seggi (finalmente, così il cittadini sarà veramente libero di votare…). Risultati forse non immediatamente percepiti dalla base, ma che costituiscono le fondamenta per gli interventi necessari a dare una spinta all’economia ed a gravare meno sui cittadini. A chi lasciare allora questo patrimonio? A chi lasciare il merito di un imminente riduzione delle tasse?

    Cercando di scovare il voto utile, mi rivolgo a tutti quegli amici scontenti, sfiduciati, stanchi dei politici calabresi e forse pian piano anche di quelli di rilevanza nazionale: non rinunciate al diritto di voto, qualsiasi voto sia.

    La mia scelta è chiara e determinata sin dalla nascita del Partito Democratico, perché mi sembra l’unico elemento concreto di rinnovamento in una politica raffazzonata in cui gli accordi per il potere superano di gran lunga i contenuti programmatici.

    In questo momento in cui il cittadino è imbavagliato dalla legge elettorale, mi sto fidando solo di una persona, Walter Veltroni, che ha dimostrato, come sindaco di Roma, grandi capacità progettuali e spero che tali capacità le riversi nel progetto “Non cambiamo il governo, cambiamo l’Italia”.

    Comunque vada, con la nascita del PD la politica italiana ha voltato pagina in maniera decisa nel modo di fare le coalizioni, il prossimo passo sarà il cambiamento nei candidati, ma questo riusciremo a realizzarlo solo quando sarà modificata la legge boiata approvata nel vecchio centrodestra che fu di Berlusconi e Casini…

     

    Domenico Paino

    Partito Democratico