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    Giuseppe Falcomatà: “Perchè Piazza Italia non è nel piano triennale delle opere pubbliche?”

    Dal consigliere della I circoscrizione, Giuseppe Falcomatà, riceviamo e pubblichiamo: 

    Apprendo con stupore e con perplessità, scorrendo il tabulato del piano triennale delle opere pubbliche nel nostro Comune, l’assenza di alcun tipo di intervento su Piazza Italia. Già perché dopo la brusca interruzione degli scavi, che avevano riportato alla luce reperti risalenti a diversi periodi storici, all’interno di quegli stessi scavi è proliferata una vera e propria jungla che non può passare inosservata all’occhio dell’Amministrazione comunale soprattutto se, ironia della sorte, il Palazzo municipale si affaccia proprio sulla Piazza in questione. Oggi, infatti, il sito si presenta mutilato da una recinzione in legno corroso dall’azione degli agenti atmosferici e del tempo che serve a delimitare la zona fruibile dalla zona “off limits”, tale non già per la presenza di lavori, bensì per la presenza, invero, di altri “inquilini”(ratti e insetti) che in mezzo a quelle sterpaglie hanno trovato facile ricovero.
    Tuttavia, le aspettative sulla Piazza erano delle più rosee quando, nel 2000, i primi scavi portarono alla luce un sito di notevole interesse storico a testimonianza che la zona è da sempre al centro delle attività commerciali della città, come è confermato dalla sovrapposizione in sei metri di ben undici fasi di edificazione, dal VII secolo a.C. fino ai primi del XIX secolo d.C.
    Nello strato più basso, quello più antico di epoca greca arcaica, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica e murature di ciottoli, coincidenti col soprastante tracciato di epoca romana. A questa seconda fase, si fanno risalire quattro vani rettangolari riconducibili probabilmente all’esistenza di un mercato. La terza fase bizantina risale ai secoli VI-X, ed è riconoscibile nella presenza di alcuni vani adibiti ad attività commerciali, con pozzi e cisterne, all'interno dei quali sono state ritrovate monete che testimoniano l'importanza di Reggio nell'ambito del commercio marittimo dell'Impero Romano d'Oriente. Al XII secolo, in epoca normanna, appartiene infine un muro lungo circa 12 metri che delimita un edificio, suddiviso in ambienti più piccoli, sede di attività artigianali, legate alla lavorazione del bronzo.
    È mortificante vedere secoli di storia e tracce della nostra cultura sepolti (dopo essere stati riportati alla luce) sotto una foresta dimenticata in pieno centro. Non si può far finta di essere miopi quando si tratta della nostra memoria storica e assistere immobili alla lenta agonia di una parte della nostra città. Non si può fare una battaglia per il millantato saccheggio delle opere artistiche dal nostro museo, quando altre opere e altre zone di interesse storico artistico e culturale sono soggette a un barbarico quanto inspiegabile abbandono.
    Non si pensi, però, che questa vuole essere una critica fine a se stessa. Il primo problema, infatti, è di carattere igienico. A prescindere da qualsiasi tipo di lavoro (più o meno futuribile) il sito va innanzitutto bonificato per l’incolumità dei cittadini, e va bonificato subito.
    In secondo luogo, sarebbe naturalmente auspicabile il riavvio dei lavori. In molte città dalla lunga tradizione storica, inoltre, si è pensato di rendere maggiormente fruibili queste zone attraverso una pavimentazione trasparente che metta in risalto i reperti emersi e opportunamente illuminati da faretti posizionati ad arte. Sarebbe utile, altresì, immaginare la posa in opera di pannelli che indichino al turista o al cittadino il tipo di reperti portati alla luce e la loro collocazione temporale.
    Sarebbe come avere secoli di storia ai nostri piedi! Ma questa è un’altra storia.

    Giuseppe Falcomatà
    Consigliere I Circoscrizione